Il cliente – Asghar Fahradi

(visto da Francesco Masala)

Asghar Fahradi è uno che fa capolavori, o film solo bellissimi, e quindi si perde molto chi fa le classifiche e guarda i film facendo confronti.

la storia parte lenta e poi diventa un gioco a incastri senza possibilità di fuga, per chi vede il film.

qualcuno penserà che la storia sia irreale, si ricordi che siamo a Teheran, e non a Parigi.

ma anche a Teheran il motore della vendetta è sempre in moto, come dappertutto, solo che qui gli esiti sono imprevedibili.

e cosa succederà, dopo, a Emad e Rana, nel grande teatro della vita, non lo sapremo mai.

da non perdere.

http://markx7.blogspot.it/2017/01/il-cliente-asghar-fahradi.html

 

redaz
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

3 commenti

  • Già! “ Siamo a Teheran e non a Parigi”, come scrive Masala.
    Un film di produzione iraniano-francese, con i titoli finali che scorrono alla fine in una lingua a noi, “occidentali”, incomprensibile”.
    Eppure il film, mentre si dipana il suo misterioso suspense, ci riporta in un ambiente complessivamente “familiare”. Il concetto di vendetta, per il grave torto subito ( alla moglie), è una forma comportamentale che interessa il nostro vicino mondo.
    A tal riguardo quanti libri e film direttamente ci hanno riguardato sulla tematica.
    Siamo a Teheran, in un contesto territoriale-statale caratterizzato ( per i nostri occhi italici-occidentali) da tutte le divulgazioni informative – narrative-propagandiste promulgateci da decenni ( specie di provenienza statunitense), sempre marcato, come aspetto primario, per essere fonte del “male assoluto”, che intende procacciarsi le bombe atomiche (….come se gli altri possedessero solo le libellule con le doppie ali). Un Paese reso isolato, emarginato, e sottoposto a continue e pesantissime sanzioni internazionali (….del mondo occidentale).
    Certo un Paese governato dai dettami della religione ( oppio dei popoli come scrisse il buon Carlo), dove, però, alfine, come si apprende dal film, la vita scorre normale ( in vizi, vezzi e amenità)…..quasi, quasi come a Parigi o in altre nostrane città.
    Un film da vedere… che permette di riflettere.

  • Daniele Barbieri

    «Occhio per occhio e il mondo diventa cieco»: indosso spesso e orgogliosamente questa maglietta con la frase di Gandhi. E’ una scelta meditata. Ma devo essere sincero, anzitutto con me stesso: è sicuramente importante ma più facile rinunciare alla vendetta nei “programmi politici” … ma difficilissima dentro un evento che scuote, viola, stravolge i tuoi affetti. Se accadesse a me quello che accade a Emad, protagonista di «Il cliente», saprei sfuggire qualche forma di «occhio per occhio»? Sinceramente non so.
    Ha ragione Francesco Masala a scrivere che è un film «da non perdere», anche per saperci mostrare le ambiguità di tutti i protagonisti, compreso il tragico paradosso di Emad che certamente ama Rana ma nel dolore sembra incapace di ascoltarla.
    «Si ricordi che siamo a Teheran» scrive Masala «e non a Parigi»: dunque anche se i due principali protagonisti sono intellettuali laici, intenti a portare in teatro «Morte di un commesso viaggiatore» di Arthur Miller, appena fuori l’ombra dell’integralismo religioso si allunga ovunque. Però ha anche ragione Domenico Stimolo a obiettare, nel commento qui sopra, che il regista «ci riporta in un ambiente complessivamente “familiare”. Il concetto di vendetta, per il grave torto subìto (alla moglie), è una forma comportamentale che interessa il nostro vicino mondo». E’ così, senza dubbio; del resto la grandezza di una storia è anche sapere raccontare una storia particolare che, con pochi sforzi, diventa universale. E al di là della maggiore o minore fiducia nella “giustizia umana” (cioè polizia e magistratura) la voglia di cercare e punire un colpevole si può affacciare in tutte e tutti.. con il rischio concretissimo di trasformare anche le vittime in nuovi carnefici, come accade qui.
    Guardando un film così straordinario qualcosa può sfuggire (infatti io penso di tornare subito a vederlo): per esempio la questione dei libri da buttare nel “cassonetto” che ci ricorda, di sfuggita, quanta censura ci sia nell’Iran di oggi… mentre a Venezia il sindaco Brugnaro – ricordate? – fa cose simili ma in modo più “soft”.
    Infine chiedo un aiuto a chi è più cinefila/o di me: quando lo stanco Emad si addormenta e i suoi studenti lo prendono in giro… le immagini che scorrono sono di Glauber Rocha o sto prendendo una cantonata?

  • Francesco Masala

    il film che proietta agli studenti è un film iraniano, questo:
    http://www.imdb.com/title/tt0064356/ (lo leggo qui: http://www.imdb.com/title/tt5186714/trivia?tab=mc&ref_=tt_trv_cnn)

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