De Marco, Lansdale, Toffalori e Varenne

Recensioni giallo-noir di Vittorio Calzolaio (*)   

Laborde, Texas. Quindici anni fa, due anni fa, il settembre scorso. Hap Collins è biancuzzo, castano, un metro e ottanta, ben piazzato, pigro e orgoglioso, ha fatto obiezione di coscienza lottando con la galera contro il Vietnam, brevemente sposato, buon psicologo di uomini, esperto di Hakido e arti marziali, arsenale nascosto in casa, mira straordinaria, vota democratico quando ci va, vive d’amore con la bella acuta rossa naturale, infermiera professionale Brett, scopando spesso come ricci. Leonard Pine, è nero macho grosso, megachecca, luce maligna negli occhi, decorato in guerra, appassionato di Dr Pepper e biscotti alla vaniglia, manovalente per lavorare e menare, magro ordinato pulito atletico, brizzolato ormai, si arrangia da Hap e Brett quando non convive con amanti (John che fine ha fatto?), elettore repubblicano se vota. Hap e Leonard sono anche affiatati impazienti culo e camicia. I tre brillanti racconti del volume appositamente sfornato per i tanti lettori italiani dall’eccelso 61enne Joe R. Lansdale («Una coppia perfetta», Einaudi 2013, pagg 196 euro 16; edizioni originali 1999, 2011 e 2013, traduzioni di Luca Briasco), con Hap in prima al passato, sono ironici noir. Nel breve «Veil’s Visits» (scritto con Andrew Vachss) un avvocato amico di Hap aiuta Leonard a non farsi condannare per aver dato fuoco alla casa dove si spacciava crack. In «Hyenas» un ragazzo casualmente ben malmenato da Leonard chiede di aiutarlo a salvare il fratello da una pessima banda di rapinatori omicidi, che sequestrano pure Brett. In «Dead Aim» l’amico investigatore Marvin Hanson li mette in contatto con un’alta bella signora, capelli neri e occhi verdi, che dice di aver paura dell’ex, forse collegato alla Dixie Mafia. Citano tanti film, rischiano molto, risolvono tutto. Hot dog e cucina messicana. Iris DeMent e country.

 

Parigi, primavera-estate 2009; Algeria, 1957-1959. Il brigadiere 40enne George il Muro Crozat, 91 kg sotto capelli a spazzola, lavora al commissariato del 14° e fa qualche incontro di boxe nei weekend, tecnico potente resistente, 38 vittorie di cui 23 per ko e 8 sconfitte. Senza auto né altro, quando vince spende tutto in puttane. Accetta di malmenare uno per 500 euro, poi un altro per poco più, poi altri due lo stesso giorno, poi un altro e poi … qui la storia si ingarbuglia. Scopre un filo, vecchie storie dell’Algeria, dell’occupazione francese, del terrore, delle torture. Nel quarto romanzo del giramondo 40enne Antonin Varenne («L’arena dei perdenti», Einaudi 2013, pagg. 300 euro 18; originale «Le Mur, le Kabyle et le Marin» 2011, traduzione di Fabio Montrasi), la terza persona corre all’inizio parallela fra la Francia di oggi e l’antica leva algerina del 20enne Pascal Verini, figlio di proletari, lettore col sogno di viaggiare per mare, di sinistra. Per due anni cercherà di scansare l’orrore, pur vedendone di tutti i dolori, omaggio alle memorie del padre dell’autore. La seconda parte spiega meglio la destra francese. Paul Anka, il rancio, le grida.

 

Carlo Toffalori

«Numeri in giallo»

Mimesis 2012

pagg 170, 14 euro

 

Matematici, è per voi! Lettori del giallo classico, provateci! Il docente di Logica Matematica Carlo Toffalori, già autore di un grazioso libro sulla matematica nel romanzo giallo, torna sull’argomento con la serie di 11 racconti «Numeri in giallo» nei quali fa divertire con teoremi e congetture, relative matematica e geometria, poligoni e programmi informatici, alla ricerca di improbabili assassini. Una breve introduzione spiega le basi scientifiche, poi dialogano un anonimo scrittore in prima persona (che detesta il noir e ama il giallo a lieto fine) e l’incallito bevitore fumatore Rosano che mescola intrecci polizieschi e concetti scientifici. E pensare che da piccolo inventai e spiegai un teorema e mi consigliarono di fare matematica, non politica!

 

Ascoli e Castrognano (Abruzzo). Giugno 2011. Il bel 30enne Giulio Terenzi, laurea con lode, master in Economia, fisico da atleta, vestiti e auto firmati, gran scopatore, falso e squallido, borioso ed egoista, viene spedito in punizione (per monito morale) in un paesino della provincia dell’Aquila, sopra i 1300 metri, meno di 300 abitanti, unico capo e impiegato della filiale della sua banca. Soffre di vertigini, concrete e figurate. Ha perso la più bella e ricca fidanzata che abbia mai avuto. Trova il collega Rinaldi, canuto e stempiato, alto e incurvato, pronto per la pensione, che gli spiega il poco lavoro e lo mette in guardia: lì la gente è cattiva e ignorante, da qualche tempo poi scompaiono vecchi (almeno tre). Resta solo, ma arrivano i carabinieri: la seicento di Rinaldi è uscita di strada, il cadavere sfracellato e carbonizzato è in fondo al dirupo. E’ propria carina tutta la prima lunga parte del terzo romanzo del 48enne esperto di sicurezza bancaria Romano De Marco («A casa del diavolo», Fanucci Timecrime 2013, pagg 220 euro 9,90), in prima presente. Poi si perde un poco nell’euforia sanguinaria. Menù fisso e paurosi rumori.

CONSUETA NOTARELLA

Queste recensioni di Valerio Calzolaio escono in anteprima sul settimanale «Il salvagente». (db)

 

 

 

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