Dopo 5 anni di lotta salpa il progetto della ex Gkn
Il Collettivo di fabbrica, i tecnici e gli esperti solidali, i soci finanziatori riuniti il 12 luglio a Campi Bisenzio (Firenze), hanno deciso di fare da sé, rompendo gli indugi e scartando di lato per uscire dalla palude della lunga -ormai inutile- attesa di un intervento pubblico, a lungo promesso ma rimasto lettera morta. La produzione di cargo bike, immaginata all’inizio come collaterale, sarà il punto di partenza della cooperativa Gff. Ecco tempi e cifre del “nuovo” progetto.
di Lorenzo Guadagnucci (*)
È stato un voto liberatorio, all’unanimità, e alla fine sui volti è scesa anche qualche lacrima, poco prima che l’affollata assemblea dei soci finanziatori di Gff, la cooperativa promossa dal Collettivo di fabbrica ex Gkn, intonasse il canto che da cinque anni accompagna la lotta operaia più lunga e più creativa degli ultimi decenni: “E non c’è resa, non c’è rassegnazione -dice una strofa-, ma solo tanta rabbia che cresce dentro me”.
Questa rabbia si è tradotta in un progetto di reindustrializzazione che finalmente prende il via: avverrà a settembre, senza possibilità di rinvii, e si partirà con il denaro raccolto fra oltre duemila persone e organizzazioni con i due filoni di crowdfunding, uno da 983mila euro sulla piattaforma Ener2crowd (che impone rigidi tempi di prelievo), l’altro da 173mila euro su Produzioni dal basso.
Il Collettivo di fabbrica, i tecnici e gli esperti solidali, i soci finanziatori riuniti domenica mattina sotto un confortevole riparo in muratura nel parco di Villa Montalvo a Campi Bisenzio (Firenze), hanno deciso di fare da sé, rompendo gli indugi e scartando di lato per uscire dalla palude della lunga -ormai inutile- attesa di un intervento pubblico, a lungo promesso ma rimasto lettera morta. L’area industriale di via Fratelli Cervi, sempre a Campi Bisenzio, non è stata rilevata dal Consorzio industriale che pure la Regione si era decisa a costituire con un’apposita legge, e così il progetto del Collettivo di fabbrica nascerà altrove, in uno spazio in affitto in via di individuazione.
Sarà un progetto ridotto, vista la defezione degli enti pubblici e il conseguente ritiro di alcuni finanziatori. La produzione di cargo bike, immaginata come collaterale rispetto all’impianto per la costruzione di pannelli solari, sarà il punto di partenza di Gff, e sarà affiancata da altre due direttrici di sviluppo: l’installazione di pannelli solari e il riciclo di pannelli dismessi, progetti per i quali saranno avviati specifici percorsi di formazione dei lavoratori.
Leonard Mazzone, il ricercatore e docente torinese che ha coordinato il gruppo di lavoro sul Piano di reindustrializzazione, ha indicato tempi e cifre del “nuovo” progetto: 24 posti di lavoro previsti il primo anno, 47 al quinto anno; 3,7 milioni fra investimenti e copertura dei mancati incassi iniziali, di cui 1,8 da prendere in prestito; ricavi attesi di 2,9 milioni a fine 2027 e poi a salire fino a 6,1 milioni nel 2030; utili a partire dal 2028 (614mila euro).
Sarà una partenza sofferta e difficile ma dopo tante attese, tanti rinvii, tanti cortei, scioperi della fame, manifestazioni di ogni tipo, l’avvio di Gff è comunque una notizia che ha rincuorato e perfino entusiasmato il “popolo della ex Gkn”. Dario Salvetti, parlando per conto del Collettivo di fabbrica, non ha cantato vittoria, tutt’altro: la scelta di “fare da sé”, ha spiegato, è stata obbligata, perché l’inerzia delle istituzioni pubbliche ha “fatto marcire il Piano di reindustrializzazione”.
A fine giugno sono scaduti sia il preordine del costoso impianto per la produzione di pannelli solari, sia l’impegno formale da 2,5 milioni firmato da Banca Etica (che ha comunque confermato d’essere pronta a sostenere anche il nuovo progetto). Giunti a questo punto, si poteva prendere atto delle defezioni e restituire i soldi versati con il crowdfunding, oppure ritirare il denaro nei tempi prescritti e far partire il progetto, sia pure alla rovescia, con le cargo bike che da coda diventano testa e i pannelli solari che arriveranno, se arriveranno, quando le altre direttrici di investimento avranno ingranato. “Entriamo nel mercato, che è un mare infernale -ha detto Salvetti- ma ci entriamo per vedere ciò che inferno non è”.
La lotta del “popolo ex Gkn” -operai e solidali uniti- continua insomma in forme nuove e non cessa di produrre suggestioni e metafore. Gff propone un modello di “mutualismo conflittuale” e non parte come una qualsiasi cooperativa, bensì salpa, come una “flotilla” lanciata dentro l’economia di mercato, un mare ostile e pericoloso “come il Mediterraneo”.
Salvetti, che sulla Global sumud flotilla è salito davvero nella primavera scorsa, non ha mancato di far notare che il mercato delle cargo bike è particolarmente difficile, soprattutto in Italia, ma che può anche offrire un’occasione, su scala europea, perché la bicicletta si prenda la sua vendetta sulle automobili: alla vecchia Gkn, dopo tutto, si producevano semiassi per automobili, e Gff potrebbe quindi diventare un perfetto esempio di transizione ecologica. D’altronde Greta Thunberg, nell’ottobre scorso, intervenendo a Firenze durante un’assemblea all’Università, aveva indicato la missione del progetto di reindustrializzazione del Collettivo di fabbrica: “Essere un esempio, dimostrare concretamente che lotta per la giustizia climatica e lotta di classe possono andare di pari passo”.
Le speranze, a questo punto, sono forti e Gff, cosciente di quanto sia difficile la sfida, ha chiamato ancora una volta il suo “popolo” all’impegno: sia compilando un form per chi voglia proporre competenze tecniche utili alla cooperativa, sia sostenendo un’ulteriore direttrice di lavoro, curata stavolta dalla società operaia di mutuo soccorso Insorgiamo, che porterà avanti un progetto in ambito alimentare, con emporio, ciclo-ristoro, consegne di prossimità, in sinergia con le realtà contadine incontrate negli ultimi cinque anni.
Come ha fatto notare nel suo intervento in assemblea Gian Andrea Franchi, della triestina Linea d’Ombra, impegnata nel sostegno alla libertà di movimento e nel soccorso alle persone migranti lungo la Rotta balcanica, “con la deriva necrofila che domina il mondo, siamo chiamati a creare socialità, a ricostruire dal basso la società”.
Ecco il senso del “mutualismo conflittuale”: prendersi cura di sé e degli altri, prefigurare uno spezzone di economia del futuro senza farsi risucchiare dal “vuoto” creato dal capitale e dal “nulla della politica”, per dirla con le parole di Salvetti. Il quale, rincarando la dose, ha aggiunto che le delocalizzazioni, le speculazioni immobiliari, la protervia dei padroncini, l’assenteismo degli enti locali hanno creato nell’area fiorentina un panorama che si potrebbe definire “berlusconiano”. Parole che bruciano ma che paiono destinate a restare inascoltate.
Rimane da definire il futuro dello stabilimento di via Fratelli Cervi. In tribunale a Firenze è ancora in corso la procedura di concordato preventivo, con lo spettro del fallimento sullo sfondo; i “nuovi” proprietari -una piccola rete di soggetti immobiliari- hanno messo sul piatto 22 milioni, destinati per lo più a pagare i debiti verso gli operai: sono in corso le procedure di voto dei creditori e si attende una decisione del giudice entro settembre; di progetti industriali concreti, comunque, lì non si parla.
Quanto al presidio, mai cessato giorno e notte dal 9 luglio 2021, per la prima volta si profila l’ipotesi di una sua cessazione. Non sarebbe una fuga, ma una trasformazione, in coincidenza con il giro di boa costituito dall’effettiva nascita della cooperativa Gff: dal presidio stabile si passerebbe a un presidio mobile, forse un camper (alimentato da energia solare) pronto a spostarsi dalla ex Gkn alle fabbrichette della piana dove il conflitto fra padroni e lavoratori è sempre più duro e diffuso.
Proprio Luca Toscano di Sudd Cobas, il sindacato più attivo e combattivo, ha chiesto di mantenere il presidio, di contrastare fino in fondo la probabile speculazione immobiliare sull’area ex Gkn: la discussone in seno al Collettivo e fra gli attivisti solidali è ancora aperta, ma l’idea di passare dalla lotta di posizione alla diffusione della lotta è al momento prevalente. Vedremo. Intanto Gff salpa: il motto “Insorgiamo” sta prendendo una forma nuova.
(*) Tratto da Altreconomia.
Lorenzo Guadagnucci è giornalista del “Quotidiano Nazionale”. Per Altreconomia ha scritto, tra gli altri, i libri “Noi della Diaz”, “Parole sporche” e “Un’altra memoria”.
**
**