I compromessi a basso livello di Renzi & Co

di Mauro Antonio Miglieruolo

A Marco Travaglio è stata di recente rivolta l’accusa di renzismo per avere “giustificato” l’iniziativa del neo segretario del PD tesa a stringere un accordo con Berlusconi sulla legge elettorale. Ritengo che l’accusa sia valida e nello stesso tempo non valida.

berlu-renzi-228990Che la scelta di Renzi sia necessitata dalle condizioni di segretario subito dall’apparato è fuor di dubbio. Che la rappresentanza parlamentare del PD sia pronta a porre in atto tutte le astuzie e a predisporre ogni sorta di tranello per neutralizzarne le iniziative, anche questo è fuor di dubbio. Quel che invece è dubbio è il prezzo che Renzi sia disposto a pagare, o meglio: a farci pagare, per saltare l’ostacolo di un partito riottoso e non sempre, nel caso che mi accingo a trattare, a torto.

Matteo-Renzi-il-bugiardo_h_partbCominciamo dalla motivazione, che trova largo consenso, con cui Renzi giustifica la decisione di rimettere Berlusconi al centro della scena politica. Trattandosi di deliberare sulle “regole del gioco” sarebbe giocoforza coinvolgere anche le opposizioni. Coinvolgere quindi e anzitutto il capo riconosciuto della principale forza d’opposizione. Ma già qui sorge un dubbio. Perché stringere un accordo blindato che impedisce la normale dialettica politica? Un accordo che, per come è redatto e per le modalità che hanno portato alla sua redazione, esclude apriori altre forze d’opposizione, più piccole ma certamente più nobili, come ad esempio  SEL? E perché non anche cercare un coinvolgimento della Lega, nonché di forze politiche non presenti in Parlamento, ma che avrebbero pieno diritto, in quanto piccole minoranze, di non essere escluse ALMENO nella formulazione delle regole del gioco.  Qui il sospetto è più che un sospetto: la solita inclinazione alle scelte spartitorie in cui i due partiti che si muovono come fossero uno solo (salvo gli sgarbi istituzionali di Berlusconi) decidono abusivamente delle sorti dell’Italia? A questo proposito molto sospette sono le norme sullo sbarramento del cinque e dell’otto per cento che uccidono in culla la possibilità che piccole formazioni hanno di entrare come competitori nell’agone politico. Tanto più considerando che con i veri “ ricattatori “ politici, quella della politica di piccolo cabotaggio e degli accordi sottobanco, I Mastella della situazione, troveranno comunque il modo di inserirli nella coalizione, escludendo tutto coloro che invece si muovono fuori dal coro.

renzi_VOTO-copyOsservo poi che Renzi, che in questo modo si conferma il vecchio che imperversa, neppure per un attimo ha pensato di ricorrere all’opportunità prima a cui dovrebbe volgersi un politico del nuovo, che sia un nuovo rispettabile. E cioè depositare la propria proposta  in commissione Affari Costituzionali e costringere poi le forze politiche ad assumersi in merito le proprie responsabilità: dare un contributo o mettersi di traverso. Alla luce del sole, senza scuse e senza sconti per nessuno. No, per Renzi è meglio costringere  “democraticamente” i parlamentare del proprio partito a ritirare ogni velleità, sia pure strumentale, di miglioramento per imporre un conformismo atroce che non è altro che genuflessione ai ricatti del “maggior partito di opposizione” (sottolineo a questo proposito la vanità della giaculatoria dello sbarramento anti piccole forze politiche, che farebbero ricatti: i ricatti permanenti e continui delle grandi forze politiche non vengono mai considerati, mai stigmatizzati. La gestione del potere è un fatto che deve riguardare solo due grandi formazioni – ahimé capita ce ne siano tre! – E quel che fanno le grandi formazioni è, per definizione, fatto bene e in nome e per conto del paese).

TravaglioQuello che però più mi interessa precisare, contro questo antidiluviano che avanza, è la sommaria, debolissima giustificazione, messa avanti in continuazione dall’infausto governo Monti in poi (origine delle larghe intese) sull’inevitabilità in politica delle soluzioni di compromesso.

Giusto, l’incontro tra avversari anche lontani che su temi specifici trovano un “terreno comune di intesa” è più che opportuno: è necessario. Non discuto. La politica è anche questo. La politica è anche sede degli incontri più disparati e imprevisti, la sede dell’invenzione di soluzioni, a volte soluzioni indigeribili; è spesso la rinuncia a ciò che un momento prima era stato descritto come irrinunciabile.

travagliondexOccorre però precisare che la politica non è solo questo. È anche la sede del rigore, della chiarezza, delle scelte all’interno della visione di società che si sta perseguendo. Mai (MAI) le convenienze del momento dovrebbero condizionarne o rallentarne lo sviluppo. Salvo naturalmente casi speciali che non possono essere dati dall’urgenza di questo o quel politico di mostrarsi capace di ottenere risultati; o di tutto cambiare affinché nulla cambi. Altrimenti non siamo nell’ambito delle opportunità sfruttabili, ma in quello dell’opportunismo, quell’opportunismo che ha condotto la sinistra, dai primi cedimenti della metà degli anni Settanta, al nulla di questo recentissimo Duemila.

Così dunque se nessuno scandalo può essere sollevato quando una formazione politica operi rinunce anche pesanti del proprio programma (e dei propri principi: ma quali sono oggi i principi che guidano il PD? E quali quelli di Renzi? Se non tornare al potere costi quel che costi?) in presenza di motivazioni gravi e non risolvibili in altri modo; non è accettabile che questo accada, che si cerchi di spacciare lucciole per lanterne, quando l’urgenza è data dalla stessa inerzia della politica e quando il prezzo da pagare sia più alto dei risultati ottenuti.

berlu-corna21Qui conta molto il giudizio che si dà di Berlusconi. Costui è o non è il principale responsabile del degrado culturale, morale ed economico del paese? Costituisce o no un pericolo per la sempre più debole democrazia italiana? Perché se Berlusconi è tutto questo, la pesta e il colera messe insieme, allora cercare accordi con lui significa scavare trappole a se stessi e al paese. Significa effettuare cedimenti che non vanno a beneficio dell’Italia, ma sono tante mine vaganti pronte a esplodere. La qualità dell’accordo comunque, per non restare sul vago, la vediamo dai contenuti: impossibilità di scegliere i candidati, uno sbarramento alto per tenere fuori ogni opposizione, una soglia molto bassa per ottenere il premio di maggioranza (il 37%: ridicolo); l’aut-aut che accompagna l’accordo. O si fa come abbiamo deciso in due, o si muore.

In questa ottica è secondario ricordare che Berlusconi è un pregiudicato; che forze politiche anche solo vagamente serie lo porrebbero ai margini; perché nel caso che il paese sia in pericolo, un pericolo visibile e immediato, anche l’accordo al ribasso come quello effettuato avrebbe comunque una ragione d’essere. Inutile anche ricordare che stabilire accordi con Berlusconi e lo stesso che inoltrarsi nelle sabbie mobili: un tentativo comunque andrebbe fatto.

Berlusconi ridensndexIl problema è che queste ragioni di urgenza non esistono. Che si rimette in ballo una forza del tutto negativa per il paese per le ambizioni e le chiusure mentali di un signore che si differenzia dall’infausto Belusconi solo perché manca della medesima sguaiatezza e medesima mancanza di rispetto per le persone (incluso mancanza di rispetto per se stesso: per il resto si somigliano come due gocce d’acqua). Le vere ragioni d’urgenza riguardano la disoccupazione giovanile, le imprese che delocalizzano, i salari da fame, la corruzione (questa sì) che avanza… tutte questioni però sulle quali con Berlusconi un accordo è impossibile. E che se Berlusconi migliora la propria posizione in parlamento, come è evidente la stia migliorando, sarà comunque più difficile portare avanti (sempre che non vinca, allora sarebbe il Diluvio!).

Dunque, non si tratta qui solo del problema di fare o meno accordi con un pregiudicato e sguinzagliarlo di nuovo contro gli italiani, ma di commisurare vantaggi e perdite da una impresa che non sta facendo altro che portare nuovo turbamenti, nuove turbolenza e nuove frustrazioni nel già disastrato panorama della politica dei politicanti. Con Renzi sembra che l’inciucio sia definitivamente sdoganato. Portato alla luce del sole e nobilitato. Nessuna considerazione di coerenza politica è più valida, nessuna oculata scelta dell’interlocutore, nessuna valutazione delle conseguenze. L’unica è governare per governare.

Con l’accordo sulla legge elettorale tra Renzi e Berlusconi il compito di chi non è d’accordo non è più denunciare il vecchio travestito da nuovo che avanza, ma il più bieco opportunismo che dilaga

Redazione
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