Eresia, per piccina che tu sia

Fra gladiatori e investigatori, lebbrosi e damnatio memoriae… «Ci manca(va) un Venerdì» – puntata 119 – scodella Fabrizio Melodia, alias astrofilosofo sulle tracce di Umberto Eco e Lev Tolstoj

“Eresia è solo un sinonimo di libertą di pensiero”, afferma lo scrittore Graham Greene, sottolineando una certa insofferenza verso quelle persone per le quali o sei con loro oppure contro di loro.
In effetti la storia dell’eresia non è iniziata solo Secoli Bui – che più Bui di Cosi Non Si Può – ma risale più indietro, quando gli antichi Romani condannavano alla cancellazione della memoria i traditori e i nemici di Roma. Uno dei più noti, poi riabilitato, fu nientemeno che l’imperatore Commodo, quello per intenderci interpretato dal bravo Joaquim Phoenix nel film di Ridley Scott “Il gladiatore”. Secondo la Historia Augusta, il buon Commodo fu cosi condannato ad essere cancellato, come se non fosse mai esistito: ”Che il ricordo dell’assassino… sia cancellato del tutto. Lasciate che le statue dell’assassino e del gladiatore siano rovesciate. Lasciate che la memoria dell’osceno gladiatore sia completamente cancellata. Gettate il gladiatore nell’ossario. Ascolta oh Cesare: lascia che l’omicida sia trascinato con un gancio, alla maniera dei nostri padri, lascia che l’assassino del Senato sia trascinato con il gancio. Più feroce di Domiziano, più turpe di Nerone. Ciò che ha fatto agli altri, sia fatto a lui stesso. Sia da salvare invece il ricordo di chi è senza colpa. Si ripristino gli onori degli innocenti, vi prego”.
Tale pratica andò avanti nel Medievo, colpendo persino alcune  “Santità Papali” tra cui il pontefice Formoso, condannato da un oltraggioso processo dopo la morte. In terra veneziana uno dei più famosi casi di damnatio memoriae fu riservato al doge Marin Faliero, reo di aver tentato un malaugurato colpo di stato, non riuscito, ai danni della Serenissima Repubblica.
Gran rompiscatole gli eretici, sempre pronti a dire la loro anche quando sarebbe meglio tacere. Non sarebbe concorde Umberto Eco: ”Tutte le eresie sono bandiera di una realtà dell’esclusione. Gratta l’eresia, troverai il lebbroso. Ogni battaglia contro l’eresia vuole solamente questo: che il lebbroso rimanga tale. Quanto ai lebbrosi cosa vuoi chiedere loro? Che distinguano nel dogma trinitario o nella definizione dell’eucarestia quanto è giusto e quanto è sbagliato? Suvvia Adso, questi sono giochi per noi uomini di dottrina. I semplici hanno altri problemi. E bada, li risolvono tutti nel modo sbagliato. Per questo diventano eretici”: così l’investigatore “aristotelico” Guglielmo da Baskerville (con una strizzatina d’occhio a Sherlock Holmes, ammette Eco) in “Il nome della rosa“.
Quindi gli eretici sarebbero buontemponi che, presi dalla foga e dalla passione, con assai poca riflessione, cercherebbero di risolvere i problemi con troppa facilità?
Francesco di Sales non è dell’avviso: ”Gli eretici sono eretici e ne portano il nome, perché tra gli articoli della fede scelgono, secondo il proprio gusto e a loro piacimento”, tornando a fare perno sulla questione dell’esclusione che sollevava Guglielmo da Baskerville e a quel dannato vizio per il quale ognuno deve pensarla allo stesso modo, pena l’esclusione dalla società nel peggiore dei modi.
Una bella sferzata arriva dallo scrittore russo Lev Tolstoj, che ribatte duramente: ”La Chiesa è una società di uomini che pretendono di possedere la verità assoluta; l’eresia è l’opinione di coloro che non riconoscono l’indiscutibilità di questa verità. L’eresia è […] una rivolta contro l’inerzia dei principî della Chiesa, un tentativo di concezione vivente della dottrina. Ogni passo avanti verso l’intelligenza e l’effettuazione della dottrina è stato fatto da eretici”. E a questa poderosa affermazione, che vede solo nell’amore il vero e unico principio di ogni verità, sembra dare seguito il filosofo e antropologo rumeno Mircea Eliade: ”Ogni eresia è l’esagerazione mostruosa di un aspetto della verità”.
L’IMMAGINE è un dipinto di Stefano Di Giovanni, “Il rogo dell’eretico” (1430 circa)
L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Un commento

  • Giuseppe Lodoli

    Interessante.
    Stiamo per pubblicare sul Foglio di Collegamento del Comitato Paul Rougeau un articolo sull’esecuzione di decine di migliaia di streghe (nel periodo in cui ammazzavano molto gli eretici).

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