La strana morte di Selaròn

di Julio Monteiro Martins

(ma occhio anche alla NOTA finale sulla rivista Sagarana)

Il mio amico giornalista Daniele Barbieri mi aveva chiesto di commentare la morte, avvenuta questa settimana, dell’artista cileno residente da molti anni a Rio, Jorge Selarón. Gli ho inviato questa risposta e lui mi ha suggerito: «grazie Julio, è un commento talmente chiaro che, secondo me, dovresti metterlo in blog». Così l’ho fatto. La foto è di Selarón davanti alla famosa scala che, come un Gaudi carioca, ha decorato con azulejos raccolti in tutto il mondo, lungo due decenni.
Caro Daniele,
per ora la questione del suicidio/omicidio di Jorge Selarón è in alto mare. È vero che lui era depresso ultimamente e aveva parlato di buttarsi sotto un treno della metropolitana, ma è anche vero che era stato minacciato di morte da un suo ex-collaboratore e aveva denunciato le minacce proprio alla commissaria di polizia che, forse non avendo agito in tempo per evitare la violenza, ora spinge l’ipotesi di suicidio che gli fa comodo. Poi, chi è che si suicida versando cherosene sulla testa e dandosi fuoco, una morte dolorosissima e terribile, un’agonia lenta, quando ci sono altri modi più veloci e meno truci di farlo? Solo i monaci tibetani lo fanno, per dimostrare la loro indignazione.
Poi, nessuno lo dice, ma – sulla base della mia esperienza di Rio de Janeiro e di quello specifico ambiente bohemiano dei quartieri di Lapa e Santa Teresa e dei loro artisti popolari, e guardando i personaggi specifici coinvolti – scommetterei che ci fosse qualcosa in più fra Selarón e il giovane segretario, che lui in passato ha mandato anche a fare turismo in Europa più di una volta sponsorizzando di tasca propria i suoi viaggi, qualcosa in più di un semplice disaccordo finanziario. Chissà, ci sarebbe anche un rapporto passionale. O qualcosa collegata al consumo di cocaina, una volta accertato che il fratello del segretario, oggi in carcere, è un noto e potente trafficante.
Il problema di fondo però è culturale, secondo me. Rio de Janeiro da molti decenni, dagli anni 60 del Novecento, è immerso in una cultura della morte. La prima pagina dei giornali popolari come
«O Povo» o «O Dia», al posto di esibire pettegolezzi, artiste nude o foto di calciatori esibiscono cadaveri mutilati perché così vendono di più. Il fatto è che il Brasile ha vinto la sfida economica, sta vincendo quella sociale, ma non ha ancora cominciato ad affrontare quella culturale, e forse non ha nemmeno ancora capito bene che il problema esiste e condiziona tutto il resto. In questa cultura della morte, uccidere è “parte della vita”, un atto più o meno grave, non gravissimo. Si uccide perché qualcuno guarda con sguardo languido la tua ragazza in un bar, perché la vittima della rapina aveva poco denaro in tasca, perché fa parte di una fazione rivale, «comando vermelho» o «terceiro comando» o «amigo dos amigos» nel traffico e nelle divisioni territoriali all’interno dei carceri o delle favelas. Insomma, la vita umana ha meno peso e meno rilevanza di quanto siamo abituati noi in Europa – con le eccezioni, è chiaro, di certe periferie di Napoli, la Bosnia degli anni 90, la Cecenia, le morti in mare degli emigranti africani… O sarà che forse le cose stanno cambiando in peggio anche qui, per quello che riguarda il valore e la sacralità della vita umana? È una domanda da farsi.
Su questo link – aggiunge Julio – c’è un sacco di roba sul Brasile, per chi s’interessa all’argomento:
http://www.facebook.com/pages/Julio-Monteiro-Martins/54990711559

NOTA DELLA QUASI ULTIM’ORA

Proprio mentre posto Julio ricevo da lui l’annuncio del nuovo numero di Sagarana (che è davvero preziosa); incollo qui sotto il testo.

Cari amici e amiche,

siamo lieti di annunciarvi che, a partire da oggi, potrete consultare il numero 50 della Rivista Sagarana, all’indirizzo www.sagarana.net .

La nostra nuova copertina è dedicata alla scrittrice francese di origine russa Irène Némirovsky: questa edizione presenta brani scelti dalla Redazione  di due suoi romanzi, “I falò dell’autunno” e “I doni della vita”.

In questo numero, oltre alla sceneggiatura di un cortometraggio di Ken Loach tradotta per “Sagarana” da Walter Valeri, “Anche le lacrime sono in cassa integrazione”, ci sono diversi saggi e articoli inediti in Italia: un discorso recente di Paul Polanski a Roma “L’apartheid dei rom in Europa”, “Piccole bombe culturali: racconti d’autore in territorio italiano”, di R. Cerolini, “Una riflessione sulla nuova destra italiana” di Riccardo Terzi, “La morte di Vinícius” di Toquinho, “La razza degli uomini perduti” di Artaud, “La casa degli orrori” di Bukowski, la storia degli indios Kaiowá e della mecenate statunitense a Parigi Florence Gould.

L’Editoriale di questa edizione, di Julio Monteiro Martins, “Il coraggio dello scrittore”, riflette sulla particolare forma di “stato di coraggio” permanente che ci si aspetta dagli scrittori, il coraggio esistenziale e psicologico per svolgere il loro compito “controcorrente”, ma anche il coraggio etico e politico, e quello collegato alle sperimentazioni e alle ricerche della forma ideale.

In Narrativa, oltre agli estratti della Némirovsky, abbiamo traduzioni di un brano del premio Nobel Mo Yan e di un bellissimo racconto di Garcia Márquez, “La santa”, che ritratta tra i suoi personaggi Cesare Zavattini, di un brano del romanzo appena uscito “Hora di bai”, dello scrittore di Cabo Verde Manuel Ferreira, e un altro dell’ultimo libro di Božidar Stanišić,e nella sezione Nuovi Libri brani di Herta Müller, Amalia Estremi, Anaïs Ginori, Laura Fusco e Mia Lecomte.

In Poesia, delle traduzione inedite di opere di grandi poeti, come Nazim Hikmet, Juan Gelman, Robert Walser, Roberto Juarroz e Ernest Pépin, oltre a poesie di Alda Merini, César Vallejo, Emily Dickinson, Ángel González Muñiz, José Watanabe, Pina Piccolo, Fawzi Karim e Ana Istarú. Ci sono inoltre i racconti e le poesie dei nuovi autori nella sezione Vento Nuovo.

A questo stesso indirizzo troverete anche gli aggiornamenti della sezione Il Direttore, con il racconto Galley Buffet sui voli notturni, di Julio Monteiro Martins.

Ci auguriamo che i saggi, le interviste, i racconti e le poesie da noi selezionati possano offrirvi ore di piacevole lettura.

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I più cari saluti

La redazione di Sagarana

 

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