La termodinamica rielaborata da Vittorio Catani

Questa mia recensione è già apparsa su www.carta.org. La ripropongo qui perchè il libro di Catani sta per scomparire dalle edicole. Dunque…. affrettatevi.

Alla sesta riga già incontriamo la «protesi elettronica mentale» che fatica a sopportare l’attacco spam nonostante «l’antivirus condominiale». Sia chiaro che «gli ascensori sono un nodo critico, un attrattore per i crakeraggi mentali mordi-e-fuggi». Volete sapere che ora è quando accade tutto ciò? «I video-graffiti dello schermo oculare virtuale … indicano le 14:37:2» però manca una cifra dei secondi, dunque «qualcosa nel sistema customerizzato sta saltando». Prendete fiato. Poi giù in apnea. Altre cinque paginette e «il suolo scompare».

Impossibile tenere questo ritmo per 500 pagine? Beh, se ci è quasi riuscito Vittorio Catani [ogni tanto respira anche lui], forse potete farcela anche voi, lettrici e lettori.

Vittorio Catani ci ha messo quasi 9 anni a concludere «Il quinto principio» che trovate in edicola, con targa Urania, per miserabili 5,50 eurini ma se pure voi foste nella povertà estrema, senza il becco di un centesimo in tasca, non dovete perderlo: chiedete all’edicolante di prestarvelo e garantitegli che in cambio terrete d’occhio che il nano di Arcore non gli rubi, al solito, le riviste pornografiche.

E’ buona fantascienza tecno-imminente, il futuro che – al solito – germoglia nel guscio del presente. Catani ci porta nel 2043, la democrazia non c’è più [ahi-noi, è ben credibile], i cataclismi si susseguono [idem] e altro non si può rivelare. Cataclismi poi è una parola grossa, visto che i tabelloni luminosi annunciano: «Oggi tutti i valori risultano abbondantemente sotto il limite di tolleranza» e solo un sovversivo potrebbe pensare che «l’avvelenamento, come la matematica, è un’opinione». Dunque tacerò sulla trama: salvo accennare che gli oppositori sono chiamati Irragionevoli perché non capiscono la bellezza, la logica, la forza di un sistema in cui tutti sono sia sfruttati che sfruttatori.

Ma il quinto principio del titolo cos’è? Uno dei protagonisti che si crede Alex ma forse è Axel, un famoso fisico, conserva vaghi ricordi che i princìpi della termodinamica sono tre e il quarto – su cui viene torchiato da due mostri ambulanti – gli sfugge, fiiiiiiiguriamoci un quinto.

Fidatevi di me, è un gran libro. Sorprende che sia così voluminoso visto che Catani ci ha abituato a molti racconti brevi e pochissimi romanzi. Che vuole, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni e neppure le mezze misure. Fidatevi e allo stesso tempo non fidatevi: io sono innamorato [roba platonica sia chiaro] di Catani, arrabbiatissimo perché lui scrive così poco… ma ora che è in pensione spero si rifaccia. E se gli editori avessero un po’ di cervello  o almeno qualche «protesi elettronica mentale» di seconda mano gli chiederebbero di aggiornare il suo saggio bellissimo, «Il gioco dei mondi», scritto con altri due compari nel lontano 1986 ma ancora degno di nota.

Grazie a Urania per una volta, grazzissime a Catani.

Su questa mia recensione si è inserita la mia amica Bianca, di grandi passioni fantascientifiche oltre che civili-politiche. Riporto le sue parole.
Letto su il manifesto di qualche giorno fa un articolo di Tommaso Pincio. Con amarezza ho constatato che quanto pensavo da tempo – anche la fantascienza ci ha tradito – è condiviso da uno scrittore attento all’underground (si dice ancora?) come lui; gli spazi di libertà si restringono pericolosamente perchè abbiamo abdicato al libero arbitrio, al ragionamento, al confronto, alla dialettica e ci fa più comodo lasciare che ci accada qualsiasi cosa.
L’unica flebile speranza (?) si potrebbe trovare nel non lasciarsi prendere dallo sconforto e continuare testardamente a pensare a un futuro veramente alternativo, operando con coerenza per piccoli gradi. Ma può bastare? Me lo sto chiedendo da tempo. Intanto spero fortissimamente che nel 2043 i bond personali ventennali con tasso d’interesse della giornata per soddisfare bisogni superflui indotti dalla pubblicità siano solo una geniale estrapolazione di Vittorio Catani nel suo “Il quinto principio“. Ma se nel 2043 o magari prima, al nostro risveglio i nostri occhi vedessero per prima cosa l’ora in digitale sul display dello schermo oculare virtuale, grazie alla protesi elettronica mentale; se tra hackers buoni e cattivi, collegamento virtuale eternamente in funzione, lancio di virus e antivirus, la nostra vita interiore, i nostri pensieri più remoti, le nostre paure e speranze più nascoste fossero trattati come spam; se violenza e oltraggio, sia fisici sia psicologici, diventassero un programma riscrivibile; se ci fosse una ristretta élite noncurante della finitezza delle cose umane nel tramonto di una terra inconsapevole, se vivere in una eco-casa della linea “Vivete di voi” a sessanta metri sotto terra “dove c’è uno spazio illimitato” sembrerà naturale, c’è il forte dubbio che tutto questo non sia fantascienza, ma solo l’estensione fisiologica del nostro lasciarsi andare.
Sono d’accordo con Pincio (e con Belzebù, che non lo sa): a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca.
Che resta per un futuro alternativo migliore? di quali forze abbiamo bisogno? di che possibilità disponiamo? cosa facciamo per cambiare prima di tutto noi stessi e la nostra percezione degli altri? dov’è lo spirito critico, la voglia di mettersi in gioco, di contrapporsi, di sfidare laicamente le divinità del mercato, del profitto, dell’ignoranza, quelle che hanno buttato il rispetto, la dignità, la coerenza, la legalità, la cultura, la coesistenza pacifica, la solidarietà nel nucleo gassoso del pianeta dove credono sia impossibile recuperarli?
Io le risposte non le ho, ma di una cosa sono certa, anzi di due: voglio essere – fortemente – e non apparire; e sono sicura che come me ci siano tante, tantissime persone che lo vogliono. E poi chi dice che nel nucleo gassoso del pianeta non sia possibile recuperare quello che è stato gettato con disprezzo? C’è qualche scrittore di fantascienza che può rispondere a questa domanda?

Redazione
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Un commento

  • Caro Daniele, grazie per aver riproposto in questa sede il tuo articolo riguardante il mio romanzo “Il quinto principio”, nonché per aver pubblicato il commento di Bianca! (grazie anche al lei). Alla quale, in veste appunto di scrittore di fantascienza, rispondo solo che questi mafiosi e autentici delinquenti vogliono toglierci il futuro, cioé un cambiamento, ovvero uno scopo, un fine. Ma per avere un fine bisogna poter sognare. E la fantascienza è anche sogno! Ciao.

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