Finiamiola una buona volta con il mantra delle riforme!

di Mauro Antonio Miglieruolo

Quale fiducia possiamo riporre nelle ragionevolezza se non nel buon volere di una padronato che ha sempre e continua a dare il peggio di se stessa? Nessuna. Né sul buon senso, né sulla disponibilità a concedere un qualche spazio ai diritti e alle rivendicazioni dei lavoratori.

Sentite cosa dice Innocenzo Cipolletta, la cui malizia contraddice il nome, sull’Espresso del 2 ottobre in merito all’attuale situazione economica:

…sono decenni che parliamo di riforme. Eppure di riforme in Italia ne abbiamo fatte di importanti (pensioni, mercato del lavoro, contrattazione salariale, enti locali dcc.) Ma ogni nuovo governo che arriva […] per legittimarsi afferma che finalmente riformerà il paese. Con il risultato che l’opinione pubblica resta convinta che non si sia fatto nulla. […] Chi sostiene siano necessarie le riforme cita il calo della produttività […] l’aumento del costo del lavoro […] la crescita delle disoccupazione giovanile e altro. Ma l’andamento di tutti questi indicatori è determinato dal crollo della produzione che, a sua volta, dipende dalla caduta delle domanda interna…

Umh! Non mi sembra gran che lucido, il nostro...

Umh! Non mi sembra granché lucido, il nostro…

A questo punto uno si sarebbe aspettato, quale conclusione, l’invito a far qualcosa a sotegno di questa domanda interna, cioé pro l’aumento dei salari e la restaurazione dei diritti violati dei lavoratori; nonché l’esortazione a finirla con il mantra delle riforme, unico vero mantra recitato in questo paese (altro che art. 18!). Niente di tutto questo. Con bella, adorabile incoerenza, dopo aver tuonato contro le riforme che non hanno portato vantaggi al “sistema paese”, questa è la ricetta che, comunque stiano le cose, viene offerta:

Si facciano queste riforme una volta per tutte (ma non erano già state fatte? e senza vantaggi visibili per l’economia?), per POI PRENDERE ANCHE LA VIA DEL SOSTEGNO DELLA DOMANDA (maiuscolo mio). Per questo l’abolizione del famoso articolo 18 dello statuto dei lavoratori è una ottima occasione […] la sua abolizione ha un forte sapore simbolico grazie al tabù che ne hanno fatto i sindacati e la destra italiana!

Quale amalgama incredibile! da vero ultimo degli stalinisti. Quale, inoltre, sfacciata ammissione di quel che già tutti sappiamo e che solo i padroni negano (i padroni e i loro rappresentanti, denominati impropriamente rappresentanti del popolo). Quei padroni che si offendono quando li si chiama con il loro nome, e che pure mettono in campo ogni sforzo per essere all’altezza di quel nome. La vecchia politica di sempre. La politica dei due tempi. La politica di Renzi. Intanto sacrifici, perdita di diritti, distruzione della costituzione, silenziamento di ogni opposizione, poi si vedrà. Dopo, quando iI ricchi saranno diventati sempre più ricchi e avranno di che dare un po’ dell’accumulato per la beneficenza a favore dei più poveri tra i poveri. E con tutto questo c’è ancora chi sta dietro a Renzi e individua in lui e nel suo alleato Berlusconi (altro Attila della politica Italiana) l’uomo solo al comando che, mentre è visibilissimo che sta finendo di guastarle, può mettere le cose a posto.

Ma che bella prospettiva!

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *