Le bombe RWM “esplodono”, anche metaforicamente
Mettendo in difficoltà la Giunta regionale sarda
Aggiorniamo sul pasticciaccio della Valutazione d’Impatto Ambientale per gli ampliamenti alla fabbrica di bombe di Domusnovas/Iglesias e della “strategia” in merito della Giunta Regionale sarda con vari interventi: un podcast di Sardegna che cambia con l’avvocata Giulia Lai e Rosalba Meloni del Cagliari Social Forum; un intervento di Arnaldo Scarpa della rete WarFree, del giurista Andrea Pubusa, un intervento dell’associazione indipendentista Republica, Carlo Bellisai da Pressenza e un articolo di Costantino Cossu da il manifesto. Concludiamo con e una persnale narrazione di Gian Luigi Deiana sulla manifestazione dello scorso dicembredavantiall’RWM
RWM, la Regione decide di non decidere
La Regione non deciderà sull’ampliamento della Rwm e si avvia verso il commissariamento. Il 16 dicembre infatti sono scaduti i termini imposti dal Tar alla Regione Sardegna per deliberare in merito all’autorizzazione ex post di valutazione di impatto ambientale sull’ampliamento della fabbrica di armi Rwm di Domusnovas. Ma la Regione non lo si pronuncerà, la presidente Alessandra Todde – leggo da Ansa – ha infatti deciso che non porterà in Giunta la delibera. All’istruttoria avviata dagli uffici degli assessorati competenti mancherebbero ancora le valutazioni che riguardano in particolare il dissesto idrogeologico e quelle in ambito sanitario; dunque, non si può procedere a una pronuncia definitiva. Proprio il voto dell’esecutivo era preannunciato complicato, con Avs e Sinistra italiana e Sinistra Futura contrari. Ed è sul punto politico che reagiscono i 5 stelle: “Non accettiamo lezioni di pacifismo da nessuno”, filtra – come riporta sempre Ansa – dai vertici del Movimento in Sardegna. Le conseguenze della mancata decisione saranno quelle della nomina di un commissario per chiudere la procedura e dare la risposta all’azienda. In merito abbiamo chiesto ai movimenti da tempo schierati contro l’ampliamento e in generale contro la produzione bellica nell’Isola un commento a questa notizia. Ne abbiamo parlato con Rosalba Meloni che fa parte di Stop Rwm, del Comitato sardo di solidarietà con la Palestina e del Cagliari social Forum ma prima di lasciare la parola a Meloni, abbiamo chiesto anche all’avvocata Giulia Lai di spiegarci la questione commissariamento, che è diventata una questione appunto perché tra le motivazioni che continuano ad arrivare anche dagli stessi partiti di maggioranza, c’è il fatto che anche un parere negativo sull’ampliamento avrebbe comportato la nomina di un commissario. All’avvocata Giulia Lai abbiamo chiesto che cosa la sentenza 910/2025 del TAR SARDEGNA pubblicata 17.10.2025, ha stabilito. Da qui (min. 1:15)
Qual è la realtà su Rwm? Quali sono i fatti?
di Arnaldo Scarpa il manifesto sardo, 20/12/2025
L’immagine che i cittadini potrebbero avere della questione Rwm ascoltando le esternazioni di chi rappresenta nella vicenda la regione e lo stato è perlomeno confusa, se non contraddittoria.
Dopo oltre due anni di istruttoria, nonostante siano state appurate, dal servizio regionale, una serie di irregolarità rispetto a quanto realizzato e presentato da Rwm, gli uffici hanno espresso parere favorevole.
A questo punto, a seguito delle osservazioni tecniche delle associazioni ambientaliste e pacifiste, abbiamo prima assistito alla scena in cui la Presidente Todde ha annunciato che era costretta a portare in Giunta il parere degli uffici e dunque “aveva le mani legate” e l’ampliamento era da autorizzare, anche obtorto collo. Poi, un primo colpo di scena: la Giunta, causa vibrate proteste di pezzi molto significativi ma minoritari, della maggioranza, non viene neppure investita ufficialmente della questione, e si fanno scadere i termini imposti dal TAR Sardegna.
Il tribunale amministrativo regionale, dal canto suo, ha già messo nero su bianco che cosa debba accadere in questo caso: la palla non passa al governo, ma ad un commissario “ad acta” – nominato solo per questo atto -, un alto dirigente del Ministero dell’Ambiente che dovrà rispondere entro 60 giorni da un’eventuale nuova richiesta di autorizzazione che Rwm potrà produrre direttamente al ministero, non avendo ricevuto risposta dalla Regione entro il termine dettato dal tribunale stesso.
In questo quadro, in cui la strada per l’ampliamento appare già ben spianata, dato che l’orientamento delle massime istituzioni nazionali appare assolutamente favorevole alla produzione di armi (per chi e per cosa non importa!) interviene però la dichiarazione del Ministro Urso (delle Imprese e del Made in Italy) che si affretta a dire ai giornalisti che ha già preso accordi col Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin per approvare l’ampliamento nel più breve tempo possibile, evidenziando in anticipo una condotta presumibilmente pressoria sul funzionario ministeriale che dovrebbe invece esaminare il caso dal punto di vista tecnico-giuridico, senza pressioni politiche di sorta.
Invece, la Presidente della Sardegna sembra tirar fuori un asso dalla manica (ma non tutti i giocatori lo vedono) e, oltre la scadenza, se ne esce, con una dichiarazione in cui afferma che “l’iter non è concluso”, che manca poco e che non poteva portare la decisione in Giunta senza attendere che anche gli ultimi aspetti di questa fabbrica che “non è normale” venissero chiariti dagli appositi uffici. Lasciando pensare che si appresti a convocarla sul tema, nonostante il provvedimento ordinatorio del TAR.
Insomma, tutto è ancora in ballo, ma la Regione e la sua presidente non hanno certo fatto finora una bella figura, tra frasi poco chiare, che a tratti sono anche risultate, per qualcuno, offensive, come quelle rivolte al popolo pacifista riunito a Cagliari alla Conferenza Euromediterranea di Pace convocata dall’ARCI: “non voglio dire che mi stenderò fuori dai poligoni, perché “non io non sono così” perché sono una persona seria”, tra ritardi, tentennamenti, uffici che tralasciano pezzi importanti di analisi prima di rilasciare pareri tecnici, altri pareri che non arrivano, maggioranze che vacillano di fronte a qualcosa che sarebbe ovvio per un governo regionale di sinistra, ma in cui evidentemente hanno un gran peso certe lobby di potere che sappiamo molto ben ammanigliate da una parte col centrosinistra regionale e nazionale e dall’altra con gli affaristi delle armi.
Sul governo nazionale, non rimane molto da dire, dato che l’appoggio agli armieri e all’economia di guerra non lo fa mancare in nessuna occasione, come dimostra inequivocabilmente la presenza del loro sommo sacerdote Crosetto sullo scranno del Ministero della Difesa, e i numerosi decreti e disegni di legge che tendono a trasformare l’Italia in un paese belligerante e militarizzato, pur senza che si profili all’orizzonte un reale nemico. Alla fine, si profila pure il rischio che, con un emendamento, ogni capacità decisionale delle regioni rispetto all’industria della guerra venga sottratta in nome dell’interesse nazionale, così come è ormai fuori controllo regionale la questione della transizione/speculazione ecologica.
La Confindustria, poi, afferma che è inaccettabile l’inadempienza della Regione su un investimento già autorizzato, tralasciando però di dire che quelle autorizzazioni sono state tutte annullate dal massimo organo giudiziario amministrativo dello Stato per una serie di irregolarità amministrative, e che, proprio per questo, c’è bisogno di una Valutazione di Impatto Ambientale ex-post, in pratica un colpo di spugna sugli illeciti, un regalo legale fatto dagli stessi giudici amministrativi e dalla regione sarda a Rwm, mentre viene negato, a norma di legge, a qualsiasi privato cittadino.
Certo che poteva andare altrimenti: la Presidente ha sul suo tavolo tantissime osservazioni tecniche contrarie alla VIA che avrebbe potuto utilizzare per concludere (entro i termini) che, sulla base dei dati in suo possesso, non era possibile autorizzare l’ampliamento. Naturalmente, avrebbe dovuto motivare un parere diverso da quello degli uffici regionali, anche senza metterne in dubbio la correttezza formale, opponendo la ragionevolezza delle osservazioni ricevute dalle associazioni e magari citando il principio di precauzione per una fabbrica che davvero “normale” non è.
Eventuali opposizioni interne alla Giunta le avrebbe potute superare chiamando a sostegno della sua posizione i cittadini e le cittadine della Sardegna che l’hanno votata in gran numero per il suo approccio politico innovativo e non certo perché sostenga lo status quo. Insomma, chi il coraggio non l’ha non se lo può dare, ma la Presidente della Sardegna di coraggio deve averne tanto, se vuole incidere realmente su una realtà politica e sociale altrimenti alla mercé delle lobby.
Ora, mentre aspettiamo tutti di vedere l’eventuale asso nella manica della Presidente, possiamo anche stare ben certi che nessuno dei reali portatori d’interesse se ne starà con le mani in mano, né la Rwm e i suoi sostenitori al governo, né le associazioni pacifiste e ambientaliste che, oltre a continuare ad esercitare il loro ruolo di “grilli parlanti”, hanno già pronto il prossimo ricorso, ma possiamo anche stare certi che se in Sardegna non si avvia una stagione di profonde riforme riguardo alle politiche economiche, all’uso del territorio, alla sovranità agro-alimentare e al sostegno alle attività sostenibili del punto di vista etico ed ambientale – riforme che necessariamente porteranno ad un aspra vertenza con lo stato/padrone – nulla potrà migliorare e ci ritroveremo ad essere sempre più inseriti in una logica di sfruttamento neocoloniale che ci considera una terra buona per ogni cosa faccia comodo dislocare e disporre, sulla pelle dei sardi, dal 41bis, agli ignobili CPR (leggi “prigioni per migranti economici”), da una miriade di pale e pannelli alle enormi estensioni di territorio adibite ad esercitazioni belliche, dal gettito fiscale regionale restituito solo in piccola parte, alle leggi regionali regolarmente impugnate in modo da renderle inutili.
Coraggio Presidente, coraggio Sardegna. Da qui
RWM. Todde non decide. Che dire, cosa succederà?
Di Andrea Pubusa
Todde non ha deciso. Il termine fissato dal Tar è scaduto, ma la giunta serba il silenzio. A questo punto la procedura prevede che venga nominato dal Tar un commissario per provvedere. Il procedimento avviato da RWM per ottenere una VIA ex post, deve concludersi con un provvedimento espresso. Lo stabilisce in linea generale, la legge. Sul piano pratico non cambia nulla. Se il commissario dirà sì saranno le associazioni ambientaliste ad impugnare, come la volta scorsa e con successo, posto che il loro ricorso fu accolto dal Consiglio di stato che annullò l’autorizzazione al raddoppio illegittimante concessa alla RWM. Se invece il commissario dirà no, ossia non concederà la VIA, sarà RWM ad impugnare. Alla fine sarà sempre il Consiglio di Stato a decidere. Sarebbe successa la stessa cosa se la giunta regionale avesse deciso.
Le cose invece stanno diversamente, e molto, sul piano politico. La giunta del c.d. campo largo non ha fatto ciò che ci si aspettava e per la quale molti l’hanno voluta, votandola. Non ha detto un No fermo, motivandolo con la necessità di tutelare l’ambiente (la zona è soggetta a vincoli idrogeologici) e sul piano più generale per una ferma opposizione al riarmo e alle azioni di guerra in cui si consumano massacri e devastazioni con armi prodotte in Sardegna da RWM. Dalla Todde che fa parte del M5S, che in parlamento combatte contro il riarmo, ci si aspettava un NO secco alla richiesta di RWM. D’Urso e le destre miseramente invocano un SÌ per accrescere l”occupazione nel Sulcis. Ma non è lavoro buono quello rivolto a creare strumenti di morte e distruzione, lo è solo l’attività diretta a migliorare le condizioni di vita dell’umanità. E questa è anche la prospettiva costituzionale. La Repubblica tutela la libertà d’iniziativa economica, ma questa non può contrastare con l’utilità sociale, la salute, la sicurezza, l’ambiente e la dignità umana (art. 41). Il lavoro deve essere utile allo sviluppo, alla tutela dell’ambiente (art. 9) e della pace (art. 11). L’attività produttiva della RWM è diretta a fini opposti. Non possiamo approvarla perché’ contrasta con la lettera e lo spirito della nostra Legge fondamentale. Da qui
Repùblica: “La Todde non vuole contrastare l’ampliamento di RWM”
CAGLIARI – “Una delegazione di attiviste e attivisti di Repùblica è presente alla manifestazione di Domusnovas di domenica 14 dicembre 2025 contro l’ampliamento della RWM. Nell’intervento pubblico Simone Maulu, del Coordinamento Nazionale di Repùblica ha illustrato i seguenti concetti.
L’indipendentismo è sempre stato in prima linea nella lotta contro l’occupazione militare della nazione sarda. Quindici anni fa, vent’anni fa, quando si parlava di occupazione militare eravamo in pochi a farlo. La destra non ne parlava per ovvie ragioni mentre quella che continuiamo a chiamare sinistra, dalla quale ci si aspetta sempre maggiore sensibilità, non solo non ne parlava ma spesso era addirittura a favore, perché in nome del lavoro ha sempre giustificato qualsiasi porcheria, dall’industria militare all’industria chimica.
Adesso finalmente il clima è cambiato e su questi temi c’è molta più sensibilità, anche e soprattutto tra i giovani e gli studenti. E questo ci dà speranza.
Dall’altra parte c’è l’autonomismo sardo, la Presidente Todde, che con un gioco di prestigio, tenta di farci credere di essere contraria ma costretta ad approvare l’ampliamento della RWM.
Cerca di far passare come decisione tecnica quasi obbligata una scelta che è, invece, puramente politica.
Se a decidere è la burocrazia la politica a cosa serve? A cosa serve essere eletta governatrice se poi non puoi governare?
La verità è che il “campo largo” questo ampliamento lo vuole. Perché come tutte le forze politiche italiane non è qui per fare gli interessi della Sardegna e rappresentare nelle istituzioni il popolo sardo. L’autonomismo è lì per fare gli interessi dello Stato italiano e delle multinazionali.
Questi sono i risultati che si ottengono quando anziché votare un progetto politico, una visione, un’idea, si cade nella scelta al ribasso di votare il meno peggio.
Noi non crediamo ai giochi di prestigio e sappiamo bene che Alessandra Todde, in qualità di Presidente della Sardegna, avrebbe potuto opporsi con la forza istituzionale e con quella popolare, a costo di aprire uno scontro con lo Stato italiano.
Invece si preferisce sempre la strada dell’ipocrisia: quella di farsi fotografare con la bandiera della Palestina e poi dare il via libera, incolpando la burocrazia, all’ampliamento della fabbrica che produce i droni kamikaze per Israele e le armi per uccidere i Palestinesi.
E poi si arriva addirittura alla giustificazione da parte della Presidente di non essere presente alle manifestazioni perché lei è “una persona seria”. Questa è la sensibilità di chi ci governa.
Se Todde avesse avuto coraggio, se avesse avuto delle idee in cui credere avrebbe messo lo Stato italiano all’angolo. Avrebbe forzato il sistema anziché assecondarlo. Avremmo voluto vedere lo Stato che commissaria la Sardegna e rimuove la Governatrice perché non autorizza l’ampliamento di una fabbrica di armi.
Almeno si sarebbero visti tutti i limiti dell’autonomia, si sarebbe visto chi comanda davvero.
Noi siamo a Domusnovas perché non vogliamo essere complici di tutto questo. Noi siamo a Domusnovas perché crediamo che la Sardegna debba essere un’Isola di pace e la vogliamo costruire insieme a tutte le persone che vogliono essere artefici del proprio destino. E dove tutti coloro che scelgono di vivere in questa terra possano farlo in maniera dignitosa.
Vogliamo costruire un mondo senza armi, senza modelli universali che annientano le culture, un mondo che rispetti il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Viviamo nell’era tecnologica, nell’era dell’intelligenza artificiale. Oggi grazie all’avanguardia tecnologica potremmo inaugurare una nuova era dell’umanità dove la tecnologia può essere utilizzata per migliorare la vita, per permetterci di lavorare meno e lavorare tutti, andando verso un reddito universale che ci permetta di goderci la vita, il tempo, le passioni. E non di dover combattere contro questi barbari. Perché a tecnologia è al servizio della morte, viene sviluppata per uccidere.
Ci hanno venduto l’idea che in nome di un salario si può accettare tutto. Ci hanno ridotto in una miseria umana tale che arriviamo a concepire come eticamente giusto che un operaio per poter sostenere i propri figli debba costruire ordigni che uccidono i figli di altri.
Noi a questo ricatto non ci siamo mai stati, perché la dignità non si baratta, la sovranità non si vende. E perché non vogliamo essere complici della catena della morte.
Perché siamo ancora un popolo e siamo ancora una nazione solidale con gli altri popoli che lottano per la libertà e per la pace”. Republica da qui
Il popolo del no a RWM
di Carlo Bellisai
Almeno un migliaio di persone hanno risposto domenica 14 dicembre alla chiamata dei comitati che si battono contro la fabbrica RWM in Sardegna. L’appuntamento era per mezzogiorno, nei pressi degli stabilimenti, nel territorio di Domusnovas.
La manifestazione si prefiggeva di protestare contro gli ampliamenti illegali dell’azienda di armamenti, a tre giorni dalla scadenza dell’ultimatum del TAR alla Regione Sarda per approvare o meno la tardiva e lacunosa valutazione d’impatto ambientale (VIA ex-post) presentata da RWM. Lo scopo era quindi anche quello di far sentire, ancora una volta, alla presidente Alessandra Todde la volontà dei sardi che vogliono prendersi cura del territorio e non sopportano più che venga loro sottratto, per essere usato a fini incompatibili con la vita. Che altro è produrre oggetti che procureranno morte e distruzione?
Certo, la Regione è tenuta ad esprimersi solo per quanto riguarda gli aspetti ambientali ma, anche da questo punto di vista, non mancano certo le problematicità, come la cancellazione di corsi d’acqua e lo sbancamento di grandi superfici, in prossimità di una zona boschiva di tutela ambientale. Su questi aspetti i tecnici dei comitati hanno presentato agli uffici regionali un ampio dossier, che mette in evidenza i forti rischi idrogeologici.
Soprattutto non ci si può più trincerare dietro comodi alibi: ogni decisione è anche politica ed avrà conseguenze politiche. Un no a RWM sarebbe anche un no al riarmo, che potrebbe essere in linea con la vulgata dei vertici del partito della premier sarda, il Movimento Cinque Stelle. Ma, al di là dei calcoli partitici, occorrerebbe prendere in considerazione la forte campagna di opposizione civile agli ampliamenti.
I manifestanti partono in corteo verso lo stabilimento, con striscioni che invitano la Regione a dire no, con bandiere della Palestina, con tanti giovani, numerosi arrivati da varie zone dell’isola, anche da Sassari e da Alghero. Il corteo è arrabbiato, ma anche molto festoso, la giornata è bella e si sta bene tutte e tutti insieme: si respira una bella atmosfera intergenerazionale, quella decisa, di un popolo che non si arrende.
Arrivati all’ultimo crocicchio con stradine sterrate prima del piazzale dello stabilimento, ecco il blocco delle forze dell’ordine, coi furgoni blindati che occupano tutte le vie. Il corteo è costretto a fermarsi. Tutta la zona attorno alla fabbrica è stata blindata, perfino le stradine di campagna. I manifestanti, dopo qualche momento di confronto verbale con lo schieramento di polizia, decidono di tornare indietro, fermandosi poi nella zona di partenza, vicino al parcheggio, dove ci sono poi stati diversi interventi finali.
Non occorrerà aspettare molto, per conoscere la decisione della giunta regionale. Ma il variegato e coeso movimento che si è visto oggi, promette di resistere.
Ingrandire la fabbrica di bombe in Sardegna? Todde verso il sì
Riarmo RWM, controllata italiana del gruppo Rheinmetall, vorrebbe raddoppiare gli impianti
di Costantino Cossu
Il sostegno di ambientalisti e antimilitaristi, tutt’altro che secondario nell’elezione di Alessandra Todde, la governatrice se lo sta giocando con il sì che sembra intenzionata a dare al raddoppio degli impianti della Rwm, la controllata italiana del gruppo Rheinmetall che a Domusnovas, nel Sulcis, produce bombe, mine e droni. L’assenso al progetto Rwm Todde lo ha annunciato nel corso del convegno nazionale organizzato dall’Arci a Cagliari da venerdì a domenica della scorsa settimana per promuovere collaborazione e pace nel Mediterraneo; il posto meno adatto per dire che la giunta progressista consentirà ai manager di Rheinmetall di raddoppiare gli attuali impianti per far fronte alla crescente richiesta di armi innescata dalle guerre in Europa e in Medio Oriente. Tanto poco adatto che già in quella sede Todde è stata contestata.
Due giorni fa, poi, sul tavolo della governatrice è arrivata una lettera molto dura in cui il fronte anti Rwm dice chiaro e tondo che se la giunta approverà il progetto che moltiplica le linee produttive di bombe e droni dovrà fare i conti con una mobilitazione di piazza e con un ricorso al Tar già pronto. I primi firmatari della lettera sono Italia Nostra, Usb Sardegna e associazioni pacifiste e antimilitariste ben radicate nel Sulcis che da anni si battono contro la fabbrica di armi: il Comitato per la riconversione della Rwm e War Free. Molte altre sigle si stanno aggiungendo.
Quando arriverà la decisione di Todde e dei suoi assessori? Probabilmente già nei prossimi giorni, e in ogni caso tassativamente entro il 16 dicembre, data fissata da una sentenza del Tar dello scorso 17 novembre (emessa in seguito a un ricorso della Rwm) in cui i giudici amministrativi ingiungono alla giunta regionale di deliberare sull’eventuale raddoppio entro e non oltre quella data.
Todde sostiene di dover dare l’assenso perché i suoi uffici tecnici certificano che nessun ostacolo di natura ambientale e nessun rischio per la sicurezza pubblica deriva dalla messa in opera del progetto Rwm. La Via (valutazione di impatto ambientale) rilasciata nei mesi scorsi dai tecnici dei vari assessorati è positiva. «E il parere degli uffici – dice Todde – va rispettato e applicato».
Il fronte ambientalista e pacifista replica nel merito: «Parliamo di uno stabilimento classificato dalle norme di tutela a “forte potenziale di incidente grave”, realizzato per giunta nell’area di rispetto di un fiume ad alto rischio di esondazione: come si può parlare di Via positiva? ». Ma il fronte che si oppone a Todde va oltre. Solleva una questione politica. «Un’eventuale decisione positiva – si legge nella lettera alla governatrice – consentirebbe di ampliare il business di una fabbrica che esporta ordigni verso paesi impegnati nelle guerre in corso. Presidente Todde, la pace è la più grande opera di prevenzione delle catastrofi climatiche. Se andrà in questa direzione ci troverà al suo fianco. Altrimenti ci mobiliteremo e presenteremo ricorso al Tar».
Per il no è anche Sinistra Futura, uno dei partiti che sostiene Todde. «Noi – dice il segretario Luca Pizzuto – siamo contro il raddoppio e lo ribadiremo in giunta». Sinistra italiana sul tema riunirà la direzione. Da tutte le altre forze della maggioranza (Pd, Verdi, Uniti per Todde ed Orizzonte comune) silenzio. Il segretario regionale di Rifondazione Enrico Lai parla di «scelta scellerata». Per Todde una grana, che si aggiunge alle dimissioni dell’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi annunciate ieri e alle crescenti tensioni con il Pd.
Da qui
MISSIONE INCOMPIUTA
da qui
Todde: su RWM no a decisioni superficiali e populiste. Video, da qui







Assolta la militante STOP RWM querelata. 6 anni anni fa
Il 12 gennaio si è tenuta l’ultima udienza del processo che ha coinvolto una militante di Stop Rwm, querelata con l’accusa di diffamazione da Fabio Sgarzi, amministratore delegato della nota fabbrica di bombe e droni killer Rwm, presente con i suoi micidiali ordigni nei peggiori scenari di guerra nel mondo.
Dopo 6 anni, finalmente il processo si è concluso con l’assoluzione della nostra compagna, perché “il fatto non costituisce reato”. Non è, infatti, reato partecipare ad un dibattito, criticare Rwm, dire la verità sul loro operato e sul discutibile ruolo di pubblici funzionari che passano alle loro dipendenze senza rispettare i tre anni di raffreddamento previsti dalla normativa anticorruzione. Infatti, uno dei passaggi del discorso della militante, oggetto del processo, riguardava un tecnico della provincia di Carbonia-Iglesias, Diego Cani, che si occupava delle pratiche autorizzative degli ampliamenti della Rwm ed era poi diventato dipendente dell’azienda. Un fatto vero, riconosciuto dallo stesso amministratore delegato nella sua testimonianza durante il processo e dalla PM nell’arringa finale. Come sostenuto dall’avvocato della nostra compagna, il fatto poteva ragionevolmente essere considerato sospetto, tant’è che la stessa procura aveva avviato un’indagine. Occorre poi aggiungere che lo stesso tecnico aveva poi cercato in seguito di riprendere i rapporti di collaborazione lavorativa con la stessa provincia.
Non é stata la prima volta che Rwm ha utilizzato lo strumento della querela senza fondamento per intimidire e silenziare i cittadini che esprimono critiche su questioni di interesse pubblico: lo stesso anno altri due attivisti venivano querelati, e anche in quell’occasione la vicenda si concluse positivamente per il movimento contro la Rwm.
La sentenza di assoluzione non è solo una vittoria personale per l’attivista Stop RWM, ma un precedente che rafforza la libertà di espressione e di protesta per tutti e tutte. Manda un messaggio chiaro: la partecipazione civica e il controllo dal basso sulle attività delle imprese sono elementi fondanti della democrazia, e le querele non possono essere utilizzate per erigere un muro di silenzio attorno a operazioni che hanno conseguenze globali.
Accogliendo dunque con grande soddisfazione l’esito di questo processo cogliamo l’occasione per respingere i tentativi di intimidazione legale da parte dell’azienda contro le persone impegnate in questa causa: nessuna querela ci impedirà di continuare a denunciare le modalità opache con cui Rwm, ancora oggi, porta avanti i suoi piani di ampliamento.
Stop Rwm
A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna
Assemblea permanente Villacidro
Assotziu Consumadoris de Sardigna
Cobas Cagliari
Collettivo Malarittas
Comitato Riconversione RWM
Confederazione Sindacale sarda – CSS
Gmtg – Oristano
Italia Nostra Sardegna
Movimento Nonviolento Sardegna
PCI Federazione Sulcis Iglesiente
Potere al Popolo Sardegna
Rete Warfree – Cittadine e cittadini per un mondo libero dalla guerra
Scuola Civica di Politica – La Città in Comune
Social Forum Cagliari
Su Entu Nostu
USB – Unione Sindacale di Base/Confederale Sardegna
Economia di guerra senza freni, e “con dono” a Rheinmetall. Il sedicente Ministero per l’Ambiente da parere positivo alla Valutazione di Impianto Ambientale, in sanatoria, ai lavori abusivi di ampliamento della fabbrica di morte RWM di Domusnovas
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