Il male è banale: laudatori, rifugiati e altro

di Angelo Maddalena

Ieri sera ho inseguito i laudatori, i cantori del venerdì santo, ma non li ho trovati. Sono arrivato in ritardo alla partenza, cioè alle 20 alla Chiesa del Carmine, poi ho provato a cercare le loro tracce ma non ce l’ho fatta. In piazza sono entrato in un bar per salutare un amico e ho trovato il sindaco e altri che mi hanno invitato a mangiare dolci fatti in casa con lo zucchero velato sopra. Una visione di altri tempi, non c’era nessuna occasione apparente di festeggiamento, era spontaneo, o almeno così mi hanno detto. Non c’erano molte persone, quelle che ci sono di solito in quel bar. Ho perso tempo e tracce. Qualcuno mi ha detto che li aveva visti all’altezza della “macchia” di Padre Pio, da non confondere con la statua. Infatti dicendomi «li ho visti da Padre Pio» mi ha dovuto specificare che era la via dove c’è la macchia di umidità che a me e a molti altri (fantasiosi?, a qualcuno ricorda Bin Laden ma questi sono gli animi cattivi che dicono e vedono immagini nefaste) sembra il volto di Padre Pio. Insomma non dove c’è la Statua che è in un altro posto cioè vicino il semaforo.  Per arrivare alla Chiesa del Carmine (dove non abbiamo trovato i ladatori) mi ha dato un passaggio  Enzo, non lo vedevo da tanto tempo, e che abita vicino la casa di mia nonna, dalle parti del Castello. Dopo un po’ sono entrato al Retrò, la piccola osteria accanto alla Chiesa Madre, cioè a due passi dalla Chiesa del Carmine. Questo dopo essere arrivato fino in via Verdi e aver fatto un paio di giri anche in macchina con un paio di passaggi per cercare i ladatori. Al Retrò c’erano pochi tavoli occupati da giovani e meno giovani, in realtà solo uno con tre persone che guardavano la partita Fiorentina-Milan, e un altro tavolo occupato da tre sacerdoti, uno lo conosco bene è il parroco della Chiesa Madre. Ho parlato con lui della possibilità di organizzare un concerto di canti di Ignazio Buttitta per il 5 o il 6 aprile e lui mi ha detto che sarebbe meglio il 6 perché il 5 c’è la consacrazione del nuovo vescovo a Piazza Armerina. Si pensava di farlo alla Chiesa del Carmine. Anche se prima lui ha proposto la Chiesa del Rosario,poi ha detto meglio il Carmine che è più raccolta. Dopo abbiamo parlato del fatto che un po’ di gente sta raccogliendo le firme per non far arrivare il gruppo di rifugiati politici che dovrebbero essere accolti in una struttura del Comune di Pietraperzia. Il parroco ha detto che sarebbe disposto a organizzare un gruppo di persone che si dipingono il volto di nero e passeggiano per le vie del paese. Sono andato via e ho incontrato un mio amico che mi ha portato in una pizzeria. Lì ho chiesto a due uomini, uno della mia età e uno molto più giovane, come vedevano la prospettiva dell’arrivo dei rifugiati a Pietraperzia. Il più giovane ha detto che li metterebbe tutti in una rete e li brucerebbe. Mi sono messo a ridere di disperazione. Effettivamente dopo quello che avevo sentito durante la giornata mi è venuto veramente dal ridere, questo almeno era una cosa così “grossa” da essere teatrale, una parodia che porta all’estrema conseguenza quello che avevo sentito dire da altri nel pomeriggio: «Ma non vedi cosa succede a Caltanissetta? Africani che entrano nella case della gente! Che stuprano le ragazze». E tutte queste cose le dicono persone ovviamente benestanti e benpensanti, non persone povere e degradate, poi penso: ma più degradati di così? Una persona di trenta o quarant’anni che pensa e dice queste cose com’è se non degradata e alienata? Ancora una volta torna il tema della curiosità. Se uno sviluppa curiosità ragiona o quanto meno si informa, vuole vedere quello che succede da vicino. Molti dicono «Hai visto che succede al Pian del Lago a Caltanissetta? ». Ma nessuno di loro ovviamente smuove la curiosità per capire veramente cosa accade al Pian del Lago. E mi ci metto anch’io: ricordo che un anno e mezzo fa  una ragazza di Barrafranca mi disse che dal Cie le persone possono uscire quando vogliono, appoggiandosi al fatto che si vedono molti indiani pachistani e africani andare e venire dal Cie di Pian del Lago. Questa è una cazzata madornale, perché il Cie è come e peggio di un carcere. Ma lei lo aveva detto con tale sicumera che io le avevo detto «è una cazzata» ma non con l’energia opportuna. Mi ero informato bene e mi avevano spiegato che le persone che si vedono lì vicino aspettano e sperano di essere ammesse nel CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) e quindi dormono fuori e vanno e vengono dalla città in attesa che si liberi un posto per loro. Se andiamo avanti a cercare scopriremmo molte cose, non ci vuole molto ma  purtroppo non ci vuole molto neanche a dire «Io non sono razzista ma… che ci vengono a fare proprio qui? ». La curiosità è bella e apre orizzonti ma è semplice alienarsi dalla realtà e costruire mondi paralleli, il male è banale, basta spegnere il collegamento fra cuore e mente.

 27 marzo 2014, Pietraperzia

 

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