I colonnelli greci e le loro trame italiane

Sul libro di Dimitri Deliolanes (*)

Arriviamo in ritardo a segnalare l’uscita del libro «Colonnelli – il regime militare greco e la strategia della terrore in Italia» scritto dal giornalista Dimitri Deliolanes, che sulla base di rigorose indagini storiche svela le connessioni tra i Colonnelli greci e il periodo più cupo del nostro secondo dopoguerra. La recensione del libro a cura del giornalista Nikolas Zirganos della “Cooperativa dei redattori di Atene” è stata pubblicata dal magazine online “Y. ytali” nel maggio 2020: ne riportiamo di seguito alcuni stralci. Nota a margine, nella recensione ricorre il nome di Kostas Plevris ,il Pino Rauti greco,l’emissario del regime preposto alla “guerra sporca” in Italia, un personaggio che all’indomani dello scioglimento di Alba Dorata, a dispetto degli 82 anni suonati, non rinuncia a svolgere il ruolo di guida nel tentativo di riunificazione dell’estrema destra ellenica.

Sulla strage di piazza Fontana e sulla strategia della tensione degli anni Settanta c’è in Italia una ricchissima bibliografia, in gran parte composta da ricerche giornalistiche o da quelle delle commissioni parlamentari d’inchiesta. Purtroppo, meno utili sono state le inchieste della magistratura.

Altrettanto ricca è in Grecia la bibliografia attorno al regime dei colonnelli. Specialmente nell’ultimo ventennio sono uscite decine di studi sul regime militare e la resistenza democratica contro di esso. Sono basati per lo più su testimonianze dei protagonisti e su documenti di archivi stranieri, visto che gli archivi greci sono o inaccessibili o vuoti.

È arrivato, quindi, il momento giusto per fare una seria operazione di collegamento tra la dittatura ellenica e lo stragismo nero in Italia. Collegamento che, a dire il vero, già era emerso subito dopo la strage del 12 dicembre 1969, quando la stampa progressista britannica accusò apertamente Atene per l’operazione terroristica, allegando anche un prezioso documento sottratto dai piani alti del ministero degli Esteri greco.                                                                                                                                                            (…)  il giornalista Dimitri Deliolanes ha ritenuto che, a mezzo secolo di distanza, ci fosse documentazione sufficiente per colmare quel vuoto e scavare sul regime e sulle sue operazioni terroristiche in Italia. È uscito quindi dalle edizioni Fandango di Roma la sua ricca e documentatissima inchiesta intitolata Colonnelli. Il regime militare greco e la strategia del terrore in Italia.

Secondo l’autore, la giunta militare ha tentato di “esportare la rivoluzione” in Italia, in maniera costante, persistente e usando ingenti riserve. Il suo tentativo si basava sulla collaborazione di determinati settori dei servizi italiani e delle organizzazioni neofasciste sotto il loro controllo.

La strage della Banca dell’Agricoltura e la strategia della tensione, specifica Deliolanes, sicuramente non erano piani elaborati da menti greche. Fin dal 1960 la destra autoritaria italiana aveva elaborato più di un piano eversivo, talvolta in collaborazione con Tom Karamessines, il capo stazione Cia spostato in quegli anni a Roma dopo aver gestito a lungo la mastodontica stazione ad Atene. Lo scopo era di porre un freno alle aperture dei democristiani verso i socialisti nel 1963, verso i comunisti nel 1969.

Gli stragisti neri che hanno pianificato la strage di piazza Fontana non avevano scelto a caso la data del 12 dicembre 1969. Quello era il giorno in cui la Grecia dei colonnelli veniva espulsa dal Consiglio d’Europa. La più grande sconfitta diplomatica del regime militare era opera del ministro degli Esteri italiano, Aldo Moro, presidente di turno del Consiglio d’Europa. L’Italia doveva pagare.

Non era difficile ai numerosi agenti della giunta militare attivi nel paese vicino (molti i nomi nel libro) far inserire i loro specifici obiettivi nel più generale piano di destabilizzare l’Italia, per poi stabilizzarla in maniera autoritaria. I rapporti con le centrali oscure italiane erano di antica data e passavano attraverso i potenti meccanismi statunitensi della Guerra Fredda: Michele Sindona era un generoso finanziatore del gruppo dei colonnelli cospiratori già prima del golpe del 21 aprile 1967.

Strumento importante in quest’opera di destabilizzazione dell’Italia è stata l’organizzazione degli studenti greci favorevoli al regime, chiamata ESESI (Lega Nazionale degli studenti Greci in Italia), dentro la quale vi era una importante presenza di militanti dell’organizzazione neofascista greca Movimento 4 Agosto, fondata e guidata da Plevris.

Kostas Plevris

L’autore insiste molto sulla centralità del ruolo che hanno svolto Plevris e il suo Movimento 4 Agosto, un’organizzazione con pochi militanti ma pienamente inserita nell’esteso meccanismo anticomunista creato in Grecia dopo la guerra civile e con solidi legami con il neofascismo italiano ed europeo. Plevris assumerà un ruolo di guida nella componente più “dura” del regime militare, la quale aspirava a trasformare una dittatura di militari ottusi e fanatici anticomunisti in un regime di tipo mussoliniano.

L’ESESI avrebbe dovuto costituire il nucleo di questo futuro “partito colonnellista” e la tentata esportazione della “rivoluzione militare” in Italia era la grande prova della fazione filofascista del regime.

(…)

È molto interessante leggere nel libro quali conseguenze hanno avuto questi avvenimenti dentro la giunta militare greca. Dilaniata dalle divisioni interne, senza un progetto politico preciso, la dittatura alla fine ha tentato il golpe in un altro paese vicino, nella Repubblica di Cipro. La Turchia, che da tempo aveva messo gli occhi sull’isola, ha colto al volo l’occasione e ne ha subito occupato militarmente circa un terzo del suo territorio. (…)

Era la fine di un’avventura tragica e dolorosissima che ha insanguinato non solo la Grecia ma anche l’Italia e Cipro.

(*) ripreso da www.osservatoriosulfascismoaroma.org

La Bottega del Barbieri

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