Scor-date: 26 marzo 1991

La nascita del Mercosur, il mercato comune del Sudamerica

di David Lifodi

Il 26 marzo 1991, quando il Trattato di Asunción ratificò la nascita del Mercosur (o Mercosul, in portoghese), nessuno pensava che si sarebbe trasformato, soprattutto dagli anni Duemila, nel più grande accordo commerciale di tutta l’America Latina, tanto da divenire una delle principali potenze mondiali dal punto di vista economico, produttivo e industriale.

Inizialmente, facevano parte del “mercato comune del sud” solo i quattro paesi firmatari del trattato (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay), ma soprattutto era un’altra epoca storica. Allora il continente latinoamericano faceva ancora parte a pieno titolo del patio trasero statunitense, per cui il Mercosur vide la luce sotto la supervisione del Washington Consensus nell’ambito del progetto Usa denominato “Iniciativa para las Américas”: lo scopo era quello di incentivare la nascita di un blocco commerciale aperto alla liberalizzazione economica e alla privatizzazione delle imprese pubbliche. Del resto, i firmatari del trattato erano quattro discepoli fedelissimi della Casa Bianca, per quanto assai screditati. Il presidente argentino Menem aveva già aperto la strada della privatizzazione per tutte le imprese del suo paese (dalla cui onda lunga sarebbe derivato, all’inizio del nuovo secolo, il default economico), il brasiliano Fernando Collor de Mello era indagato per corruzione, il paraguayano Andrés Rodríguez era noto per il suo coinvolgimento nel traffico di droga a livello internazionale, infine Lacalle rappresentava la peggior destra uruguayana. Fortunatamente, nel corso degli anni, e soprattutto grazie ai governi progressisti che, pur tra alcune contraddizioni e sfumature diverse sono andati al potere, il Mercosur  ha dato un forte messaggio politico di unità latinoamericana in un contesto di incertezza economica e finanziaria mondiale. Inoltre, il Mercosur si è ampliato: ai quattro stati membri si sono aggiunti, sebbene in qualità di stati solo associati, Bolivia e Cile (dal 1996), Perù (dal 2003), Colombia ed Ecuador (dal 2004), ma soprattutto il Venezuela (dal 31 luglio di quest’anno), al termine di un percorso assai accidentato. L’adesione del Venezuela, membro a pieno titolo del Mercosur, si inserisce in un contesto di mediazione tra il gigante brasiliano e quello argentino. Del resto la presenza della nazione bolivariana è fondamentale: maggior riserva petrolifera del mondo, terza di bauxite, quarta di oro e sesta di gas naturale, il Venezuela vedeva la sua richiesta di adesione al Mercosur respinta ogni anno per l’anacronistico rifiuto del Parlamento del Paraguay, dominato dai colorados e dall’oligarchia terriera anche sotto la presidenza di Fernando Lugo. Paradossalmente, è stato proprio il golpe della destra contro l’ex monsignore nel giugno 2012 a sbloccare la situazione: l’ultima cumbre del Mercosur, svoltasi nella città argentina di Mendoza (nella zona centro-occidentale del paese, situata su una delle più importanti vie di comunicazioni fra Argentina e Cile) pochi giorni dopo il colpo del stato, ha infatti sospeso il Paraguay dal “mercato comune del sud” fin quando non torneranno a svolgersi delle elezioni presidenziali regolari. Grazie alla sospensione del Paraguay il Venezuela è riuscito ad entrare nel Mercosur in qualità di membro. Nonostante la crisi economica sempre più pesante a livello mondiale, la Comisión Económica para América Latina (Cepal) assicura che i paesi sudamericani continueranno con uno sviluppo stabile di crescita per tutto il 2013, aspetto che consentirà il raggiungimento di obiettivi a lungo termine. Gli stati membri del Mercosur, compreso il Venezuela, rappresentano più del 75% dell’intera popolazione latinoamericana, quasi trecento milioni di abitanti, e il commercio tra i cinque stati, alla fine del 2012, ha raggiunto la cifra di 45 milioni di dollari. Il vertice di Mendoza, a cui ha partecipato anche una delegazione della Cina (con la quale gli investimenti sono aumentati in maniera esponenziale), ha previsto di rafforzare la cooperazione economica e commerciale per arrivare, entro il 2016, a interscambi per circa 200 milioni di dollari. È chiaro che all’interno del Mercosur si riflettono le differenze tra i vari paesi che ne fanno parte: ad esempio il Brasile produce quasi l’80% del prodotto economico del gruppo e da tempo ha rivolto i suoi interessi e le sue mire espansionistiche all’asse del Brics (composto da Russia, India, Cina e Sudafrica, oltre che dal paese verdeoro) piuttosto che agli scambi commerciali con l’Argentina. Inoltre, alcuni paesi che hanno aderito al Mercosur, seppur non in qualità di stati membri, vedi Colombia, Cile e Perù, fanno parte anche dell’Alianza del Pacífico (insieme al Messico), che si contrappone commercialmente al Mercosur ed ha anche una funzione più strettamente politica, caratterizzata dalla firma dei trattati di libero commercio con gli Stati Uniti, che la supportano soprattutto in chiave anti Alba (l’Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América), conosciuta per i suoi principi di sovranità, autodeterminazione, cooperazione e solidarietà. E ancora, aldilà dell’orientamento politico di ciascun paese, Uruguay e Paraguay (anche sotto la presidenza di Fernando Lugo) da tempo guardano con interesse all’Alianza del Pacífico e aspirano a diventarne almeno osservatori, questo perché, in qualità di paesi più piccoli che fanno parte del Mercosur, spesso hanno dato più che ricevuto. Difficile dar loro torto: ad esempio, il Paraguay è uno dei maggiori produttori di energia elettrica in America Latina, ma ne utilizza per se stesso solo 1/5. Il resto è suddiviso con Argentina e Brasile, con cui condivide le centrali idroelettriche di Yaciretà e Itaipù: soprattutto la seconda era regolata da un trattato capestro con Brasilia risalente al 1973 e che soltanto sotto la presidenza Lula è stato rinegoziato in maniera un po’ meno iniqua.

Probabilmente l’America Latina detiene le più grandi riserve energetiche del mondo e qui si giocherà una delle prossime partite del Mercosur, che si profila sempre più come uno dei maggiori strumenti di integrazione regionale  nel campo della cooperazione finanziaria e nel settore degli accordi commerciali multilaterali.

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