Lamento su Point Lenana (di Pabuda)

pensavo

(è attività gradevole, ma

sempre un po’ pericolosa…)

pensavo

fosse un romanzo (*),

un bel racconto che ti prende

e non ti molla più.

ero eccitato

come per un invito a pranzo.

minchia, come ci son rimasto!

la storia: soltanto un pretesto

lasciato presto in un canto

per rifilarmi un saggio a pezzettini

gettati alla rinfusa,

senza motivo, né garbo, né scusa.

il meglio

va via tutto nel prologo,

poi mi sembra

di dovermi difendere

da una frenesia un  po’ esibizionista

d’un tuttologo gauchista (o due).

tra l’altro, tradito mi son trovato:

due volte:

la prima in quanto innamorato

del Wu Ming

(sia in pacchetto collettivo

sia in versione di sigaretta singola)

e la seconda per colpa d’una promessa

che mi sembrava d’aver compreso

leggendo la premessa:

s’annunciava un tentativo,

uno sforzo

di fare i conti coi punti di vista

di quegli altri

che la pensano e le combinano

molto diversamente

da come piace a noialtri…

invece: niente di niente:

un quinto dei miei scrittori preferiti

colla complicità del suo agente

sembra intestardirsi

a convincermi

di quel che già mi convince da sempre.

così, per la prima volta

nel corso della mia storia d’amore

pluriennale e poligama

cogli scrittori Senza Nome,

lascio la lettura interrotta:

stavolta non me la sfango

e, quasi, piango.

(*) parlo del libro di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara, che avrei voluto leggere tutto

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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