Le esercitazioni militari sono fondamentali per evitare gravi lutti

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di Francesco Masala

Parlare di intelligenza militare è una contraddizione in termini – Groucho Marx

“La stupidità militare e l’immensità del mare
sono le due sole cose che sappiano dare un’idea d’infinito” – Fred Vargas

 

Leggo che un generale dice che “le esercitazioni militari sono fondamentali per evitare gravi lutti” (qui), rileggo la frase ancora.

Pensavo che le esercitazioni dei vigili del fuoco o quelle della protezione civile avessero questo obiettivo, quelle dei militari no, dev’essere il linguaggio del Grande Fratello (quello di Orwell), la guerra si sarebbe chiamata missione di pace, o intervento umanitario (e ormai molte persone usano queste espressioni, come se non fossero espressioni politicamente corrette di una politica corrotta e menzognera)

Immagino che il senso possa essere: gentili cittadini non rompete troppo le scatole, ammazziamo qualche migliaio di persone, magari più, se necessario, per evitare che moriate voi, noi ci esercitiamo per ammazzare meglio (parlano come la nonna di Cappuccetto Rosso) e salvarvi.

Come, quando, perché, da chi e da cosa salvarci non viene mai detto, tanto nessuno lo chiede, e se qualcuno lo chiede in conferenza stampa va via la corrente che alimenta quel microfono, che sfortuna, se si decide di essere democratici, e capita che la corrente elettrica non vada via, allora si risponde parlando d’altro, sorridendo, sorridendo per favore (qui un esempio)

Capita anche che qualche anarco-insurrezionalista voglia manifestare davanti alla base pacificamente, ma anche polizia e carabinieri si esercitano, manganello manganello delle mie brame, con dolcezza e affetto, non dimentichiamoci che ci guardano, si colpisca con il sorriso.

E intanto partono i fogli di via preventivi, come solo il fascismo sapeva fare, quando passava Mussolini anarchici, comunisti e rompicoglioni non sarebbero stati nel pubblico osannante, qualche giorno in località di villeggiatura, e poi di nuovo a casa.

E intanto Voltaire, quello che dice Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo (in realtà pare che la frase corretta di Voltaire sia Non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato, leggo qui, ma non è importante adesso) guarda sorridendo e commenta: ah, les italiens, non cambiano mai.

Poi leggo che “le esercitazioni sono fondamentali per garantire la sicurezza degli uomini. Siamo come un’azienda, se non avessimo la possibilità di preparare i soldati potrebbero esserci gravi lutti”(qui).

Rileggo, e capisco una cosa sola. Questi guerrafondai non si esercitano per ammazzare sempre di più e meglio, no, mettono a ferro e fuoco un bel pezzo di Sardegna, lasciando macerie, rovine, inquinamento, malattie, fogli di via, solo perché i poveri soldati non muoiano in guerra.

Io non sono un soldato, ma se qualcuno di loro passa di qui potrebbe leggere qualche verso di Bertolt Brecht:

Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

E ascoltare Gian Maria Volontè (qui).

E magari potrebbe leggere, visto che ancora non è vietato, che sia Colin Powell che Tony Blair (qui) hanno detto una bugia sapendo di dirla, quando l’Italietta si è accodata al convoglio degli invasori. Loro si sono pentiti, poverini, tanto non costa niente, mica come in Giappone, dove ancora si pratica il seppuku, per cose così.

E se non fosse troppo confuso per il troppo leggere parole troppo anarcoinsurrezionalistiche potrebbe conoscere la storia di un soldato speciale (qui), Fernando José Salgueiro Maia, un soldato e un uomo da ammirare per l’eternità.

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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