Droghe: fra carcere, virus e “cura Bolkenstein”

una proposta – vecchia ma sempre attuale – di Enrico Fletzer e la presentazione (il 26 giugno) del “Libro bianco sulle droghe”

 

Cura Bolkenstein anche per l’Italia?

di Enrico Fletzer

Il 18 maggio 2010 Fredrik Bolkenstein, ex ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, pubblicava – assieme ad altre importanti autorità politiche e morali di quel Paese – un memorabile articolo. Per Bolkenstein si trattava di superare la crisi di quel periodo con una semplice proposta (che gli valse il plauso degli antiproibizionisti olandesi): «Red het land, sta drugs toe» ovvero “Salva il paese autorizza le droghe”.

ECCO I PASSAGGI CRUCIALI DI QUEL TESTO.

«Misure di austerity per tagliare la spesa pubblica sono un tema caldo del dibattito in tutta Europa. Nei Paesi bassi, dove sarà eletto un nuovo parlamento il prossimo mese, molte proposte per ridurre la spesa di 30 miliardi sono in agenda. Tutte queste proposte colpiscono dove fa male, ma una opzione potrebbe costruire un rimedio gradito: la regolamentazione delle droghe. Con “regolamentazione” noi intendiamo: permettere la produzione e la vendita di droghe sotto condizioni strette volte a diminuire l’uso, nel mentre rendendole quanto più sicure possibile.

La regolamentazione tuttavia rimane un tabù colossale, anche nei Paesi Bassi. E a dispetto delle dichiarazioni del governo secondo le quali nessun argomento dovrebbe essere tabù nella sua revisione delle potenziali misure di austerity, una commissione governativa incaricata di studiare le possibili ricadute nella sfera della sicurezza ha a malapena osato affrontare l’argomento. Ha solo considerato di regolamentare ulteriormente le droghe meno dannose, marijuana e hascisc, che potrebbero – sotto certe ipotesi – far risparmiare 183 milioni di euro ora spesi per il rispetto della legge e altre iniziative del governo, e generare 260 milioni in tasse. La commissione non ha detto nulla delle altre droghe.

Le droghe ricreative sono state rese illegali nei Paesi Bassi 40 anni fa. Ma sono più utilizzate che mai e non vi sono assolutamente indicazioni che la proibizione sia efficace. E’ assolutamente certo invece che la proibizione sta causando danni di vaste proporzioni, a malapena registrati dal pubblico. Per lo meno metà di tutto il crimine commesso in questo Paese è causato dalle droghe, direttamente o indirettamente.

Dati recenti del dipartimento di Giustizia olandese mostrano come dal 27 al 33 per cento di tutti gli anni in carcere sono il risultato delle violazioni che riguardano la legge che bandisce le droghe ricreative. Nel 2006, tre quarti delle oltre 300 inchieste sul crimine organizzato si concentravano sulla produzione o il commercio di droghe.

Queste statistiche sono limitate alle violazioni dirette delle leggi olandesi e si riferiscono ai venditori e trasportatori di droghe, a trasgressori frequenti, alla coltivazione di marijuana nelle case e nelle baracche, ai “muli” delle droghe, ai laboratori di ecstasy, a import ed export. Crimini indiretti in aggiunta a tutto questo: corruzione, minacce, riciclaggio di denaro e la conseguente contaminazione delle industrie legittime (come il mercato immobiliare), la violenza di ritorsione tra le gang, l’utilizzo del denaro delle droghe per finanziare il traffico illegale di armi. E non dimentichiamo di citare le conseguenze internazionali che includono lo sconvolgimento di interi Paesi.

Questi fatti, inauditi nei due sensi della parola, sono assenti nel dibattito sulle droghe, come lo sono, in maniera altrettanto sorprendente nel dibattito sulla sicurezza. Chiunque fosse preoccupato sulla sicurezza farebbe bene a considerare una alternativa all’attuale proibizione delle droghe ricreative. Abbastanza sorprendentemente però i più grandi partigiani della proibizione sono combattenti del crimine. Non possono capire di essere al servizio effettivo come supporto chiave della mafia delle droghe?

Le cose potrebbero andare meglio? Certo e questo è un fatto provato. L’esperimento trentennale di vendere la marijuana nei cosiddetti coffee shops é unica. La regolazione di questa droga non ha portato a un aumento dell’uso di marijuana o di altre droghe. L’uso e la dipendenza di tutti i tipi di droghe ricreative nei Paesi Bassi é simile o sotto la media europea; e molto sotto rispetto a Paesi repressivi come Francia, Inghilterra o Stati Uniti. I coffee shop hanno anche permesso che centinaia di migliaia di consumatori di cannabis non hanno precedenti penali, non hanno visto revocare la loro patente di guida, come è pratica comune da altre parti.

Questo dimostra come la proibizione non sia necessaria. Possiamo fare a meno di questa misura atipica introdotta per proteggere i cittadini contro loro stessi – anomalia nella legge penale. La regolamentazione funziona.

Il crimine legato alle droghe può essere prevenuto. Tutti i problemi causati dalla regolamentazione sono irrilevanti rispetto ai vantaggi che questa incredibile rivoluzione potrebbe offrire. Prendete per esempio i coffee shop che hanno causato problemi nelle are di confine dell’Olanda: la città di Venlo ha risolto efficacemente questi problemi spostando alcuni coffee shop verso le periferie della città, vicino al confine tedesco.

Per togliere completamente i coffee shop dalla sfera criminale va regolata la produzione di marijuana. I comuni olandesi non aspettano che questo. Il Parlamento ha per due volte recepito una mozione che va su questa linea. Per quanto riguarda le altre droghe, progetti pilota di regolamentazione devono esser istituiti, in maniera prudente ma risoluta per la cocaina e l’XTC, le anfetamine e l’eroina in particolare. Proposte in tal senso sono state già elaborate.

I trattati internazionali sulle droghe costituiscono ostacolo? No. Legalmente si può argomentare che esse permettono la regolamentazione. Ma la soluzione più semplice consisterebbe nell’introduzione della regolamentazione semplicemente scegliendo di non perseguire i trasgressori che corrispondano a certe condizioni specifiche. Il nostro Paese si è sempre riservato quel diritto.

Che dire della opposizione proveniente dall’estero? Se i progetti pilota fossero limitati ai cittadini olandesi, la resistenza europea non sarebbe insormontabile. Una calibrata manovra diplomatica potrebbe indispettire gli interessi di altri Paesi. In fondo,il problema è lo stesso qui come altrove. Il presidente statunitense Barack Obama ha dichiarato che lui farà una nuova politica sulle droghe basata sul pragmatismo piuttosto che su basi ideologiche. Il clima politico internazionale sembra stranamente favorevole.

Nel momento in cui il mercato domestico delle droghe sarà regolato, le bande criminali non saranno più in grado di guadagnare un centesimo. Le forze della legge avranno molto meno lavoro da fare. La società diventerà molto più sicura in maniera significativa e beneficerà di una grande riduzione dei costi. Secondo i dati raccolti da una agenzia governativa olandese di ricerca, il costo totale del crimine arrivava a 31.5 miliardi di dollari solo nel 2006. I crimini che sono risultato della proibizione delle droghe costano alla società per lo meno metà di quella cifra, ovvero 15.75 miliardi di euro. Che significano 924 euro annui per ogni cittadino olandese. Il professor Henk Rigter, che insegna alla Università Erasmus di Rotterdam, ha stimato che i costi per sostenere la proibizione delle droghe ricreative sono circa 1,6 miliardi di euro nel 2003. I costi indiretti della repressione devono esser ancora aggiunti a quella cifra. Dunque, se le leggi venissero rilassate, le droghe potrebbero essere tassate. La regolamentazione delle droghe offre una opportunità formidabile per il taglio dei costi.

La salute pubblica sarebbe meglio servita. Mettendo fine al mercato illegale , i giovani in particolari verrebbero meglio protetti. La qualità delle droghe sarebe garantita e provvista di volantini informativi: così le campagne di coscienza pubblica sarebbero più credibili.

Le droghe non spariscono semplicemente perché sono illegali. Ci saranno sempre in circolazione. Una minoranza di consumatori avrà dei problemi. Ma le droghe sono molto meno pericolose di alcool e tabacco. Il nostro Paese è la casa di 13 volte più alcolisti che dipendenti da droghe; e l’alcool uccide 15 volte di più delle droghe. Il tabacco costa 333 volte più vite. Dal momento che le droghe possono essere pericolose per la vita delle persone la regolamentazione rimarrà necessaria. Il crimine sulle droghe dall’altro canto è qualcosa di cui possiamo fare a meno».
Nonostante Bolkenstein rimanga antipatico (a dir poco) per il suo liberismo spinto, oggi salvare l’Italia significa non tornare alla normalità di cui abbiamo sofferto in passato.

I sostenitori di quella proposta includevano quasi dieci anni fa l’ex commissario europeo Frits Bolkestein, l’ex ministro della Sanità pubblica Els Borst-Eilers e Theo de Roos, professore di diritto penale alla Università di Tilburg. Oggi si associa – un po’ in ritardo – anche il sottoscritto Enrico Fletzer. E voi che ne dite? Possiamo unire una battaglia di libertà con un po’ di razionalità? Hic Rhodus hic salta!

 

 

Undicesimo Libro Bianco sulle droghe
Gli effetti della legge antidroga – Edizione 2020 sui dati 2019

Il 26 giugno dalle 15 presentazione dell’undicesimo Libro Bianco sugli effetti della legge antidroga nell’ambito della campagna Support! Don’t punish!
A seguire assemblea e dibattito.

Programma in via di definizione

Iscrizione gratuita ma obbligatoria su:
https://register.gotowebinar.com/register/6062862554304999947

 

Redazione
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