«Ero straniero», domani la consegna delle firme

Una riflessione dell’associazione Madiba di Sinnai

La campagna «Ero straniero» (*) chiude con oltre 70mila firme che saranno depositate domani alla Camera. Riporto qui sotto le riflessioni dell’associazione Madiba che – mi pare – hanno un interesse non solo locale perché le difficoltà, le assenze e i silenzi (come i problemi strategici e la stessa idea di cittadinanza) sono un problema di quasi tutta quell’Italia che a parole si dice inclusiva e antirazzista. In tante città dell’Emilia-Romagna, a esempio, i tavoli per la raccolta delle firme proprio non si sono visti. [db]

SARÒ STRANIERO?

Riflessioni dell’associazione Madiba di Sinnai (Cagliari) alla fine della campagna di raccolta firme per la proposta di legge #erostraniero.

Oggi, venerdì 20 ottobre, abbiamo ritirato e spedito direttamente alla sede centrale del comitato #erostraniero – l’umanità che fa bene, le ultime certificazioni (di iscrizione alle liste elettorali di Sinnai) dei firmatari della proposta di legge per il superamento della Legge Bossi/Fini. In questo caso si trattava delle firme che alcuni nostri concittadini avevano lasciato al banchetto di erostraniero, in occasione di un evento al Lazzaretto di Cagliari. Fra loro l’ex assessora alla cultura del Comune di Sinnai Laura Mereu; l’attuale assessore regionale all’urbanistica Cristiano Erriu; l’attore di cinema e teatro, nonché insegnante di recitazione, Fausto Siddi. Con questi il numero dei cittadini sinnaesi con diritto di voto che hanno sottoscritto la proposta di legge – fra banchetti presenti in occasione di eventi organizzati a Sinnai o fuori Sinnai, e quelli che hanno firmato direttamente negli uffici comunali – sono saliti a circa 150, l’uno per cento degli aventi diritto. Come abbiamo avuto già occasione di dire, se a livello nazionale ci fossero le stesse proporzioni, le firme raccolte per la campagna sarebbero 500 mila, dieci volte tanto quelle necessarie.

Per noi è stato quindi un grande successo, di cui andiamo fieri. E di cui ringraziamo innanzitutto i firmatari, i consiglieri comunali che hanno autenticato le firme e i funzionari dell’ufficio elettorale che ne hanno verificato la regolarità nei tempi utili.

E ringraziamo, ancora una volta, in particolare chi avrebbe voluto firmare e non ha potuto farlo, perché “ancora non cittadino italiano”. Come la signora di origini argentine che, pur vivendo a Sinnai da vari anni, con un figlio che studia qui e con un marito sinnaese, non ha potuto farlo. Ma la sua firma c’è, per noi c’è. Perché la campagna che si concluderà il 27 prossimo con la consegna delle firme alla Camera dei Deputati, e al di là degli esiti parlamentari che avrà, è stata occasione di incontro, confronto, dibattito sui temi della cittadinanza, delle migrazioni, dei diritti.

Ci spiace un po’ che fra le firme sinnaesi manchino, per motivi vari su cui non sindachiamo, alcune che ci apparivano “scontate”; o che non ci sia stato un impegno diretto di alcune forze politiche o sindacali che pure, a livello nazionale, hanno promosso o appoggiato la campagna.

A giugno, a inizio campagna, abbiamo pensato che la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali condividesse quella che ci appariva e ci appare una battaglia di civiltà; e che l’avere i moduli negli uffici al piano terra del municipio, dove i consiglieri passano varie ore la settimana, avrebbe agevolato la cosa. Dopo che l’amministrazione comunale ha appoggiato pubblicamente la campagna (appoggio che ha procurato incresciosi strascichi polemici di cui si è molto discusso) e dopo che il sindaco si è fatto fotografare, già a metà giugno, nell’atto di firmare, ci aspettavamo un maggior coinvolgimento di consiglieri ed esponenti di partito. Ma va bene così. Il sindaco in carica e gli ultimi due ex sindaci hanno firmato. Come pure tre assessori in carica e una ex assessora, alcuni consiglieri comunali e alcuni esponenti di partito.

Ci rimproveriamo invece di non essere stati capaci, o non aver trovato il tempo, di coinvolgere maggiormente gli ambienti cattolici e i parroci. Dopo i ripetuti appoggi pubblica alla campagna da parte di papa Bergoglio (fra i promotori figurano la Caritas e il Centro Astalli) avrebbe potuto essere un esito naturale e significativo.

Speriamo, e ci impegniamo, perché il dibattito rimanga aperto, a cominciare dalla battaglia per lo Ius Soli; dall’approfondimento del tema dei diritti e dei problemi delle “seconde generazioni” (che a Sinnai son ben presenti, e anche attive) e che anche a Cagliari è portato avanti in modo egregio da «Cittadinanza senza limiti» (https://www.facebook.com/cittadinanzasenzalimiti/) con Amal e Poullette.

E ci piace andare oltre, portando avanti le battaglie di oggi per una legge pur insufficiente e piena di limiti, ma anche accettando la sfida di Giorgio Agamben (che alcuni definiscono il più grande filosofo italiano vivente) che sul sito della casa editrice Quodlibet (https://www.quodlibet.it/giorgio-ag…) nello spiegare perché non ha firmato l’appello per lo ius soli, scrive: «Le ragioni del mio rifiuto non riguardano ovviamente il problema sociale ed economico della condizione dei migranti, di cui comprendo tutta l’importanza e l’urgenza, ma l’idea stessa di cittadinanza. Noi siamo così abituati a dare per scontato l’esistenza di questo dispositivo, che non ci interroghiamo nemmeno sulla sua origine e sul suo significato. Ci sembra ovvio che ciascun essere umano al momento della nascita debba essere iscritto in un ordinamento statuale e in questo modo trovarsi assoggettato alle leggi e al sistema politico di uno Stato che non ha scelto e da cui non può più svincolarsi». E ancora: «un essere umano si trova necessariamente soggetto di un ordine giuridico-politico, quale che sia in quel momento: la Germania nazista o la Repubblica italiana, la Spagna falangista o gli Stati Uniti d’America, e dovrà da quel momento rispettarne le leggi e riceverne i diritti e gli obblighi corrispondenti. Mi rendo perfettamente conto che la condizione di apatride o di migrante è un problema che non può essere evitato, ma non sono sicuro che la cittadinanza sia la soluzione migliore. In ogni caso, essa non può essere ai miei occhi qualcosa di cui essere orgogliosi e un bene da condividere. Se fosse possibile (ma non lo è), firmerei volentieri un appello che invitasse ad abiurare la propria cittadinanza. Secondo le parole del poeta: “la patria sarà quando tutti saremo stranieri”».

(*) La campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene” è stata lanciata il 12 aprile da Emma Bonino e dalle organizzazioni che, insieme a Radicali Italiani, sono promotrici della legge di iniziativa popolare per superare la Bossi-Fini e cambiare le politiche sull’immigrazione puntando su inclusione e lavoro. La legge di iniziativa popolare dal titolo «Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari» è promossa da Radicali Italiani insieme a Fondazione Casa della carità Angelo Abriani, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, con il sostegno di numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione, fra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes Comunità di Sant’Egidio e tante associazioni locali. Vedi le adesioni delle associazioni o la lista di sindaci che sostengono l’iniziativa. A maggio è partita la raccolta firme, anche con il supporto di un’ampia rete di sindaci – alla fine 60 – che hanno aderito alla campagna. Qui la legge di iniziativa popolare o la sintesi. La campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene” si propone di cambiare anche il racconto pubblico sull’immigrazione, ostaggio di pregiudizi, luoghi comuni e vere e proprie bugie che la politica, invece di contrastare, spesso sceglie di cavalcare per guadagnare consenso.

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • La frase “La patria sarà quando tutti saremo stranieri”, che nella foto appare scritta su di un muro di Venezia.
    Come diceva Agamben la dobbiamo ad un poeta, che lo stesso Agamben conosceva bene, Francesco Nappo, napoletano, insegnante di italiano e storia alle superiori, autore di due libri di versi pubblicate dalla casa editrice Quodilibet: Genere, del 1996, e Poesie, 1979-2007. Nappo è molto apprezzato fuori Italia, sopratutto in Francia. E il suo distico La patria sarà…. è molto conosciuto, citato e tradotto in varie lingue. Siamo contenti di averlo scoperto anche noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.