Diossina: ma quanti picogrammi servono per renderla nociva?

di Marco Caldiroli (*)

Arpa Lombardia ha diramato (sinteticamente) i risultati delle rilevazioni della qualità dell’aria a seguito dei recenti incendi nella zona nord di Milano in impianti di stoccaggio di rifiuti di cui abbiamo parlato recentemente (**).

Secondo Arpa – 18 ottobre – il livello di diossine e furanti (in diossine “equivalenti” PCDD/F TEQ) è stato pari a 0,5 picogrammi/mc per l’incendio IPB zona Bovisa (il picogrammo è un milionesimo di microgrammo e quindi un miliardesimo di milligrammo) commentando come segue «i valori registrati nelle prime ore dell’evento rientrano nella fascia inferiore della casistica riferita agli incendi più importanti avvenuti dal 2017 in Lombardia» (tenendo anche conto del fattore meteo che «quella notte era favorevole alla dispersione della colonna di fumo verso l’alto»).

Il 19 ottobre sempre Arpa indica i risultati di analisi successive con concentrazioni pari a 0,75 picog/mc di PCDD/F TEQ in relazione al secondo incendio (RIECO) a Novate Milanese; nella stessa giornata il dato del nuovo campionamento in zona Bovisa ha fornito un valore ben superiore e pari a 6,7 picog/mc (incremento dovuto alle operazioni di spegnimento delle masse di rifiuto che hanno determinato un abbassamento delle temperature di combustione che favorisce la sintesi delle diossine e anche minori fattori convettivi di dispersione degli inquinanti).

Il giudizio sull’impatto è rimasto invariato e il Comune ha diramato notizie tranquillizzanti in particolare confrontando questi valori con le indicazioni contenute nelle linee guida dell’OMS (Air Quality Guidelines for Europe, 2000) che, in sintesi, afferma:

a) la concentrazione di diossine nell’aria urbana “di fondo” è intorno a 0,1 picogrammi/mc (quindi 67 volte meno la concentrazione più elevata riscontrata nell’evento di Novate Milanese);
b) concentrazioni pari a 0,3 picog/mc evidenziano fonti “industriali” locali di emissione (il che non significa, come in qualche modo è stato affermato tramite la stampa, che si tratti di una concentrazione “normale” o accettabile ma, secondo l’OMS, che in presenza di tali concentrazioni occorre cercare la fonte per ridurre o eliminare l’emissione).
c) vi possono essere concentrazioni indoor (in casa) anche elevate (fino a 3 picog/mc) il che significa : non fumate in casa, non bruciate plastica o altri rifiuti nei caminetti.

Senza voler fare alcun allarmismo occorre considerare anche che :
– le diossine sono estremamente pericolose (stiamo parlando infatti di concentrazioni al di sotto o poco al di sopra di miliardesimi di milligrammo);
– le diossine sono sostanze vPvB ovvero ad elevata cumulabilità e bassa degradabilità ambientale (alta persistenza) quindi anche quantità apparentemente basse ma presenti nel tempo possono accumularsi anche in zone lontane;
– le diossine si accumulano nei tessuti grassi quindi colpiscono tramite la catena alimentare (in primis prodotti caseari, pesce, carne, uova), aspetto che è la principale fonte di esposizione umana;
– nel nostro caso le diossine fanno parte di un esteso cocktail di contaminanti derivanti dalla combustione incontrollata di rifiuti (se da un impianto di incenerimento sono presenti oltre 250 individui chimici distinti, figuriamoci dove la combustione non è controllata). Arpa richiama la presenza di contaminanti “tipici” della combustione (monossido di carbonio, ossidi di zolfo e azoto, ammoniaca, acido solfidrico) ma anche inquinanti meno “frequenti” come diclorofluorometano, diclorometano, benzene, toluene, tutti tipici elementi derivanti dal degrado di materie plastiche e gomme di diverso genere. Ma, ad oggi, non sono stati messi a disposizione i relativi report analitici.

Nel 2006 chi scrive presentò delle note riguardanti le misurazioni di diossine in corso durante l’avviamento del nuovo impianto di incenerimento di Milano (Silla 2). Durante quel monitoraggio il sistema “intercettò” un evento simile ovvero un incendio di un deposito di rifiuti nelle vicinanze (Settimo Milanese) che evidenziò un “picco” di diossine pari a 2,5 picog/mc (2.488 femtogrammi/mc) rispetto a situazioni “normali” (invernali) riscontrate nella città di Milano intorno a 0,2 picog/mc.
Insomma un problema che Milano (e non solo) si trascina da anni.
Chi vuole approfondire quei dati storici (e i dubbi che sollevarono anche allora) può scaricare la relazione scritta per il Comitato di Quartiere di Figino che si batteva contro il nuovo inceneritore (dopo essersi battuto contro il precedente impianto degli anni ’70).

(*) ripreso da www.medicinademocratica.org

(**) cfr LOMBARDIA (E NON SOLO) : LE NUOVE TERRE DEI FUOCHI

 

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