D’ignoranza si vive?

Nella puntata 114 di «Ci manca(va) un Venerdì» capita a Fabrizio Melodia – ai più è noto come l’Astrofilosofo – di imbattersi in 9 viandanti (Jonathan Safran Foer, Giordano Bruno, Emily Dickinson, Karl Marx, Publio Terenzio Afro, Friedrich Schiller, Herman Melville, Umberto Eco più un nemico di Batman) che al riguardo hanno un’idea

«L’ ignorante sa molto. L’ intelligente sa poco. Il saggio non sa niente. L’ imbecille sa sempre tutto» recita un vecchio adagio che penso sia pressapoco identico in molte lingue. In effetti spesso dimentichiamo che in una società tecnologica e informatizzata, dove la vita di ciascuno di noi corre sul filo di un’informazione, tanto per parafrasare lo Straniero senza Nome nel film “Per un pugno di dollari” è quasi un delitto essere disinformati o peggio ancora ignoranti.

Eppure lo scrittore Jonathan Safran Foer sottolinea: «quasi tutti i trecento e passa cittadini dello shtetl si radunarono per dibattere quella faccenda di cui non sapevano nulla. E meno un cittadino ne sapeva, più era granitico nelle sue argomentazioni. Niente di nuovo in questo».

Meglio mostrare di sapere piuttosto che apparire come un barattolo vuoto, visto che con mass media che abbiamo è quasi impossibile non essere informati (?) su tutto quello che il gossip e le “notizie” propinano.

Eppure qualcuno sottolinea come l’ignoranza possa essere quasi una bella e sapiente manovra su scala umana globale. A esempio Emily Dickinson: «Com’è inestimabile essere ignoranti, perché significa tenere tutto in serbo ed è un’Estasi così Economica».

Tenere in serbo per non sprecare, apparire stupidi ma allo stesso tempo non togliere alcun dubbio in merito, lasciare nell’incertezza piuttosto che verificare: astuto, non trovate?

Carletto Marx, al contrario, dava sonore bastonate al riguardo: «L’ignoranza è la madre dell’industria come della superstizione. La riflessione e l’immaginazione possono incorrere in errori ma l’abitudine di muovere la mano o il piede in una data maniera non dipende né dall’una né dall’altra di esse. Per questo le manifatture van più a gonfie vele laddove si adopera di meno il cervello, cosicché si può considerare l’officina alla guida d’una macchina che abbia uomini per parti. In effetti intorno alla metà del XVIII secolo in alcune manifatture s’impiegavano preferibilmente i mezzi idioti per certe operazioni semplici, cosa che però costituiva un segreto di fabbrica».

La stupidità nei luoghi di lavoro incrementa la produzione? Publio Terenzio Afro può aiutarci: «O dèi immortali, non vi è di peggio che un ignorante, che non riconosce nulla giusto se non quello che piace a lui». (Ah, se non siete troppo ignoranti il nome Afro vi farà pensare) L’ ignoranza allora è questione di piacere? Quanto qualcosa che si mangia con gusto? Ha un gusto inestimabile mentre l’intelligenza ha un sapore amaro?

«O sant’asinità, sant’ignoranza, | Santa stolticia e pia divozione, | Qual sola puoi far l’anime sí buone, | Ch’uman ingegno e studio non l’avanza» affermò il filosofo Giordano Bruno che fu davvero “scottato” – e purtroppo bruciato dall’Inquisizione – dall’ignoranza più bieca di certi “asini” che si credevano portavoce di un dio.

«L’ignoranza è madre della paura» sostenne Herman Melville, “papà” di Moby Dick cioè della metafora di un terrore e di una ferocia contro certi esseri umani sempre si scaglieranno con furore.

In questo secolo, l’ignoranza va per la maggiore proprio perché figlia della paura indotta dai potenti e dai loro strilloni?

Umberto Eco sembrava saperla lunga: «Ma poi mi rendo conto che il problema della Stupidità ha la stessa valenza metafisica del problema del Male, anzi di più: perché si può persino pensare (gnosticamente) che il male si annidi come possibilità rimossa del seno stesso della Divinità; ma la Divinità non può ospitare e concepire la Stupidità, e pertanto la sola presenza degli stupidi nel Cosmo potrebbe testimoniare della Morte di Dio».

Se l’ignoranza è figlia della paura, sorella della stupidità e cugina stretta della “Morte di Dio”, chi sono gli altri parenti stretti? Rassegniamoci con Friedrich Schiller: «Neanche gli Dei possono nulla contro la stupidità umana». O con uno dei gangster del film “Batman begins”: «L’ignoranza è beata, amico mio. Non farti carico di segreti pericolosi di gente temibile».

L’immagine è una scena del film «Orwell 1984» (titolo originale “Nineteen Eighty-Four”) di Michael Radford.

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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