Il mondo in petro-yuan

«Varie ed eventuali» è a quota 14 con Clau-d’Io (o Claud’io – fate voi) che studia le “ombre gialle” in arrivo

Io sono ottimista non perché ci sia da essere ottimista. E’ un ragionamento di lungo periodo e, mi ripeto, noi in Italia e in Europa, siamo moscerini. Nel 2017 l’Arabia Saudita, primo esportatore al mondo con una media 7 milioni di barili al giorno, ne ha venduti 1.070.000 alla Cina e soltanto 950.000 agli Usa. La Cina, primo importatore al mondo con acquisti per 8,6 milioni di barili al giorno, ne ha comprati 1,1 milioni da Riad, scavalcata l’anno scorso dalla Russia con 1,2 milioni.

La quotazione è in “petro-dollari”.

Per cementare gli scambi Pechino e Riad hanno deciso di lanciare contratti denominati in yuan, e ancorati all’oro, sullo Shanghai Energy Stock Exchange. I contratti in «petro-yuan» hanno debuttato il 26 marzo e i contratti futures sono stati subito trattati da giganti finanziari come Glencore e Trafigura.

Il Fondo sovrano China Investment Corporation è visto come favorito per l’acquisto del 5 per cento della compagnia petrolifera saudita, l’Aramco, un affare da 100 miliardi.

Ma il boom dei petro-yuan è legato anche alle nuove sanzioni americane all’Iran. Già nel 2012 – all’inizio del nuovo round di restrizioni durate fino all’accordo sul nucleare del 2015 – Pechino aveva cominciato a comprare greggio iraniano in yuan. Ora gli scambi potrebbero arrivare all’equivalente di 30-40 miliardi all’anno perché Teheran cercherà di sostituire i mercati europei con quello cinese, sempre più assetato, tanto che nel primi mesi del 2018 le importazioni hanno superato i 9 milioni di barili al giorno. E’ probabile quindi che l’esperimento dei petro-yuan sia esteso all’Iran, in modo da aggirare le sanzioni Usa, che si applicano ai contratti denominati in dollari.

Tutto questo perché gli Usa non hanno più tanto interesse per il petrolio saudita. Con i giacimenti non tradizionali e con le nuove possibilità di trivellare oltre il Circolo Polare Artico ritengono di sentirsi al sicuro e la spinta verso auto funzionanti con energie alternative farà diminuire la richiesta.

Gli USA si stanno disinteressando di quanto succede in Medio Oriente dai tempi di Obama, incluso Israele. Così io posso anche fantasticare un futuro mega accordo fra sciti-sunniti-Israele-Turchia.

La Cina sta creando rotte commerciali alternative a quella marittima del Mar Indiano- Canale di Suez, anche se hanno acquistato l’intero porto del Pireo e stanno progettando un hub commerciale in Ungheria con una mega ferrovia che attraversa i Balcani, partendo dal Pireo. Ha piani ben più strutturati e tutto l’interesse ad avere rotte alternative. Via terra attraverso la Russia (una Transiberiana nuova che affianca quella vecchia) e via mare del nord sempre in accordo con la Russia, che è alla canna del gas e ha bisogno non solo di soldi ma di persone. Calo demografico impressionante. Enormi zone di confine tra Cina e Russia sono popolate solo da cinesi. Quanto a mano d’opera e commercio i russi hanno solo enormi riserve di materie prime. Non hanno fabbriche tranne quelle di armamenti dove stanno investendo molto su sistemi d’arma assai sofisticati.

La Cina investe miliardi di euro sulla scuola di alto livello cercando e finanziando studenti da tutto il mondo perché vadano da loro a specializzarsi o meglio a imparare il cinese bene. Loro non si preoccupano molto di sviluppare tecnologia, l’acquistano in Italia e in Europa ma devono avere a che fare con persone che conoscano molto bene il cinese, anzi devono poter parlare con persone che ragionino come loro. Una lingua scritta che vale per tutti, il mandarino che è anche parlato (circa 5.000 logogrammi base) ma mille lingue locali. Avete in mente l’Impero Romano o la Chiesa cattolica? Una sola lingua scritta e capita da tutti e mille lingue parlate da popolazioni completamente diverse fra loro. Questa è la Cina, tante incomprensioni sono nate da non aver capito che non ne esiste una Cina ma tante Cine.

Il concetto di Cina nazione nasce all’inizio del Novecento ed è in fase di sviluppo, ma non fa ancora parte della loro mentalità. Ragionano in base al principio “una Cina due sistemi”. Vedi Hong Kong che possiede un sistema politico diverso dalla Cina continentale. Ma questo vale per enormi zone di ciò che noi chiamiamo Cina.

E’ previsto un cambio di rotta. Maggiori investimenti interni, sopratutto nelle campagne dove regna povertà assoluta, e minori investimenti per la produzione di prodotti per l’export. Questo cambierà lo scenario commerciale con i Paesi che hanno investito in Cina pensando fosse la gallina dalle uova d’oro.

Già gli antichi romani sapevano che a fare affari con i cinesi ci guadagnano solo… loro.

E noi stiamo a pensare a Salvini-Di Maio e alle politiche della Comunità Europea?

Concludo che NON SONO PER NIENTE OTTIMISTA sull’Africa. Fra poche decine di anni saranno 2.5 miliardi e si spingeranno verso i Paesi che continuano a colonizzarli. Questo è il vero problema.

http://www.lastampa.it/2018/05/28/esteri/i-petrodollari-tramontano-lo-yuan-cinese-conquista-riad-QXgUmOSuXI7rONTr6XzjIM/pagina.html

 

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