La comune comitanza-7

di Maia Cosmica
L’incontro
L’inganno della parola: terra e sangue, celebrando un incontro. La storia è antica e lontana. Estranea. La storia è quotidiana e vicina. Famigliare. Quando la falce incontra la spiga di grano matura, con amore, i contadini celebrano il loro trionfo, la loro festa. E la nostra, figli della terra. Figli insanguinati. È tempo di mietitura. E di violenza. È tempo di morte. E di vita. L’estate e l’autunno si incontrano. Un abbraccio spietato. Poi la notte. Poi l’alba. Ma c’è un momento in cui non c’è né l’una né l’altra, quando i colori più accesi si ritirano intimiditi lasciando respiro alla visione dicotomica: blu, giallo. E la luce, naturalmente, a contrasto. Si narra una storia da millenni che è sempre la stessa. Chi parla e chi ascolta. Chi tace e guarda la scorge nel cielo dipinta dall’umanità bambina.
C’era una volta un chicco di grano, giaceva dormiente sposato alla terra profonda, ricca di gemme e di cristalli, tra i morti pronti a risorgere come zombie affamati di vita e di sangue. Riparato dal gelo senza sole, sopra e sotto il vestito del mondo, il chicco sognava. Nulla si sa dei suoi sogni, universi vagabondi e irriverenti che appaiono e scompaiono all’improvviso, scorrendo, figli del tempo ignoto. Il chicco attende e sopporta. I lamenti e le grida. I sospiri e i sorrisi. Finché risale impaziente di aprirsi ed esprimere vita, il proprio universo in espansione. E cresce radicato alla terra un fuscello delicato per unire la terra al cielo. Verde ancora, quasi di terra. Poi oro pieno, quasi di sole. La spiga di grano che offre nuovi semi. E violenta si abbatte la falce che rapisce la fertilità aperta al cielo per riporla negli inferi. E con la stessa lama la mano difenderà la bocca da altre mani, da altre bocche, spargendo generosa solo ai propri complici il frutto della rapina. I nuovi semi. Qualcuno nutrirà altra vita. Qualcuno ricadrà nella terra. Alimentando e desiderando altra vita. E la falce insanguinata, testimone dell’incontro tra vita e morte, la innalzano sudati i figli della terra, al cielo. Hanno vinto i contadini. Festeggiano.
Questa storia verrà trasmessa a chi sa ascoltare il movimento delle stelle e a chi sa guardare il cielo silente lunedì 12 novembre, giorno dedicato alla Luna, poco prima che sorga il sole, quando la falce gialla di luna incontrerà Venere brillante e tra loro favorita, Spica, bluastra stella principale della Vergine.
Cacciatori e contadini. Nomadi e stanziali.
L’amore per la vita. La violenza della morte.
Chi uccide per vivere. Chi uccide per morire.
Chi innalza il totem per riconoscenza. Chi innalza la lama per dominio.
Un mondo giusto che non conosce giustizia. Un mondo di giustizia che ha perso i propri giusti.
Eppure su tutti splende l’incontro meraviglioso, quel passaggio crepuscolare che non è vita e non è morte. È l’attimo unico dove l’una non c’è senza l’altra. Il confine che si fa sutura. Senza governo, né paura. Comune comitanza.
Questo è da considerare, con le stelle:
Spica, α Virginis. La Vergine, costellazione in cui si trova, ai nostri tempi, l’equinozio autunnale.
La luna, il nostro satellite naturale. Selene e Diana, dea della notte e, tra l’altro, della caccia.
Venere, quarto pianeta del nostro sistema solare. Dea dell’amore e della bellezza.
Il mito di Persefone rapita da Plutone, altrimenti detto Hades.
Il mito di Temi (a ciascuno il proprio) e Dike (a tutti la stessa cosa).
Le metamorfosi di Ovidio – “E fece la sua comparsa la guerra… Si vive di rapina. L’ospite deve guardarsi dall’ospite, il suocero dal genero,perfino i fratelli sono raramente in accordo, il marito aspetta con ansia l’ora della morte della moglie ed ella a sua volta quella del marito, le torve matrigne compongono filtri col livido aconito, il figlio spia impaziente il declino del padre.
Vinta e reietta è la pietà e la vergine Astrea, ultima tra gli dei, abbandona la terra imbevuta dal sangue delle stragi.”

Luna – Venere, giorno 12 ore 5:30
Prima dell’alba del giorno 12 i protagonisti del cielo del mattino orientale sono una sottilissima falce di Luna calante ai limiti della percezione – manca ormai poco alla Luna Nuova – e il luminosissimo Venere. Tra i due astri si trova una stella brillante, Spica, della costellazione della Vergine.
Da www.astronomia.com

Rom Vunner

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