Esiste la sinistra?

di Giorgio Monestarolo

La rinascita della sinistra è fuori dall’orizzonte ideologico del Novecento

Proviamo a fare un gioco, un esercizio di analisi. Esiste ancora la sinistra e che spazio politico ha ? Una prima risposta potrebbe essere: esiste nel Paese ma non in parlamento. Cambiando legge elettorale e tornando al proporzionale si curerebbe la ferita istituzionale e civile italiana. Questa è in sostanza , per esempio, la tesi di Paolo Ferrero. Ma è proprio vero ? Basta cambiare legge elettorale per tornare a esistere ? Questa idea ha certamente una sua importanza, ma le cause e le soluzioni vanno cercate altrove. Il punto essenziale, la chiave di volta, è l’identità politica. La sinistra in tutte le sue varianti è fuori gioco perché non ha un’identità netta e percepibile. Chi sono gli amici e i nemici della sinistra ? La sinistra è disarmata perché essa si è modellata sullo stato nazionale. Lo stato è il terreno politico della sinistra storica. Possiamo dire allora, guardano le cose da una prospettiva storica, che la sinistra si è suicidata scommettendo tutto sulla costruzione dell’Unione europea. Intendiamoci. La scommessa era nobile e giusta. L’unione nasce dallo spirito della Resistenza europea, rappresenta il punto più avanzato della auto-critica dei popoli europei nei confronti del nazionalismo e delle guerre. Eppure l’Unione europea che abbiamo sotto gli occhi è la causa prima della crisi della sinistra oggi. Peggio, potrebbe diventare la causa di un pauroso collasso civile europeo in tempi molto brevi. Il motivo è che l’unione europea fu pensata in termini sociali e universalistici dai suoi fondatori ma fu realizzata in termini esclusivamente economici, monetari e neo liberisti non da politici ma da burocrati e tecnici della finanza e del capitale. I tempi della politica e dell’evoluzione sociale non si sono incontrati ed è precisamente questa discrasia che è divenuto oggi un pericolo mortale. La sinistra si identifica con l’Unione europea. I suoi uomini (per le donne ci tocca aspettare?)  sono o sono stati appunto Ciampi, Prodi, Monti, Draghi. L’unica identità politica della sinistra è europeista ma l’Europa è oggi una sorta di mostro freddo che ha tolto agli Stati il controllo della moneta, riducendo enormemente la possibilità di agire sul terreno della politica economica. In più, l’unico modo per l’Europa di dotarsi di una identità politica era quello di accelerare nella costruzione di uno spazio di welfare e fiscale comune, riducendo il ruolo degli Stati nazionali a ruolo intermedio, di regolazione di flussi fra la base territoriale (città e regioni) e la sede di elaborazione delle politiche comunitarie. Si doveva costruire l’Europa federale non una unione monetaria. Oggi la sinistra non ha spazio politico perché si identifica con l’unione monetaria, cioè nega in sostanza ai cittadini uno spazio politico di rappresentanza. Il vuoto d’identità è colmato dai populismi di destra o dai nuovi populismi (Grillo ecc). Per loro l’Europa può essere il nemico, come gli stranieri, la grande impresa ecc. Allo stesso tempo essi possono momentaneamente essere gli alleati della destra liberale  europeista,  capaci di mangiarne l’elettorato moderato mano a mano che la crisi avanza, facendo perdere consensi ai partiti fra virgolette “centristi”. In sostanza, l’identità politica della sinistra si gioca nel rapporto con l’Europa e con lo Stato nazionale. Settori importanti di intellettuali, di quadri, di soggetti del lavoro, pensano sia essenziale, vitale tornare allo Stato nazionale. Con tutti i rischi che comporta il fallimento europeo, cioè il ritorno a un nazionalismo, anche economico, aggressivo. La parte maggioritaria tiene la barra europeista, condannandosi alla marginalità, alla sconfitta, o alla completa impotenza nel governo dei processi. Lo spazio per una sinistra rivoluzionaria (nel senso capace di rivoluzionare sé stessa e di offrire le risposte fondamentali ai bisogni dei cittadini e dei lavoratori) si colloca esattamente in alternativa a questi due estremi. Essa deve avere come obiettivo il controllo politico della Bce, quindi l’elezione di un parlamento europeo e di un governo europeo responsabile davanti ai cittadini. Allo stesso tempo deve essere comunitaria, identitaria e territorialista alla base, cioè sul piano dell’articolazione politica primaria nelle città e nelle regioni. Un programma, per molti aspetti che ricalca, il tentativo dei comunardi parigini di articolare nella Francia nazionalista di fine Ottocento un nuovo rapporto fra la capitale e il resto del Paese. Solo una chiara identità rivoluzionaria può dunque rimettere in moto un’identità che si è smarrita.

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2 commenti

  • grazie Giorgio
    tanto per aprire subito la discussione… non credi che sarebbe più corretto-utile parlare però di sinistre, al plurale?
    Rimando ANCHE alle mie recensioni (su codesto blog) sugli ultimi due libri di Edgar Morin che hanno un impianto di estremo interesse (db)

  • Giorgio Monestarolo

    Caro Daniele,
    diciamo che eravamo abituati a parlare di sinistre al plurale. Dopo la catastrofe Governo Prodi 2008, mi sembra che il discorso sia ormai cambiato. Allo stato attuale delle cose, Sel rientra nell’area PD e quello che è fuori, se avrà un ruolo, avrà un ruolo del tutto marginale. Il punto però è che nei confronti dell’Europa, nei confronti della formazione di un processo decisionale realmente democratico e trasparente, nell’apertura dei sistemi politici nazionali ad un orizzonte europeo, non mi sembra ci sia né una discussione pubblica né tanto meno linee precise. In sostanza, se non si vuole avere in futuro come una unica forza anti-sistema una sinistra populista e nazionalista (vero unico mercato spendibile sul piano elettorale, cioè l’anti lega di sinistra) bisognerebbe avviare un processo di federazione delle sinistre di movimento alternative su base europea. Non si esce dal pantano se non si recupera rappresentanza su scala locale e non si democratizza su scala transnazionale europea. Ma su questo doppio tema, i sembra che il silenzio delle sinistre sia univoco, quindi ritengo legittimo parale di sinistra al singolare. A presto, Giorgio

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