Leggere e scrivere fantascienza #5: la pianificazione è nostra amica

di Giulia Abbate   

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Nello scorso post della serie, ho parlato di due strumenti importanti per la scrittura e per la fantascrittura: la scaletta, per strutturare l’intreccio, e la cronologia, per studiare la linea temporale e non incappare in errori.

Scaletta e cronologia sono parte del lavoro di pianificazione preliminare, che è un lavoro necessario se vogliamo scrivere tanto, bene e nel modo più facile ed economico possibile.”

Ma che cos’è di preciso la pianificazione preliminare?

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Leviamoci subito questo dente: la pianificazione preliminare è una cosa lunga e pallosa che tocca fare prima di divertirsi a scrivere.

Scherzo. O forse no.

Di certo, la scrittura in sé è più divertente di qualsiasi altra fase. È il momento nel quale siamo più liberi: spariamo a raffica, cavalchiamo a briglia sciolta, e così via di metafora in metafora. La scrittura è e deve essere la parte del lavoro creativa per definizione.

La pianificazione, come la revisione, sono due tipi di lavoro più razionali. Comportano uno studio, una riflessione a freddo. Dobbiamo essere in grado di rispondere a una serie di importanti domande: soprattutto, dobbiamo renderci capaci di pensare alle domande giuste da farci.

Questo vale specialmente per la pianificazione, dove decidiamo in anticipo dove e come andiamo a parare; e in fase di revisione, potremo riprendere le scalette e le domande della pianificazione e verificare se le abbiamo seguite, come abbiamo variato, dove ci ha portato la scrittura e dove e come vogliamo cambiare o restare fedeli allo schema originario.

Se scrivi a livello professionale, quindi hai una serie di consegne da rispettare, non puoi fare a meno del lavoro di pianificazione, perché a questo livello la gioia della creatività non è sempre la stessa (scrivere post di meccanica e articoli sulle genealogie borboniche può mettere a dura prova persino il mio entusiasmo) e il tempo è tiranno.

Ah, ok, io non scrivo per professione, non ci voglio mica campare, ho già un lavoro serio. Io scrivo perché mi piace!

Beato te! (Parlo del piacere di scrivere, ma complimenti anche per il lavoro serio). Tuttavia, il fatto che tu scriva per passione non esclude che tu voglia e possa farlo sempre meglio. Che ne dici di tantetante pagine in più a sessione? Minore spesa con maggior rendimento: suona così male?

Uno scrittore abbastanza paziente da investire tempo nella pianificazione può trasformarsi in una vera e propria macchina da scrittura.”

[Da #0000ff;">“Scrivere: la pianificazione preliminare” sul blog di Studio83]

Non hai idea di quante pagine si possono tirare giù, mettendo a frutto il lavoro di una buona pianificazione.

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E anche il caffè è un bel turbo, diciamolo pure.

 

  Parlo di scaletta e di cronologia, come raccontavo nel post precedente.

Parlo di documentazione preliminare: un momento di raccoglimento, in cui “centri” bene le tue unità (o disunità) di spazio e tempo e ti fai una cultura sulle cose che dovrai scrivere.


Per la fantascienza la documentazione è spesso scientifica, tecnica e tecnologica. Ma non comporta sempre dover prendere una laurea. Nel mio racconto “Il nostro seme inquieto”, ad esempio, ho raccontato un’operazione di hackeraggio fae dopo fase, quasi nei dettagli, per imprimere una tensione crescente al ritmo della narrazione. In quel caso, l’unica cosa che ho cercato è stato il numero di telefono del mio webmaster Luca Baccari, dal quale mi sono fatta spiegare la fava e la rava di tutto senza fatica (mia, almeno).

La fantascienza si basa spesso su mondi e pianeti inventati da zero, o comunque “altri”, diversi, difformi. I luoghi e le ambientazioni sono un ambito che è meglio che devi approfondire prima di iniziare a scrivere. Occhio che il lavoro non riguarda solo complesse città stato senzienti; parliamo anche solo di vere strade.

Ricordo, per esempio, il romanzo Angeli e demoni di Dan Brown, in cui i protagonisti attraversano rapidamente Roma in macchina, passando per zone centrali, durante l’elezione del Papa. Da romana, direi a Brown che ciò sarebbe possibile solo librandosi in volo (ma basterebbe una banale ora di punta per rendere la scena fantascienza pura).”

[Da Il lavoro di documentazione – Appunti di editing, dal blog di Studio83]

Esiste anche un altro tipo di documentazione, quella che ci troviamo a dover fare mentre già scriviamo, per approfondire qualcosa che avevamo tralasciato. Anche quella è utile, ma apre una serie di rischi concreti: che magari sono opportunità, ma che di sicuro hanno bisogno di tempo in più. Meglio fare prima tutto il possibile. Ne parlerò prossimamente.

   Parlo poi di psicologia dei caratteri e dei personaggi. E qui ho un piccolo appunto critico sulla fantascienza.

Storicamente, la fantascienza porta con sé istanze ampie e profonde: in esse, non è inclusa l’analisi psicologica approfondita dell’essere umano. Italo Svevo non è tra i suoi padri né ispiratori, tanto per dire. Questo a volte ha significato che ai personaggi è stato dato poco spazio, o poco studio: spesso, anche nei migliori romanzi dei migliori fantascientisti (non voglio fare nomi: Philip K. Dick) i personaggi sono monodimensionali o ridotti praticamente solo alla loro funzione, a volte stereotipati e ripetitivi.

Questo non è un bene, per nessun romanzo.

Senza voler essere Virginia Woolf (che non è una delle madri né ispiratrice… ok, ci risiamo), quando si inizia un’opera di narrativa dovremmo ricordare che stiamo in sostanza raccontando storie, dove gente fa cose, affrontando problemi. Il lettore deve sentire un po’ suoi quei problemi, deve capire le cose fatte e deve sentire quei personaggi vivi, veri e patenti, anche se hanno le antenne (gli Slan in questo sono ineguagliati. E Van Vogt non è Italo Svevo. Chiaro?)

Nella pianificazione devi comprendere anche uno studio dei personaggi, che ti porti a conoscerli bene e più del lettore, a creare dei tratti caratteriali, degli eventi, delle storie, delle idiosincrasie, a volte delle vere e proprie “scene parallele” su di loro. Cose che magari non appariranno nemmeno nel tuo romanzo!, ma che ti consentiranno di mettere sulla carta qualcosa, qualcuno di più di “tossico confuso con moglie stronza – numero 5”.

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Devi passare un po’ di tempo, magari qualche pagina e parecchi aggettivi con i tuoi personaggi, tra scalette e studi descrittivi, prima di farli agire nella storia principale. Devi pensare tanto a loro, anche mentre vivi, anche nei momenti morti. Puoi sempre usare l’attesa piovosa sotto la pensilina del 766 dicendoti: come reagirebbe il mio pilota interstellare dopo quaranta minuti di questo?

Quante storie! Io lavoro in modo diverso, inizio a scrivere senza sapere cosa succederà e poi tutto si chiarisce mentre scrivo, i personaggi mi rapiscono, le ambientazioni mi si svelano davanti!

Questo succede a tutti. Tutti i fortunati come noi, capaci di dispiegare la propria creatività nelle lettere, vivono il felice momento in cui le parole si scrivono da sole, i personaggi vivono per conto loro (e ti incasinano la scaletta), e tanti splendidi dettagli si mettono a posto da soli.

E allora a che serve studiarsela prima?

La pianificazione non va contro la creatività e la creatività non avviene in barba alla pianificazione, come dice la vulgata che addirittura le contrappone.

Pianificare significa aiutare la creatività a dispiegarsi nel modo più proficuo possibile. Quello all’interno di un limite predefinito di possibilità: possibilitàstabilite in anticipo, selezionate e perseguite.

Quindi la pianificazione, questa noiosa fatica da topo di biblioteca, non è un paletto, è un trampolino di lancio.

Non consiglieremmo mai a un atleta di stare a riposo senza allenarsi, così non si stanca per la maratona. Quando pianifichiamo un romanzo o un racconto facciamo proprio questo: alleniamo i muscoli della nostra creatività a lavorare lì dentro, in quel preciso campo da gioco. Così non ci ritroveremo a calciare un pallone dando le spalle al traguardo della corsa.

(Quante belle metafore, eh? A questo punto o sei convinto o hai la nausea, nel qual caso vinco lo stesso per KO tecnico.)

E ora l’ultima perla di saggezza.

Come nella scrittura in sé, anche nella pianificazione la cosa più difficile è iniziare. Una volta rotti gli indugi, ti accorgerai che anche la fredda, razionale pianificazione può essere un lavoro creativo, un’attività divertente, che ti stimola, ti fa vivere nella tua storia prima ancora di scriverla e ti migliora la vita (e l’attesa del 766)!

Quindi fallo! Se in questo momento ha un’idea, o una consegna, non metterti subito a imbrattare e-carta: studia prima il campo da gioco, butta giù due note, cerca le tue domande e pianifica ciò che scriverai. Quando sarà il momento, scriverlo sarà incredibilmente più facile.

Tanto poi arriverà la maledetta revisione, a farti pentire di aver anche cominciato… scherzo. O forse no. Parleremo anche di revisione, un giorno.

Nel frattempo ti faccio tanti auguri di buona pianificazione e ti do appuntamento al prossimo post della serie, tutto dedicato alla bestia nera del fantascientista: l’infodump. E lì saranno dolori!

 

Redazione
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