«Get Back»

db fa i conti con gli amori e i misteri di Maurizio Cometto

Squilla il cellulare. «Tutto bene?» chiede Andrea.

E Gabri, secca: «E’ finita».

Lui chiede e protesta: «Non è successo niente».

Appunto, risponde lei: «non succede mai niente, 5 anni di niente».

Non ho fatto spoiler perchè queste sono, un filo riassunte, le prime 20 righe del romanzo «Get Back» che Maurizio Cometto pubblica con Edizioni IL FOGLIO (204 pagine per 14 euro).

Sulla trama dirò poco, d’abitudine faccio così. In quarta di copertina però già si svela che nei sogni di Andrea Borando, trentenne torinese, inizia (anzi torna) a comparire

Sara, «una ragazza dai capelli biondi e ricci». E poi mi fermo perchè “la quarta” per i miei gusti svela troppo.

Dunque il mio menù prevede; niente fili della trama e tanto meno (orrore!) i tre colpi di scena ma frammenti e mini-citazioni di mio gusto.

Tanta bicicletta, innamoramenti teneri di student*, discoteche, spaccio anche pesante e «la casa rossa» dove forse tutto accadrà. «La banda dei vergini». Un padre deciso che ascolta poco (o zero) il figlio. Un amico tutto «sarcasmo e stupidaggini». Sullo sfondo i partigiani di ieri e gli stronzi di oggi. E la prima automobile di un ragazzo non si scorda mai.

Tanta musica, soprattutto rock d’epoca (e di “teca”) nelle pagine. I miei gusti sono diversissimi da quelli di Andrea Borando e temo di Cometto ma chi sono io per suggerire a qualcuna/o che dovrebbe ogni tanto cercare e ascoltare quello che il mercato – incluse le sue fintissime alternative “ribelli” e “indie” – NON passa? (*). “Educare e non punire” le orecchie aiuta il cervello e persino migliora un po’ la vita. Ma sto andando fuori dal seminato, come mio solito.

Lieto fine nel bel romanzo di Cometto ma con frase ironica. Dunque non “lietissimo”, forse.

Non a caso la dedica è «Ai perduti amori dell’adolescenza». Il cinquantenne piemontese Maurizio Cometto (**) ottimo scrittore annidato fra tra i rami del fantastico, si sposta dalle parti del “ romanzo di formazione”; molto cuore in allarme, difficili amicizie, un po’ di noir. E ok per il trittico indispensabile TPR (trama, personaggi, ritmo).

Se posso aggiungere una nota personale: di solito non leggo libri del genere; o meglio in questa “fase storica” (mia) ho poco tempo – e a volte occhi che lacrimano – così mi concentro quasi su due soli barattoloni: la fantascienza da una parte e le “novità” storico-politiche dal lato del mondo cosiddetto reale. Però amo la scrittura di Cometto così ho fatto un’ eccezione: pronto a riporlo in una cassa chiusa in cantina fra i topi se non mi piaceva e a campar scuse con lui per non dovergli dire “è una mezza cacata”. Invece mi ha preso subito e l’ho divorato. Poi però sono stato male (ma questo non è colpa di Cometto, ho controllato con la Psico-Digos e lui non risulta adepto del vudù) e la mia fase successiva, in sostanza da bradipo convalescente, mi ha bloccato. Così questa recensione va a piazzarsi nella affollata rubrica «Chiedo venia». Ho già scritto che mi è capitato, mi capita e ahimè continuerà a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri letti e apprezzati. Posso solo invocare clemenza, sperando che il giudice – visti i molti precedenti – non mi condanni alla cecità.

 

 

(*) ovviamente non mi riferisco ai Beates che danno il titolo – sia pure per interposta discoteca – al libro. Quei 4 con la musica se la cavavano… come poi siano diventati una Spa e un altro discorso che qui evito.

(**) Cometto è spesso in bottga con suoi racconti ma anche recensito (quasi sempre con battimani e ululati dal qui presente db). “Dove lo trovo?” chiede un’anima bella; ma basta fare “cerca” , no? A che servirebbero altrimenti i TAG, brutt* troglodit* luddist* che non siete altro…

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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