Le memorie perdute dei «Mischinéddus»

Un gran romanzo storico. Ed è sorprendente che dalla prima edizione (nel lontano 2006) praticamente nessuno ne abbia parlato. Oppure non dobbiamo stupirci? Nella triste e banale Italia d’oggi tante e tanti leggono i libri a comando. Ma per fortuna esiste – evviva, evviva, evviva – un passaparola è partito, dunque il libro è stato letto, poi anche ristampato.

«Mischinéddus» è parola sarda, difficile da tradurre perché può voler dire bambinetti ma anche poverini. In questo caso i due significati coincidono perchè il romanzo di Anna Castellino – AM&D edizioni, 296 pagine per 12 euri – è, come spiega il sottotitolo, la «Storia minuscola dei chicos della ruota, 1583-1652».

Pur se la memoria storica s’appanna e/o certo revisionismo narra solo dell’Italia ricca e felice, un buon numero di persone rammenta chi sono i figli della ruota. Cognomi come Degli Esposti, Esposito, De Angelis, Dal Pra, Diotallevi o Dioguardi (ma anche Innocenti e Proietti) rimandano a bimbe-i che venivano abbandonati davanti alla ruota della carità pubblica o religiosa; un uso che arriva quasi ai giorni nostri e che anzi si vorrebbe rilanciare. Di ruote «fuori dall’isola se ne trovano ancora, conservate come monumenti alla disgrazia» ma anche a ricordarci quante/i sono «trovatelli, gettatelli, spuri, esposti […] e in mille altri modi ci chiamavano: borts, in catalano; burnus o anche budrus in sardo. Bastardi, in sostanza».

Fatta la premessa storiografica (che avrebbe meritato di esser lunga e polemica ma sarà per un’altra volta) buttiamoci nella vicenda “minuscola” di Antonio che ha solo poche ore di vita eppure inizia a narrar di sé… quando ancora non sa chi è. Lo stanno per lasciare all’ospedale di sant’Antonio, a Cagliari, e il battesimo «con ogni probabilità» sarà quello: «il nome mi sarà dato come dote, scudo, viatico» per entrare nel mondo o per lasciarlo da “buon” cristiano. Per ora il bimbo – «mascu» annuncia una voce di vecchia – può dirci solo questo: «Umido, freddo e sudore. Fetore e buio». Cerca la madre che al posto del latte ha la febbre. Croste e cenci. Non può star lì. E con una bestemmia viene affidato a un uomo che «attraverso la grata» lo deposita «sulla ruota» (per il volgo «s’arroda»). Chissà se il cigolio degli ingranaggi richiamerà qualcuno in tempo per salvarlo.

Stanco di funerali, di «sifilitici, pazzi e storpi» arriva un frate a prenderlo. «E che sia l’ultimo strazio della giornata» invoca: Gesù (anzi «Gesugristumìu», alla sarda) «quando farete smetter di far figli a chi li getta via?». Quella di prima era una bestemmia che suonava preghiera, questa l’opposto.

Da subito l’autrice sa intrecciare la “minuscola” storia di questo mischinéddu con il quadro storico. Sapremo dalle prime pagine che Antonio «è stato un uomo felice» con la sua Antonedda (28 figli o 30, «forse ne dimentico qualcuno») in un’epoca dove ben poca gioia i poveri potevano trovare.

La trama è fitta e a riassumerla si toglierebbe quasi ogni sorpresa a chi legge. Si può invece dare qualche indicazione sulla maestria di Anna Castellino quando narra ma anche nelle pause cioè quando lascia spazio al dialogo interiore del protagonista e persino quando dialoga con “il pubblico”, i posteri.

Febbri, schiave berbere e destino ma anche la visione di un «Miguel Angel» che sa strappare «alla sua prigione di marmo» l’immagine della «pietà» di una madre. Duelli, barbieri, e scimmie ma dobbiamo fermarci un attimo per riflettere sulla stupefacente Maria Dessì che «ho sentito chiedere scusa al muro per averlo urtato inciampando». Beffe, balie, «l’indomabile» fame ma poi arriva Dillu che, pure in punto di morte, può – o vuole-  parlare solo in rime. Pidocchi, teste appese a marcire, teorie mediche ora geniali e ora strampalate ma tutto deve fare i conti con Dio e con coloro che a lui si ispirano. Mal francese (o napoletano?), patate, gremi (cioè le corporazioni) come si concilieranno con specchi e norcini? Porti, tabacco («la dannazione di tutte le mie vite») e sorrisi vanno a incrociare la medichessa Trotula (della scuola salernitana) ma anche le «fantasime», i miracoli e quest’Isola che forse è bastarda anch’essa.

«Potrei ricordare sbagliato» ripete il protagonista. E invece i riferimenti storici sono così minuziosi che Anna Castellino può dedicare le ultime 60 pagine ad altri «mischinéddus» e alle loro «dide» (balie) riportando i dati dell’Archivio comunale fra il 1583 e il 1652. E non è pignoleria o carta gettata: anche in quel sintetico elenco c’è verità e storia. Poi, suggerisce l’autrice, «non limitatevi a contarli, ciascuno prenda un bord (un bastardo) o una bordeta e sul suo nome sogni e fantastichi, gli crei una vita immaginaria, ché sarà come se realmente l’avesse avuta. Ma che sia bella, mi raccomando… ».

Forse vi chiederete perché sappiamo tanto di questi bastardi senza importanza, proprio loro, «destinati a sparire senza lasciar traccia». Ma pur se quelle esistenze a volte «erano fugaci come la pioggia di luglio» pure «si doveva tenere il conto dei denari che la Città sborsava». Anna Castellino ha saputo cercare, ricreare e regalarci quelle esistenze perdute.

Ci sono molti altri incroci di lettura, dall’ironia alla riflessione amorosa e persino un piano fantastico (fantascientifico volendo) perché sin dall’inizio Antonio parla di sé come se dalla sua comparsa fossero «trascorsi secoli e tante altre esistenze». Non posso svelare se, nel corso del tempo, l’autrice ci darà conto di questa magia.

Chi legge finirà subito nella ragnatela dalla trama, facendo ben poche riflessioni critiche; ma forse a libro chiuso (e riaperto?) si divertirà a paragonare questo «Mischinéddus» ad altri romanzi storici più o meno famosi o “scolastici”; da parte sua l’autrice non nasconde le sue simpatie, visto che il libro si apre con una citazione di «Q» del collettivo Luther Blisset, poi rinominatisi in Wu Ming.]

Come ho scritto all’inizio, un gran libro. Ma vi avviso che non sarà facile trovarlo – se abitate nell’Italia peninsulare – perché alla sciagura “normale” della distribuzione (che penalizza cioè le piccole case editrici) qui si aggiunge la complicazione del mare: cioè l’editore è isolano/isolato e talvolta questo scoraggia le librerie più pigre. Ma voi insistete. E per ogni evenienza vi do anche tel (070 309038) e mail (edizioni.amed@tuttopmi.it) della casa editrice. Datemi retta, è lettura che vale ogni piccola fatica. E se per caso io e voi che sarete entusiasti magari fonderemo una piccola società dei fan di «Mischinèddus» ho già un motto, anzi un saluto da proporvi: «e che il Signore vi preservi i colori».

Redazione
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4 commenti

  • anna castellino

    Se è vero (e lo spero) che il mio è un buon romanzo, la tua recensione non gli è da meno. C’è chi nasce con la predisposizione a narrare e chi con una grande abilità nel valorizzare le narrazioni. Tu, caro Barbieri, il secondo dono ce l’hai sicuramente, e non è cosa da poco. Bravissimo, e grazie infinite, anche a nome dei miei poveri chicos…
    …e che il Signore ti preservi i colori!

  • Ho apprezzato la recensione di Daniele al Mischinéddus di Anna Castellino, libro che ho letto da poco. L’autrice ha le doti del suo personaggio Antonio: sa incantare, sa usare le parole in modo seducente. Già dalle prime pagine, mi sono sentita ammantato da una storia che segue non una vita ma le varie vite create dal trovatello Antonio. La Castellino ha creato un personaggio maschile con tale dovizia di particolari, così ricco di dettagli psicologici che mi ha ricordato la Marguerite Yourcenar in Memorie di Adriano.

  • ginodicostanzo

    Grazie.

  • Chelidonio Giorgio

    Ritrovato , per merito del Barbieri medesimo, quasi 10 anni dopo !

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