“LAVORO VIVO” – di Mark Adin

Quella che segue non vuole essere una recensione, semmai una condivisione. Che se la FIOM mi chiedesse di mettermi il tutù e ballare lo Schiaccianoci, io già lo farei. Bisogna pur schierarsi, starci a schiena dritta, essere con loro, oggi, con le poche armi che abbiamo.

Dunque a Bologna han fatto un libro e han fatto bene. Contiene vite e fatti di lavoro, scaturisce dal mondo reale ma non è una cronaca. Alla presentazione, svoltasi in “una delle più grigie librerie” che si possano immaginare nella Città della Muffa, un editore piccolo era lì per dare – persino lui –  una mano, alfiere di culture patentate. Introduceva l’idea del raggiungimento, con il volume in questione, della identità tra Bello e Utile. E’ stato bello, è stato utile, ha concluso  il suo intervento e ci aveva poi da fare.

Ha preso la parola Marco Ticozzi, segretario Fiom locale, e ha cominciato a parlare di carne e sangue, e tutti l’abbiamo trovato vero, e  ci siamo sintonizzati subito, sfuggendo l’equivoco, realizzando che il dualismo di cui sopra ammiccava alla retorica. Di carne e di sangue è fatta, appunto, questa raccolta, e perciò di verità. Ed è proprio di questa che vi è gran necessità, avvelenati come siamo dalle balle dei Media, dallo sguardo di una informazione sempre rivolta altrove.

Faceva caldo ed eravamo qualcuno più di venticinque, presenti Rifondazione e Sel, mancante il Pucci. C’erano: una mummia rinsecchita, invitte militanti, omesse bandiere, sindacalisti e amici, una fotografa sfuggente, i più giovani ovviamente assenti perché non c’è più vita in queste “librerie con sola dignità di magazzeno”. Abbiamo il limite di cedere ai nostri rituali, ci ostiniamo a farci sorprendere dalla banalità, non ci inventiamo niente, a volte ci facciamo male.

Nonostante tutto c’era Massimo, avvocato in Bologna presso Camera del Lavoro, Massimo Vaggi che scrive – come lui stesso afferma – perorazioni e atti giudiziari e cose simili, sì, ma anche onesta narrativa. Uno bravo, posso testimoniarlo. E’ fra gli Autori di “Lavoro Vivo”, insieme a qualche altra blasonata firma. Si accompagnava a Bruno Papignani, segretario Fiom felsineo e prefatore, che ci ha messo del suo per dare l’ultima spallata a farci entrare tutti: nel libro.

Così nessuno è più rimasto fuori, nella grande bugia, e ci siamo ritrovati in un crogiolo, con la temperatura alle stelle, in mezzo alle scintille, nell’altoforno di fine Novecento, anniversario che celebriamo oggi. Finalmente al vero.

Bello, il libro, vivo come il lavoro. Lontano come non mai dallo squallido espediente di applicare il marketing della solidarietà per poter vendere. Si venderà da sé, anche senza etichetta FIOM, per propria forza narrativa. Voglio dire due racconti presenti, quelli che ho letto primi: “Eqquessaè”, di Ciarallo, e “Pezzi di Ricambio”, di Vaggi.

Nel primo mi ci sono visto, sincrono e pulsante con lo stesso cuore. Genitori immigrati, padre operaio, dignità nel dna, il pestone della sfortuna, dolore e ancora orgoglio, e coraggio a non finire, attraverso gli occhi di un figlio come fui, del ragazzino coi calzoni corti, che indossa tardi i suoi calzoni lunghi, che non capisce subito. Magnificat l’orgoglio del FARE, questo verbo così bello, ammazzato da un politico di merda. La fierezza del FARE che costruisce beni duraturi, il lavoro che incarna  conoscenza. Il non arrendersi. Mai.

Nel secondo mi ha colpito il farsi da parte dello scrittore e della scrittura, di cui segnalo l’inchino, il commendevole sacrificio di ogni protagonismo da parte di un autore che ha saputo divenire strumento, per restituire, in purezza, una storia affidata alla voce, forse in sé chiara ma certo affievolita dalla malattia professionale. L’oscenità di questo ultimo aggettivo, applicato alla perdita della salute a causa del posto di lavoro divenuto trappola letale, la forza di fronte alla malattia che non perdona, il lavoratore consapevole di esser prossimo alla morte per aver respirato amianto,  il destino che si stempera sull’orgoglio di essere maestranza produttiva, detentore di capacità e tecnica, umano artefice. Ben fatto, Vaggi, le lettere ti assolvano dall’essere avvocato.

Ma è giusto ricordare gli altri autori: Bettin, Fois, Lucarelli, il compianto Tassinari, e poi Rigosi, Magnani, Ferracuti, Cutrufelli.

LAVORO VIVO – Edizioni Alegre – 14 €

Comprate ‘sto volume, non sprecherete i soldi.

Senza dimenticare di regalarne copia a un giovane, che sappia di un pezzo di mondo, quello vero.

Mark Adin

Redazione
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Un commento

  • è vero, non c’ero, e me ne dispiaccio, che anch’io per questa FiOM che, sola, difende una dignità del lavoro che è anche mia, oltre che patrimonio costituzionale di tutti, anch’io, dicevo, ballerei lo schiaccianoci, anche, eventualmente, togliendomi il tutù. Pucci

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