La teologia della prosperità in America Latina – II parte

La questione evangelica irrompe in America latina e condiziona le elezioni, ma già da molti anni si era installata e aveva fatto proseliti nel continente

di Maria Teresa Messidoro (*)

A partire dagli esempi riportati nella prima parte, pubblicata lo scorso mese, possiamo cercare di conoscere ed analizzare le caratteristiche e le cause della presenza rilevante delle Chiese Evangeliche in America Latina.

Nate e sviluppatesi inizialmente negli Stati Uniti, poco alla volta si sono svincolate e resi indipendenti dall’influenza nordamericana, diffondendosi in modo consistente nel continente latinoamericano per diversi fattori.

Innanzitutto, i problemi economici dell’America Latina emersi soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, hanno prodotto una urbanizzazione disordinata di ampi strati della popolazione, rendendola sempre più emarginata; mentre la Chiesa Cattolica, spesso coinvolta politicamente con la Teologia della Liberazione e l’esperienza unica ed irripetibile delle comunità di base, si ritrovava senza le risorse materiali ed umane per sostenere le molte famiglie rese invisibili dalla crescente globalizzazione, contemporaneamente le Chiese evangeliche hanno dimostrato una maggiore capacità di adattamento alle urgenti domande delle famiglie più precarie e sempre più abbandonate a se stesse. Nascono così le prime esperienze evangeliche, intorno a “pastori” con scarsa preparazione e formazione in campo religioso, ma capaci, autoproclamandosi “guide spirituali”, con una buona capacità di gestione anche ardita di affari legati al mondo religioso, di crearsi un pubblico e quindi un gregge da condurre e manovrare.

In secondo luogo, mentre se storicamente i partiti di destra latinoamericani gravitavano anni addietro intorno alla parte più conservatrice della Chiesa cattolica tradizionale, ora, per cercare di ampliare il proprio bacino elettorale, hanno cercato alleanze con le chiese evangeliche, trasformandosi in partiti “del popolo” e non solo più delle classi sociali più potenti. Inoltre, normalmente, i fedeli evangelici sono fanatici, acritici e molto disciplinati, anche dunque nel momento del voto, una manna per i candidati dei partiti conservatori, che imparano ad utilizzare i “pastori evangelici” per consolidare la propria base. “El hermano debe votar su hermano” (il fratello deve votare per suo fratello) dice uno slogan evangelico.

Un altro fattore da non trascurare è la “pace” tra i gruppi evangelici e l’ala reazionaria della Chiesa cattolica, trovando un tema comune nella sessualità e la famiglia; entrambi si oppongono all’ideologia di genere, che definiscono “marxista e femminista”, pericolosa perché afferma una diversità sessuale che loro non riconoscono. In questa battaglia emerge l’omofobia e la misoginia sia delle chiese evangeliche che dei settori arretrati cattolici, affiancandosi nella lotta contro l’aborto ed il femminismo. L’esempio del Brasile è lampante: molti mariti hanno sostenuto Bolsonaro, dice Zibechi in un articolo apparso di recente sulla Jornada, (tradotto in italiano in https://comune-info.net/potere-evangelico-contro-femminismo/) considerandolo “un modo per aggredire le donne, che adesso hanno acquistato troppo potere”. Inoltre, la lotta per il riconoscimento delle minoranze nere, LGBT e delle donne, si è dispiegata in Brasile solo da cinque anni; molte persone vivono in tensione e insicurezza la propria identità, senza riuscire a scegliere tra il ruolo di oppresso e quello di stare al fianco dell’oppressore. Secondo la sociologa brasiliana Rosana Pinheiro “in conseguenza della colonizzazione c’è anche una lotta per essere –sembrare membridell’elite. Così ci si spiega perché tanti poveri, neri e LGBT hanno votato Bolsonaro”

La Teologia della prosperità risulta quindi essere molto accattivante per migliaia di persone; lontana da qualsiasi idea di solidarietà, afferma che essere ricchi non solo è un bene, ma anche è nei piani divini e diventa dunque una meta da raggiungere con qualsiasi mezzo; si stabilisce perciò una relazione diretta tra la comunione con il Dio evangelico ed il benessere materiale, favorendo un maggior individualismo e consumismo, che può anche tradursi in solidarietà concreta ma solo per la cerchia degli affiliati alla stessa chiesa.

Le Chiese evangeliche riescono dunque a garantire sicurezza e tranquillità, offrendo soluzioni concrete nei momenti di crisi individuali e familiari, assicurando una protezione nei confronti della violenza, della droga, dell’AIDS o della mancanza di lavoro stabile. Promettono veri e propri miracoli nel campo della salute e del benessere, un sogno insperato da raggiungere per chi è costretto a vivere come povero in società fortemente disuguali. In un articolo su questo tema si afferma che “ Dio è colui che garantisce un impiego, cura una malattia, protegge dalla disgrazia, assicura sicurezza, in altre parole offre una nuova teologia, quella della prosperità”      (vedere http://www.redune-prevencionsectaria.org/2019/01/las-iglesias-evangelicas-en-america-latina-la-base-religiosa-del-ascenso-de-las-derechas-y-del-fascismo.html, uno dei più interessanti articoli di analisi del fenomeno apparso alcuni mesi fa in rete). Lo scenario comune è il seguente: il predicatore, affabile e raffinato, grazie soprattutto ai mezzi di comunicazione di massa ormai capillari, chiede un sostegno economico per il proprio ministero, promettendo in cambio preghiere per i donatori; Dio diventa dunque chi somministra una specie di benedizione nel campo finanziario. E se i risultati non si raggiungono, anche se i fedeli hanno contribuito in modo consistente al predicatore ed ai progetti faraonici delle Chiese evangeliche, i “consumatori” del messaggio della prosperità si accingono a fare autocritica, riconoscendo in se stessi gli unici colpevoli di questo non raggiungimento di un livello di vita economicamente elevato e in perfetta salute. Impara a controllare i tuoi pensieri e l’agognato risultato si materializzerà, visualizza e medita sulle ricchezze e queste arriveranno anche per te.

Scrive il peruviano José Luis Pérez Guadalupe, uno dei più importanti analisti contemporanei del mondo evangelico, riferendosi alle Chiese evangeliche “Arrivarono al continente latinoamericano per stabilirvisi, vi si stabilirono per crescere e crebbero per conquistare”. L’ascesa di queste chiese è dunque inquietante, in quanto capace di alimentare un populismo conservatore ed autoritario, mettendo in discussione le conquiste sociali ed ostacolando con tutti i mezzi di cui dispongono il pluralismo e la condivisione in tutti i campi, soprattutto nella sfera della famiglia e della sessualità.

Non possiamo ignorare questo fenomeno, perché la questione evangelica irrompe nello scacchiere geopolitico mondiale, cercando anche alleanze con governi come quello di Trump negli Stati Uniti, di Netanyahu in Israele, di Orban in Ungheria e, perché no, di Salvini in Italia. Le sue foto con il rosario in mano ci facciano riflettere anche in questo senso.

(*) vicepresidente associazione Lisangà culture in movimento

Teresa Messidoro

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