Granarolo? La grana a loro, le grane a chi?

2 – Il racconto di Mieti (*)   

Cos’ha di diverso/nuovo la lotta dei facchini delle cooperative che arricchiscono Granarolo? Innanzitutto i soggetti militanti. Sono facchini e migranti, precari* e studenti. Le fasce più ricattabili si sono unite e hanno scoperto quanto è bello e potente lottare assieme. «Il facchino paura non ha», una delle frasi lanciate spesso durante le mobilitazioni, è indicativa di un’enorme conquista, la riappropriazione del diritto a resistere, a lottare, che le politiche di contrasto all’immigrazione (leggasi: a sostegno del sistema capitalistico) hanno cercato di eliminare agendo sulla paura legata alla forte ricattabilità’ in cui vivono i/le migranti.

«Ma» – dicono alcun* in malafede, o forse per ignoranza o scarsa volontà di analisi – «che c’entrano mo’ i centri sociali, i collettivi universitari, con i facchini?». Siamo sicur* che siano piani così nettamente separati? Se a me, migrante, soggetto più ricattabile della società, han già spolpato ogni residuo di dignità, su chi si avventeranno poi? Se la società lascia correre, la macchina tritatutto non si accontenterà e dopo i/le migranti andrà a prendersi tutt* gli/le altr*, anzi, ci sta già andando. Gli stage non retribuiti, i contratti atipici, la disintegrazione delle università e delle scuole, la cancellazione del futuro di milioni di persone, sono l’altra faccia della stessa medaglia, la conseguenza dell’aver permesso che si incrementassero politiche di sfruttamento della forza lavoro migrante (Potrei dire semplicemente “migranti” dato che l’unic@ migrante degn@ di nota, per legge, è quell@ che lavora o meglio si fa sfruttare in silenzio). Dunque la lotta al fianco dei facchini non è mera solidarietà, è una lotta comune. Non ci sono i collettivi “a sostegno di”, non è quello che ho visto. Si lotta fianco a fianco, perché da qualsiasi punto di vista le guardi, le lotte sono cosè strettamente connesse che sarebbe da cretin* ignorarlo.

Erano anni che non vedevo tanta allegria, sì proprio gioia di lottare. Le modalità usuali, picchetti, scioperi e cortei sono state affiancate da assemblee molto partecipate, all’interno dell’università. Incontri diverse da quelli che si svolgono solitamente: più ricchi e diversificati, con ampia partecipazione di studenti, precari*, disoccupat*, sindacalist* conflittuali, facchini (che poi tant* ricoprono tranquillamente anche più di uno di questi “ruoli” contemporaneamente- studente precari@, facchino disoccupato…). Accanto all’analisi e critica politica del capitalismo c’è il racconto delle emozioni che la lotta dà: all’assemblea del 29 gennaio (al 38 di via Zamboni) un facchino ha detto che spera che la lotta non finisca tanto presto perché si sta divertendo un sacco; un altro ha raccontato come, grazie ai picchetti, la sua paura degli sbirri sia svanita («adesso che non ci sono loro schierati qua davanti faccio anche fatica a parlare»). Tutt* hanno ribadito con decisione che questa non è la lotta solo dei facchini, per il reintegro dei 51 licenziati. No! «Dobbiamo andare dove ci sono tutti quelli sfruttati e lottare con loro». Perché di Calzolari – il boss della Granarolo – da sconfiggere ce ne sono tanti e c’è il potere da conquistare. L’han detto scherzosamente (quella del potere) certo, ma effettivamente l’unica strada è quella della riappropriazione, della gestione delle cooperative da parte di chi ci lavora. Il potere, la possibilità di scelta, di decisione sulla propria vita, l’utilizzo delle proprie forze, capacità , intelletto per costruire una società che ci piaccia, non per arricchire il padrone di turno.

Accanto al «Calzolari va a cagari» c’è la consapevolezza che l’enorme potere delle cooperative e della Granarolo è supportato dalle politiche istituzionali. In che senso? Granarolo fa parte della Legacoop, una potente lega di cooperative a marchio Pd. Ed è la Legacoop a gestire tramite le sue associate alcuni Cie, in uno dei quali – durante una protesta – Khalid Chaouki, deputato Pd è andato a rinchiudersi per protestare contro il trattamento disumano riservato ai cosiddetti “ospiti” (cioè ai prigionieri). Ammirevole la volontà del deputato di portare l’attenzione sui Cie, ma si sente puzza di ipocrisia perché se quella galera è gestita da cooperative piddine e i Cie (prima Cpt) sono stati istituiti dalla Turco-Napolitano, come mai Choukri non protesta contro il suo partito? Con chi se la prende? Genericamente e astrattamente con le ingiustizie? E il caso di attribuire le responsabilità a chi le ha. E fargliela pagare, anche facendo perdere un sacco di soldi, bloccando i cancelli delle aziende amiche, boicottando e sabotando.

A queste cooperative asservite conviene che le “politiche” rendano schiavi e ricattabili i/le migranti, così come conviene loro che ci sia una consistente immigrazione clandestina, perché anche il mercato dell’«accoglienza» è florido e in crescita. Se una cooperativa prende minimo 45 euro al giorno per persona “accolta” fatevi due calcoli… E questi soldi sono spartiti quasi tutti fra Comunione e liberazione e “giri” del Pd.

Per queste ragioni i picchetti e i blocchi fanno tanto incazzare i padroni e anche il sindaco Merola (del Pd). Si grida all’illegalità e alla violenza per azioni di resistenza pacifiche e legittime, si arrestano militanti a un picchetto dopo averli gassati con spray al peperoncino e manganellati a dovere. Nonostante la rabbia per l’ingiustizia subita c’è però la soddisfazione nel constatare che se arrestano due persone (non a caso, due facchini, uno dei quali delegato Si Cobas) per i picchetti già stanno piangendo amaramente per le migliaia di euro perse a causa dei blocchi dei cancelli. Perché se il fatturato della Granarolo è così elevato, una volta inceppato l’ingranaggio le perdite economiche sono ingenti.

Per uscire dallo sfruttamento e arrivare all’autogestione delle cooperative (che sarebbero così degne del nome che portano) occorre che Calzolari&Co mollino l’osso. Visto che per loro è succulento bisogna renderglielo meno appetibile, cioè perdere soldi su soldi. Quindi solidali e “complici”, andiano in tante e tanti a sostenere il boicottaggio dei prodotti Granarolo e la lotta dei facchini, anche portando viveri legna e solidarietà al presidio permanente in via Cadriano.

(*) Questo è il secondo di tre post consecutivi che raccontano la lotta alla Granarolo; il blog resta ovviamente aperto a testimonianze e proposte. (db)

 

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