La follia d’avere ragione di M5S

di Mauro Antonio Miglieruolo

Dopo tanto interrogarmi e cercare ho trovato anche io motivo per dolermi del movimento 5 stelle. Fin’ora critiche severe, anche fondate, ne avevo trovate. Nessuna però che, superando la contraddizioni del movimento, tentasse di individuare,

sia pure approssimativamente, la sua funzione oggettiva nel panorama caotico della politica italiana.
In questo panorama l’irruzione del movimento ha indubbiamente prodotto effetti sconvolgenti. Anzitutto per aver costretto gli irresponsabili del partito unico dei sacrifici solo a carico di lavoratori e pensionati – i folli adoratori del Dio Mercato, a prendere atto che era arrivata l’ora di porsi un limite, che non potevano continuare imperterriti a saccheggiare le risorse delle stato a favore di una ristretta cerchia di privilegiati per, con l’avallo di questi ultimi, ritagliarsi una fetta consistente del bottino. Nè continuare a ruota libera a presentare sempre più pregiudicati a decidere sulle sorti della nazione.
A proposito dell’imposizione dei sacrifici utilizzando pretesti assurdi, avallati dal PD con il silenzio se non la complicità attiva, rammento le vere e proprie azioni di esproprio attuate dai governi che si sono succeduti nel coso di almeno trenta anni, per mezzo delle cosidette riforme delle pensioni, che non avevano nulla di riformista, ma molto di prelievo forzoso: vedi il saccheggio delle “liquidazioni”, per integrare future pensioni per i quali i lavoratori avevano già versato PIU’ DI QUELLO CHE POI AVREBBERO RICEVUTO (e da allora sempre meno); e le vere e proprio rapine dirette a ridurre drasticamente i già magri importi erogati, nonché l’innalzamento dei requisiti per aver diritto alla restituzione, parziale restituzione, di quanto versato. Ognuno che lo voglia consulti delle tavole attuariali, potrà calcolare il montante (capitale più interesse sul versato) che un lavoratore accumula nel corso di 40 anni (27% del lordo). In alcuni casi, anche utilizzando i pregressi legati alla retribuzione, su quel capitale capitava spesso che un lavoratore non percepisse di pensione nemmeno l’intera rendita del capitale accumulato. Dunque, una beffa prima che una rapina, sulla quale sono piombati gli avvoltoi detti “tecnici”, fiduciari dell’Europa della Finanza, per spolpare quello che era già quasi il cadavere dello stato sociale in Italia. UNA VERA E PROPRIA AZIONE DI ESPROPRIAZIONE, quale poche volte è stata perpetrata a danno dei lavoratori. ESPROPRIAZIONE del capitale dei lavoratori, sorta di conto corrente collettivo, accumulato per la vecchiaia: analoghi provvedimenti a carico dei settori più fortunati della popolazione avrebbero fatto cridare “al bolscevismo! al bolscevismo” e provocato un immediato colpo di stato.
Ora, finalmente, dopo aver inciso nella carne viva delle condioni di vita delle masse, ecco che per la prima volta si parla seriamente di tagli ai costi della politica, è messo seriamente in cantiere un programma di riduzione della pletora di parlamentari, la legge sembra tornare a essere un pochino uguale per tutti e, oltre a enunciare il principio, si profila la possibilità di applicarla a tutti.
Con mio sommo sollazzo, non nascondo niente, sembrava persino possibile una legge sul conflitto di interesse e possibile uno stop all’arbitrio per cui a un concessionario dello stato, che per legge non sarebbe eleggibile, viene addirittura concesso, contro ogni logica prima che contro la legge, di diventare Primo Ministro.
Ma ecco tutto questo sfumare come nebbia al sole. La soluzione trovata da Napolitano che, a mio parere incongruamente, sembra piacere ai membri del movimento 5 stelle, sfuma o rimanda sullo sfondo questo ultimo aspetto positivo prodotto dalla loro presenza nelle istituzioni. Il PD, che ha sempre lavorato in favore del suo “principale avversario politico” che ha attaccato solo sul piano dello stile istituzionale, ha ora il pretesto per allontanare da sé il calice amaro di dover fare in un giorno quel che non ha voluto fare in venti anni: sconfessandosi e perdendo credibilità agli occhi di una classe dirigente avida di soldi pubblici, indifferente alla legalità, tendenzialmente autoritaria e strategicamente ottusa, agli della quale fin’ora era riuscito a accreditarsi come carta di riserva nel caso che la principale (la destra fascista e berlusconiana) non fosse riuscita a reggere l’urto dello sdegno popolare (urto che, purtroppo, ancora tarda a manifestarsi). Un partito per tutte le stagioni.
E’ possibile che per molto tempo di questi temi, che non sono di etica politica, ma costituiscono un fondamento essenziale per il mantenimento di spazi di democrazia, non si parli più.
Funesto epilogo di un brillante esordio.
Confido in una correzione. Ma per questo è necessario che il movimento si stacchi da quella specie di incanto che è l’avere ragione.
Ragione che riconosco. Il movimento 5 stelle ha ragione nel diffidare degli inciuciatori di professione; delle trappole che costoro certamente cercheranno di tendergli; di temere di ritrovarsi nella stessa situazione che poi ha portato alla dissoluzione di Rifondazione Comunista. In quell’intreccio di ricatti (prendetevi la responsabilità di far cadere il governo), di intralci tramite rinvii, giochetti con accordi sottobanco e ostruzionismi, con i quali la vecchia politica soffoca ogni istanza di rinnovamento. Non ha ragione quando subordina tutto questo agli interessi del popolo italiano di vedersi liberato da un incubo che si mantiene in piedi non solo per l’abilità dll’imbonitore di Arcore, ma anche per il sostegno attivo del cosiddetto “centrosinistra”.
Perché entrare in politica significa anzitutto mettersi in gioco. Significa rischiare. Significa sacrificarsi. Spendersi. Lavorare per gli altri, non per sé. Neppure per il proprio partito, ma per il parito della povera gente, spogliata, oppressa, beffata e manganellata. Altrimenti, sia pure con le facce pulite, equivale a essere come tutti gli altri, per i quali partito non significa unire intorno a una idea persone che intendono prestare un servizio, ma costituirsi come parte in opposizione agli interessi di tutte le altre parti.
Una follia. La stessa follia in cui siamo vissuti e nella quale viviamo. E dalla quale, un pochino almeno, confidavamo poter essere esentati.
Se per questa follia che il movimento 5 stelle è sorto, per come è, tanto poco strutturato e coeso, durerà poco. Se invece la vocazione di servizio diventerà prevalente, la forza che da essa potrà ricevere gli permetterà di durare oltre ogni ragionevole previsione.
Speriamo che questa seconda possibilità prevalga.
Io però accetterò di crederci quando vedrò attuata la legge che impedisce al tabaccaio sotto casa di partecipare alle competizioni elettorali applicata anche a chi ha i mezzi necessari per parteciparvi influenzandone comuqnue gli esiti.
Ribadisco: meno di questo è il nulla.
Lo stesso nulla ventennale del PD.

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Redazione
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  • Giorgio Monestarolo

    Condivido tutto tranne il pessimismo di fondo. Fino adesso M5s non ha ancora fatto grandi errori. Soltanto ieri Bersani si è reso, forse, disponibile ad appoggiare una candidatura diversa dalla sua. Dunque la linea della resistenza è stata utile. Ora si capirà se i grillini hanno da svolgere un ruolo politico costruttivo. Il punto è che secondo me non sono preparati ad affrontare un governo. Temono giustamente di essere risucchiati e logorati. Di qui l’idea di un governo parlamentare. Se la linea di eleggere le commissioni passa (cosa che dubito) allora la legge sul conflitto d’interessi è in arrivo. Per un governo targato m5s ho invece seri dubbi al momento. Più probabili le elezioni. Giorgio Monestarolo

  • Grazie, Giorgio. Di avermi ricordato che è l’ottimismo della volontà a dover prevalere…

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