Dossier fs 49

di Mauro Antonio Miglieruolo

Siamo all’ultimo, al termine di questa improba fatica. Salvo quanto deciderà in merito la visibile-invisibile guida di questo blog.

Altre immagini, una ultima occasione di bellezza.

Vi ho voluto bene, ma su questo piano non mi sento di porre la parola fine. Continuerò a volervi bene, ma in altro modo ancora.

PS – Ho idea per dicembre (o forse gennaio) di inserire sul blog un dieci-quindici miei racconti. Se questa per voi non costituisce una minaccia, è sicuro che finirete con il trovarli. Qual miglior modo di dimostrare la mia buona volontà? (sperando non sia lastrico d’inferno!)
E ora a voi il paradiso dell’illustrazione di fantascienza:
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Mi contraddico subito: mamma mia quant’è brutta questa immagine (fascinosamente brutta)!
E pensare che c’è gente che roba simile, con la scusa che esce dal mare, la mangia.
Io speriamo che me la cavo!
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Il seguente è pure peggio. Mi sa che oggi mi costruisco una orrenda fama di bugiardo…
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Qui già quasi ci siamo. Immagine inquietante, ma con un certo suo fascino. Non si può certo dire che il suo creatore non ci sappia fare!
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Lo spettacolo più bello dei cieli. Una galassia. Ma potrebbe trattarsi dello stesso universo, qualche milione di anni prima della fine, compresso al punto di essere in procinto di collassare in un colossale buco nero. Magari esagero, ma la fantasia serve anche a questo: a impunemente poter esagerare.
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Ambiente ideale per collocarvi una favola fantascientifica. Non estranea a Aldani, del quale si critica ingenerosamente la sua adesione alla temperie culturale dei tempi (il neorealismo). Cosa avrebbe dovuto fare, dirazzare? Costruire brutti racconti invece che di belli che corrispondessero alla norma stravagante in merito a una presunta ortodossia fantascienfica fondata sulla soggettività e in sospetto d’arbitrio?
Aldani ha fatto bene quel che gli spettava. Ampliare gli orizzonti di coloro che vengono dopo e degli altri che verranno a ampliare gli orizzonti degli ampliatori.
Quanto alla capacità di gioco di Aldani, rammento solo la navetta che per anni ha tenuto a galleggiare tra l’erba del giardino. Chissà quanti sogni e quante aspirazioni simboleggiava la piccola cabina di guida. Un pensiero di evasione durato anni e che solo una piena del Po, insieme a tanti libri, è riuscita a portarsi via.
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Dalle profondità della terra, alla sommità dello spazio…
Il viaggio è breve se operato sulle ali della fantasia.
Oneroso e lungo se da questo viaggio dipende la vita e il benessere di milioni e milioni di uomini. Se è operato a loro spese.
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Igloo dello spazio, l’ho intitolata. Sono gli elementi che, rammentando il passato da cui sempre nasce ogni futuro, lo costituiscono previamente nell’interiorità di ognuno.
La piramide è questo futuro.
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Una visione d’insieme… dell’universo intero o della sezione unica che ci è data concepire. E che forse mai vedremo?
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Redazione
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