Fin qui tutto bene

Sì, come si diceva nel bellissimo film “L’odio” (1995) di Mathieu Kassovitz, fin qui tutto bene, perché l’importante non è la caduta ma l’atterraggio. In quel caso il riferimento era ad un tizio che lanciandosi dal 10° piano di un palazzo, ad ogni piano constatava come non stesse succedendo nulla di grave.

È la situazione che in molti si sta vivendo in questo periodo. Chi vede peggiorare giornalmente le proprie condizioni di lavoro, chi un lavoro l’ha perso e aspetta una nuova occasione attingendo ai risparmi, nella migliore delle ipotesi. Nel frattempo i personaggi della politica e dell’economia si sbracciano in ampi “stiamo lavorando sodo per voi”, intanto loro che cosa hanno da perdere? Nulla, il rischio per loro è zero, semplicemente si sbattono per trovare una soluzione per noi, dopotutto, almeno ai politici, questo potere glielo abbiamo delegato ancora una volta. Un po’ piangono, un po’ soffrono di crisi isteriche, un po’ guardano annoiati, un po’ si fanno vedere partecipi del dolore. Un bel teatrino che si mantiene grazie alla speranza del popolo che qualcosa possano cambiare realmente.

Intorno molti intortamenti. Un po’ la storia del signoraggio, colpa dei soliti giudei. Un po’ l’annosa questione del dentro o fuori dall’euro. Un po’ la questione se il debito debba o meno essere pagato. Manco a farla apposta tutte teorie e ipotesi che non ci dicono che cazzo fare. Storielle che impegnano in grosse discussioni e nascondono una feroce realtà.

Facciamo un esempio: basta con il signoraggio, portiamo alle estreme conseguenze la proprietà della moneta: ognuno sarà libero di stamparsi i propri denari, con la sigla che più gli aggrada spendendo la sola cifra dovuta per la carta, il toner e la manutenzione della stampante. Altra ipotesi, non paghiamo il debito, diciamo no! Noi il debito non ve lo paghiamo perché non è reale, cucù, il debito non c’è più. Da domani, poi, torniamo ad essere fuori dall’Europa, finalmente liberi ed indipendenti come un tempo.

A parte l’essere dal 1945 uno Stato a sovranità limitata, sconquassato dall’eversione atlantica, occupato militarmente e ripieno di armi nucleari targate USA. A parte il fatto che con qualcosa di riconosciuto dovremmo pur pagarle le materie prime e le energie, visto che abbiamo mollato anche l’unico Paese, la Libia, che qualcosa poteva fornirci. A parte che l’alternativa all’Euro era la Lira pesante che comportava la stessa identica perdita di potere di acquisto. A parte che nel 2001 a Genova venne sospesa la democrazia perché si diceva che questo sistema portava al collasso e ci si è persi in lunghissimi dibattiti sul decidere se fosse opportuno o meno bruciare un Bancomat e se questo non comportasse il passare di colpo dalla parte del torto. A parte che in questa estenuante polemica i sedicenti non-violenti si chiedevano perché la Polizia non avesse massacrato di botte i black-block. A parte che tutte le teorie complottistiche che stanno emergendo servono a dare facili risposte e facili colpevoli (ancora i giudei?) a chi fino all’altro giorno si è crogiolato nella sua tranquilla indifferenza e che oggi, solo perché vede intaccato il suo stile di vita, è pronto a qualunque ferocia pur di recuperarlo. A parte che difronte al ladrocinio spavaldo dei poteri forti la discussione si arena sul decidere se con i sussidi pubblici si possano acquistare sigarette e alcolici oppure solo beni di prima necessità.

Insomma, da che parte stiamo, con chi ci alleiamo? Che cosa vogliamo costruire? Perché il problema non è la crisi o il default, questo lo possiamo anche dare per scontato ormai, ma come ci autorganizziamo per garantire il pane, le cure mediche, la scuola, un minimo di servizi? Come intendiamo affrontarlo questo tonfo? Come costruiamo efficaci strumenti di autodifesa civile?

È ora di farsi avanti.

Rom Vunner

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