Dossier FS 50

di Mauro Antonio Miglieruolo

Siamo oltre gli sgoccioli. Il prolungamento del dossier è determinato da due articoli (che troverete inseriti alle 12 e alle 19) giunti quasi fuori tempo rispetto la data di chiusura, di un accortissimo, e generoso, “leader massimo”.
Il primo è una piacevole sorpresa, raccomando tutti di andarselo a guardare (ore 12).
Il secondo è stata una sopresa per me; di un me che pur avendo letto tanto, non ero a conoscenza dei testi e dei nomi (a parte Briatore, che NON E’ QUEL BRIATORE) che vengono citati. Anche a questo secondo articolo, sarà bene dare un’occhiata (ore 19)
Intanto beccatevi l’introduzione che segue, introduzione costruita com’è tradizione da alcune suggestive immagini.
Un niente rispetto al resto di Daniele Barbieri che seguirà in giornata.

Un po’ di grazia femminile ci voleva, no?
Fra un milione di anni, se l’umanità continuerà a esserci, continuerà a essere quel che è sempre stato: fonte di ispirazione per tutti noi, metafora della bellezza, ascesa verso la perfezione, spinta alla trascendenza. Per donne e per uomini.
Scusate, ma in quanto maschio certo esagero. Ma non ammetto di spendere una sola parola in meno. Anzi, mi propongo di spenderne qualcuna in più.
La prossima volta.

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Descrive bene le complicazioni possibili nel nostro futuro.
Dopo l’immagine che precede questo è un vero e proprio invito alla depressione. Prendiamolo invece come un invito a evitare che ci si arrivi. Che, per merito delle nostre iniziative, erbe, fiori e frutti siano l’elemento prevalente del nostro futuro vivere quotidiano.

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E ora l’ingenuità proposta quale rifugio dagli orrori e dalle piattezze del nostro vivere quotidiano.
Era consolante questa possibilità di ridurre gli incubi (il romanzo è effettivamente un incubo) a mera avventura per mezzo di pochi tratti di matita, di un disegno.
Balsamo questa, insieme a tante altre, per il mio esacerbato bisogno d’evasione; bisogno del me adolescente che dall’avventura permanente in luoghi antichi e pieni di libertà di andare e tornare (uscivo la mattina e rientravo al tramonto) della vita pregressa in quel di Grotteria, mi trovavo proiettato e poi irregimentato nello squallore della Roma degli anni ’50, prigioniero di regole che effettivamente non capivo.
Non capivo, soprattutto, che l’incubo di quel romanzo deprimente stavo in effetti sperimentando. Che avevo tra le mani la metafora della mia vita, metafora di tante altre vite.
Mi si toglieva la libertà per liberare me dal male. Cioé, dai pericoli.
Ma il pericolo più grande non è quello costituito dalla minaccia di essere privati della possibilità di sperimentare liberamente la vita?

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Romanzi a puntate, una delizia. Che oggi sembra non più funzionare. Forse perché romanzi, o racconti, in grado di mantenere aggiogato il lettore anche a un mese di distanza non se ne scrivano quasi più. O se ne scrivono pochi.
L’illustrazione che vedete si riferisce a uno di questi pochi.

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redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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