Lavoro, diritti, inclusione. Per un uso sociale dei beni confiscati

Diario del campo per la legalità di Cisliano (*)

Con un appello per una rapida approvazione della legge sui “Testimoni di Giustizia” (**)

Care compagne, cari compagni

vi presentiamo il diario del «Campo della Legalità» che si è svolto alla “Libera Masseria” di Cisliano dal 4 all’8 settembre. Il Campo è stato organizzato da CGIL Lombardia, in collaborazione con la CdLTM di Milano, la CdLT Ticino Olona e varie associazioni. Fondamentale è stato l’apporto di diverse categorie i cui rappresentanti si sono alternati durante i pomeriggi formativi e del dipartimento Legalità della CGIL Nazionale.Al campo hanno partecipato studenti e sindacalisti delle Camere del Lavoro di Milano, Brescia, Monza Brianza, Ticino Olona, della FLAI e ella FP. Molti gli attivisti dello Spi di Milano che hanno dato anche un contributo operativo alla gestione del campo.

Una esperienza ricca e positiva che continueremo anche nei prossimi anni, che vede le diverse strutture della Cgil operanti su quel territorio all’interno di una delle aree omogenee della Città Metropolitana di Milano coordinarsi e collaborare per portare avanti i valori del lavoro, della legalità e dei diritti.

La Libera Masseria a Cisliano, a pochi km da Abbiategrasso (Comune dove tra pochi mesi verrà aperta una nuova importante sede della Cgil proprio perché centrale all’interno dell’area omogenea) rappresenta un’importante azione collettiva che dimostra come la tenacia, la perseveranza di chi opera sul territorio può determinare cambiamenti positivi e restituire dignità e lavoro dalle macerie lasciate dall’illegalità.

Una esperienza ricca e positiva che continueremo anche nei prossimi anni. Questo diario è nato anche grazie al lavoro della compagna Angela Amarante dell’Ufficio Stampa della CGIL Regionale, che ha partecipato al campo scrivendo il resoconto delle varie giornate.

Nell’ultima pagina trovate infine un appello dei nostri campisti a sostegno della legge a favore dei testimoni di giustizia.

Marinella Magnoni (segretaria Cgil Lombardia) Massimo Bonini (segretario gen. Cgil Milano) Jorge Torre (segretario gen. Cgil Ticino-Olona)

Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda!

Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi!

Prima di abituarci alle loro facce!

Prima di non accorgerci più di niente!”

PEPPINO IMPASTATO

La partecipazione ad un campo di lavoro e formazione su un bene confiscato alla mafia è un’esperienza che non finisce con la sua conclusione. Ti porti dietro più consapevolezza, la responsabilità di dover tenere gli occhi più aperti, e di fare con più impegno la propria parte. I giorni trascorsi insieme creano legami e condivisione. È quanto accaduto anche alla Libera Masseria di Cisliano ai sindacalisti e agli studenti che hanno partecipato al campo. Attraverso il lavoro manuale ognuno contribuisce ad una piccola, ma tangibile, trasformazione del bene. In quel luogo l’organizzazione mafiosa, all’ombra di una apparente attività legale, esercitava controllo del territorio e l’imposizione di un modello sociale fondato sull’intimidazione, sull’omertà, sulla progressiva spoliazione di libertà e di diritti. Si sono sistemate staccionate, aiuole, tinteggiate pareti, lasciando tante tracce di impegno per la legalità visibili ovunque. Grazie alle attività di volontariato i quattro appartamenti presenti sul bene sono stati destinati a famiglie in emergenza abitativa. Gli altri spazi e strutture sono utilizzati per iniziative di educazione e formazione alla Legalità. Sono stati anche fatti lavori di manutenzione nelle cucine e negli spazi una volta destinati alla ristorazione. Quando l’Agenzia Nazionale dei beni confiscati disporrà l’assegnazione definitiva del bene, potrà riprendere una attività economica in grado di assicurare buona e regolare occupazione. Nei laboratori formativi del pomeriggio si è parlato di mafia, antimafia e di come si costruisce consenso sociale contro la cultura mafiosa. Con l’ambizione di raccogliere il testimone di tanti che, prima di noi, hanno messo la loro passione civile e politica al servizio del bene comune. Abbiamo condiviso l’importanza di far diventare una pratica diffusa l’impegno per il riuso sociale e produttivo dei beni confiscati. Per sostenere l’economia legale, il rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori. È questa una frontiera che è sempre appartenuta alla Cgil, ma oggi trova uno slancio nuovo. Con un impegno quotidiano, nella convinzione che la lotta contro le mafie e per la Legalità sia uno straordinario anticorpo da iniettare nelle istituzioni e nella società per tenere vivo l’impegno in difesa della democrazia, della libertà e per la giustizia sociale. Attualizzando anche così il significato antico della parola Sindacato, dal greco Syn Dike: Insieme per la Giustizia.

Vincenzo Moriello, Ufficio legalità Cgil Lombardia

Breve storia della Masseria e cosa abbiamo fatto

Il primo campo della legalità interamente organizzato dalla Cgil Lombardia insieme alla Camera del Lavoro di Milano e alla Camera del Lavoro Ticino Olona (che da tempo, sostengono le attività delle associazioni presenti alla Libera Masseria di Cisliano) è stato occasione di incontri, lezioni formative, lavoro, ma soprattutto costruzione di una comunità di persone, sindacalisti studenti e volontari, che credono nella restituzione alla collettività di un bene comune.

La Libera Masseria è appartenuta alla famiglia Valle, clan di ‘ndranghetisti condannati definitivamente per associazione mafiosa dal tribunale di Milano il 21 luglio 2012. All’interno della masseria i Valle possedevano un ristorante e abitazioni private, ma soprattutto da lì gestivano le attività illecite, dal traffico internazionale di droga, al gioco d’azzardo e all’usura.

Dopo l’arresto dei Valle la Masseria è stata confiscata. Dal 2015 è assegnata in via provvisoria al Comune di Cisliano che l’ha affidata in gestione all’associazione Una Casa Anche Per TE (U.C.A.P.TE) e alla Caritas. I volontari di Ucapte e della onlus La Barriera di Vigevano hanno restituito vita all’edificio. La ‘ndrangheta lo aveva distrutto, come spesso fanno i mafiosi con gli immobili confiscati, secondo la filosofia “non è nostro, non è vostro”. Danni stimati in 500 mila euro.

Dopo tanta fatica e sacrifici, la Masseria è stata restituita ai cittadini e oggi è luogo di socialità e condivisione. Ospita anche famiglie disagiate. Sopravvive con le donazioni, e con tante iniziative sociali e culturali ed è frequentata da centinaia di persone che contribuiscono al suo mantenimento. Quest’anno ha ospitato per 13 settimane, da giugno a settembre i campi di lavoro e formazione. Dal 4 al 10 settembre 2017 sono passati da lì anche i sindacalisti lombardi.

Il campo della Cgil prevedeva lavori di manutenzione la mattina e pomeriggi di formazione. Armati di stracci, cazzuole e buona volontà, sindacalisti e studenti si sono presi cura di ogni locale della struttura e degli spazi esterni, pulendo vetri, strappando erbacce, cambiando le mattonelle.

Il primo pomeriggio formativo, lunedì 4 settembre, è stato incentrato sulla “costruzione di una cultura alternativa alle mafie”. Ha dato il senso dell’incontro Vincenzo Moriello, ufficio legalità Cgil Lombardia: “La mafia è un fenomeno economico e sociale che non conosce anticorpi nemmeno al nord. E’ un esercito efficiente sul piano organizzativo. Noi che ci opponiamo alle mafie dobbiamo essere altrettanto efficienti. Dobbiamo fare una scelta, basata sui nostri valori, e poi tradurla concretamente con la pratica quotidiana. L’obiettivo è quello di contaminare anche gli altri”.

All’incontro hanno partecipato anche Davide Salluzzo de La Barriera, che ha raccontato la storia e l’impegno dei volontari della Libera Masseria, e don Massimo Mapelli della Caritas Ambrosiana. Attraverso l’associazione Ucapte, don Mapelli ospita minori stranieri non accompagnati, che arrivano in Italia con le barche della speranza famiglie sfrattate, “persone per cui è necessario trovare spazi”. Questi spazi possono essere gli immobili confiscati alle mafie, come avviene alla Libera Masseria. Ma Ucapte ha in gestione anche Casa Homer, una cascina a Zinasco, in provincia di Pavia, dove diversi giovani profughi vivono, studiano, coltivano la terra e ne vendono i prodotti tramite la cooperativa Madre Terra. Bisogna andare avanti tutti insieme – ha detto don Mapelli – mettendo davanti chi non ce la fa. Se si sta insieme, se ci si crede, le cose funzionano”.

Al secondo pomeriggio formativo, martedì 5 settembre, hanno partecipato Carlo Baldini della Cgil nazionale e Roberto Iovino della Flai Cgil nazionale, che hanno ripercorso le tappe della storia dell’antimafia in Italia, dall’occupazione delle terre nel dopoguerra alla confisca dei beni mafiosi. I due sindacalisti hanno raccontato il percorso della legislazione antimafia e l’impegno della Cgil nella costruzione di queste leggi. A cena, tutti al ristorante gestito dalla cooperativa La Tela di Rescaldina, anch’esso bene confiscato alla mafia.

Il terzo pomeriggio formativo, mercoledì 6 settembre, ha visto la partecipazione di Fabio Roia, Presidente Misure di Prevenzione Tribunale di Milano, GianAntonio Girelli, Presidente Commissione Antimafia Regione Lombardia, Luciano Silvestri, CGIL Nazionale.

Il magistrato milanese, Presidente delle misure di prevenzione del Tribunale di Milano, ha un ruolo di rilievo nella giurisdizione antimafia e nella confisca dei beni. Ha spiegato che nel capoluogo lombardo l’associazione criminale prevalente è la ‘ndrangheta, presente fin dagli anni Settanta. 1251 gli indagati per 416 bis, 766 i casi archiviati, 384 le richieste di rinvio a giudizio. I reati contestati in concorso con 416 bis riguardano il traffico di stupefacenti, ricettazione e riciclaggio, estorsione, traffico di armi, usura, reati economici, reati contro la pubblica amministrazione. I settori economici interessati da infiltrazione mafiosa sono l’edilizia, bar e locali notturni, attività immobiliari, società di servizi, ristorazione,lotterie e sale da gioco.

A Milano nel 2016 le confische sono aumentate del 30%, ma mancano procedure che consentano l’accelerazione dell’assegnazione definitiva dei beni. Anche la Libera Masseria è tra i beni in attesa di assegnazione definitiva. Fino a quel momento sarà impossibile pensare di investire in un’attività che possa anche dare lavoro. Si stima che 150 beni riutilizzati sul nostro territorio abbiano creato ciascuno 2,5 posti di lavoro. Ad oggi oltre il 40% degli immobili confiscati è utilizzato per housing sociale. Luciano Silvestri ha ricordato l’impegno della CGIL sui temi della Legalità negli ultimi anni, richiamando in particolare la campagna “Io riattivo il lavoro”, per il rilancio produttivo e occupazionale delle aziende confiscate alla mafia, promossa dalla CGIL insieme a Libera, Arci, Avviso Pubblico, Legacoop, Acli, Sos Impresa e Centro studi Pio La Torre. La campagna ha prodotto una proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto 150mila firme ed ha dato un impulso decisivo alla riforma del Codice Antimafia (approvata in via definitiva dal Parlamento lo scorso 27 settembre ndr).

La serata di mercoledì è stato forse il momento più intenso. I partecipanti al campo hanno ascoltato la storia di Maria, testimone di giustizia. Maria ha scelto di partecipare senza scorta al campo organizzato dalla Cgil Lombardia. Per una settimana si è sentita “una persona normale”. La sua vita quotidiana non lo è. A 17 anni ha denunciato il clan che ha ammazzato due suoi fratelli nel paese calabro in cui è nata. Da quel momento la sua vita si è fermata. Da circa 20 anni vive con la famiglia cambiando identità e luogo di residenza. Per un periodo ha ricevuto un contributo dallo Stato, ora è senza lavoro. Ma i testimoni di giustizia chiedono una giurisdizione diversa, ha raccontato Maria. Che, innanzitutto, non li paragoni ai pentiti, come avviene oggi. Che consenta loro di lavorare. Una nuova proposta di legge è stata recentemente approvata dalla Camera e ora è in discussione in Senato. È fondamentale che venga approvata rapidamente per dare nuova speranza, e nuove possibilità alle loro vite. Maria si è commossa più volte raccontando la sua storia, e anche chi l’ha ascoltata. Ha detto di non sentirsi una donna coraggiosa, ma che rifarebbe la sua scelta.

Anche Maria è andata giovedì mattina, 7 settembre, con gli altri campisti a visitare Casa Homer, dove vivono i giovani migranti seguiti da don Mapelli, e casa Ombretta, situata nello stesso complesso, dove vivono donne sole migranti con figli. I campisti hanno raccolto pomodori, zucche e fragole, ma i terreni di casa Homer offrono ancora di più. Mele, angurie, verdura. Frutta e ortaggi sono biologici e vengono venduti ai privati dalla cooperativa Madre Terra, dove sono regolarmente impiegati alcuni giovani ospitati nella cascina. I ragazzi vivono fianco a fianco in cascina, studiano, lavorano o cercano lavoro. Conducono una vita normale, serena, a dispetto delle sofferenze e dei sacrifici vissuti da bambini. Alcuni di loro sono arrivati in Italia su un barcone. Don Mapelli ha restituito loro quello che avevano perso, o che non hanno mai avuto.

Dopo il pranzo a Casa Homer, ritorno alla Libera Masseria. Nel pomeriggio erano presenti Marinella Magnoni, segretaria Cgil Lombardia, e Claudio Dossi dello Spi Cgil Lombardia. L’incontro è stato l’occasione per discutere di “Legalità per lo sviluppo del territorio e l’inclusione sociale”, e di come intorno a valori ed obiettivi condivisi, società ed Istituzioni si rafforzano reciprocamente. La negoziazione sociale con gli enti locali è per la Cgil uno strumento importante in questa direzione. La legalità è un tema già presente nell’agenda di lavoro del sindacato. Ad esempio i patti antievasione stipulati con i comuni hanno già permesso di recuperare importanti risorse pubbliche da destinare al potenziamento dei servizi sociali per la collettività, hanno spiegato i sindacalisti, che hanno sottolineato l’importanza di porre al centro della negoziazione sociale anche il tema del riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie.

Venerdì 8 settembre la giornata conclusiva del campo, con l’incontro pubblico “Dal lavoro precario al lavoro liberato: la Carta dei diritti universali del lavoro”. Hanno partecipato Giuseppe Massafra della segreteria della CGIL, Elena Lattuada segretario generale della CGIL Lombardia, Massimo Bonini segretario generale della Camera del lavoro Metropolitana di Milano, Giacomo Licata segretario generale della Cgil di Como, Jorge Torre segretario generale della Cgil Ticino Olona, Alessio Gallotta della Filt CGIL di Milano e Vincenzo Quaranta della Filcams CGIL Lombardia.

Dopo aver visto il film “Io che lavoro per un algoritmoprodotto dalla CGIL di Como sul tema legalità e lavoro e aver ascoltato la testimonianza di Veronica Bianco giovane partecipante del campo, il segretario generale della Cgil Lombardia Elena Lattuada, nel suo intervento, ha espresso “soddisfazione per l’esito di questa prima esperienza organizzata dalla CGIL Lombardia, che ha saputo mettere insieme giovani, sindacalisti, esperti e operatori nel campo della formazione di una più ampia cultura della legalità, con l’obiettivo di farne un patrimonio di tutte e tutti.

Certamente continueremo l’impegno su questo terreno – ha concluso Lattuada – perché quella della legalità non sia considerata una questione di nicchia ma diventi sempre più un tema centrale che attraversa tutta l’azione politica e le scelte, soprattutto in vista di una campagna elettorale per le regionali che sarà impegnativa, e nella quale le problematiche legate alla legalità avranno certamente, anche nella nostra regione, la loro centralità”.

“Coinvolgere i giovani, è questo il nostro obiettivo”, ha detto Massimo Bonini segretario generale della Camera del lavoro di Milano. “In un paese che tende ad escluderli servono iniziative come questa. Lavoro, diritti, inclusione e il riuso dei beni confiscati sono temi centrali per noi, soprattutto in questi momenti dove molto viene dato per scontato o addirittura dimenticato”.

Lavorare insieme – ha concluso Bonini – con giovani e meno giovani è un passo importante per un confronto sano e positivo, a maggior ragione quando si parla di legalità, un argomento spesso messo in secondo piano, questo coinvolgimento pone la basi per un futuro migliore”.

Il segretario della Camera del lavoro del Ticino Olona, Jorge Torre, ha sottolineato l’importanza di questa esperienza “in un territorio che vede a distanza di pochi chilometri Sedriano, primo Comune sciolto per mafia in Lombardia, e una moltitudine di beni confiscati, in una Città Metropolitana che fa fatica a definire i propri compiti, ma che vede la Cgil quotidianamente agire insieme e interagire con le diverse realtà ed istituzioni”.

Giustizia, integrazione, lotta all’emarginazione, lotta al disagio sociale, accoglienza, soprattutto in questa fase storica. Insieme – ha concluso Torre – possiamo riassumere queste parole in un antidoto contro la mafia, in un obiettivo strategico comune dal nome diritti universali”.

Alessio Gallotta della Filt CGIL di Milano ha raccontato dell’esperienza di Amazon – un percorso conoscitivo, anche di studio per capire il lavoro dentro una multinazionale completamente disinteressata alle condizioni dei lavoratori. “E’ stata un’esperienza difficile, una situazione di illegalità dove i lavoratori avevano una retribuzione decisamente inferiore rispetto a quella normale.

Tutto questo ha portato tanta solidarietà ma anche la considerazione che dove c’è impossibilità di giustizia sociale la criminalità si annida”.

Vincenzo Quaranta della Filcams CGIL Lombardia ha descritto con esempi concreti la drammaticità della situazione nel sistema degli appalti della vigilanza privata. Storie di una quotidianità difficile, come quella dei lavoratori di un’azienda legata al clan Laudani che aveva appalti importanti, come il Tribunale e la Lidl, i cui lavoratori lunedì scorso si sono ritrovati di fronte all’arresto dei proprietari e a 200 licenziamenti su 600. “Ma oggi, qui al campo, per tutti noi è un giorno felice perché sappiamo che insieme si può combattere questa battaglia”.

Silvia Spera, della segreteria della Camera del Lavoro di Brescia, partecipante al campo con altri sei sindacalisti di Brescia, ha voluto sottolineare come legalità e giustizia sociale siano, per la CGIL, valori da declinare insieme per dare forza alla lotta per i diritti.

Anche questo importante appuntamento – ha detto Giuseppe Massafra, della segreteria nazionale della Cgil – evidenzia l’impegno che la nostra organizzazione mette per affermare il valore della legalità come presupposto irrinunciabile per costruire il futuro di questo Paese”.

È un impegno che mette al centro il tema del lavoro come motore di emancipazione, strumento di coesione, come elemento per superare tutte le forme di disuguaglianza che sono alla base del proliferare di ogni forma di illegalità. In questi anni abbiamo animato numerose iniziative e campagne che si sono sempre proposte un obiettivo importante: diffondere una cultura della legalità nella società, ovunque, da nord a sud (perché la mafia non è un fenomeno circoscritto ad una parte della nazione) a partire dai luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle piazze. Convinti che il vero antidoto alla criminalità sia quello di costruire una cultura diffusa, migliore”.

Appello per una rapida approvazione della Legge sui Testimoni di Giustizia

Durante l’esperienza del campo di formazione e lavoro per studenti e sindacalisti, promosso dalla CGIL Lombardia sul bene confiscato “Libera Masseria” di Cisliano (Mi)abbiamo conosciuto ed ascoltato la storia di Maria, testimone di giustizia.

Maria ha scelto di partecipare senza scorta al nostro campo. Per una settimana si è sentita “una persona normale”. La sua vita quotidiana, come ci ha raccontato non lo è. A 17 anni ha denunciato il clan che ha ammazzato due suoi fratelli nel paese della Calabria in cui è nata. Da quel momento la sua vita si è fermata. Da circa 20 anni vive con la famiglia in regime di protezione/tutela e ha cambiato più volte identità e luogo di residenza. Per un periodo ha ricevuto un contributo dallo Stato, ora è senza lavoro. Maria si è commossa più volte raccontando la sua storia, e anche chi l’ha ascoltata. Ha detto di non sentirsi una donna coraggiosa, ma che rifarebbe la sua scelta. Una scelta di legalità e di libertà, di una vita che però spesso diventa opaca e sfuggente. I testimoni di giustizia chiedono una giurisdizione diversa, ha raccontato Maria, che non li paragoni ai pentiti, come avviene oggi e che consenta loro di lavorare.

Una nuova proposta di legge contenente misure a favore dei testimoni di giustizia (Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia AS 2740) già approvata alla Camera e ora è in attesa di essere discussa ed approvata in Senato.

Tutti i campisti hanno condiviso l’importanza di approvare rapidamente questa legge per dare nuova speranza, e nuove possibilità alle vite dei testimoni di giustizia, in particolare attraverso il lavoro. I testimoni di giustizia, secondo gli ultimi dati disponibili sono 78 più i loro congiunti, e rappresentano una fondamentale e insostituibile fonte di conoscenze nel contrasto alle mafie, come ha ricordato di recente il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.

La recente approvazione della riforma del Codice Antimafia, ha rappresentato un risultato di straordinario valore, frutto di una battaglia lunga e complicata, per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione e la CGIL è stata tra i principali protagonisti con la campagna “Io Riattivo il Lavoro” promossa con il sostegno e la partecipazione di un ampio cartello di associazioni.

È sentimento diffuso tra i nostri militanti, volontari e volontarie dei campi della Legalità, che la CGIL continui ad essere vicina a Maria e ai testimoni di giustizia, affinché il lavoro diventi il principale strumento per il loro reinserimento nella vita sociale.

Per questa ragione è importante rilanciare l’impegno per una rapida approvazione della Legge a partire dalla Conferenza Stampa convocata, presso la Federazione Nazionale della Stampa il prossimo 19 ottobre, dalla CGIL insieme a tutte le Associazioni della campagna “Io Riattivo il Lavoro”, per sottolineare l’importanza della Riforma del Codice Antimafia e per una sua coerente e rapida applicazione.

Dal campo di Lavoro e Formazione

Lavoro, Diritti, Inclusione: per un uso sociale dei beni confiscati”

Libera Masseria” 4-8 settembre 2017

(*) ripreso da www.cgil.lombardia.it/

(**) approvata definitivamente il 21 dic 2017

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Andrea Mingozzi

    Bella iniziativa, speriamo venga replicata anche in altri territori. Per esempio l’Emilia Romagna, dove le mafie sembrano aver attecchito un pò in tutta la regione.

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