Pabuda: «Quaranta per cento»

una neuropoesia sul coraggio a Milano

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ieri siamo stati a una festa
tra il civico quarantacinque
e il quarantasette
di via Porpora, a Milano.
ma siamo andati tardi:
era già buio
e non c’era una
lampadina,
le caldarroste
se l’erano spazzolate tutte,
prima.
però una compagna gentile,
colla frangetta,
m’ha offerto l’ultimissimo
mestolo di vin brulé
mentre i due ragazzi
del collettivo dell’alberghiero,
quasi senza fiato ormai,
si scagliavano addosso
le rime avanzate d’un free style
cucinato in fretta.
ci vuole un bel coraggio
a inaugurare, oltre il cortile
ch’è un parcheggio,
una sala di lettura e di studio
tra quei palazzi
d’edilizia impopolare
dimenticati da dio, dall’aler,
dal comune, dal municipio,
dalla croce rossa, dal partito,
dalla lega, dalla legione straniera
dal parroco, dal nunzio apostolico,
dalla provincia
con nuova e ammodernata
denominazione,
dalla regione,
dall’aeronautica, da ‘sta minchia,
dal senato vecchio e nuovo…
ma non dal giudice:
il quaranta per cento
dei domiciliati
sta lì agli arresti domiciliari:
non fa una piega:
le case come prigioni,
il cortile come parcheggio.
ci vuole un bel coraggio:
e ho visto, passando di là:
chi deve avercelo
ce l’ha.

13 novembre

da “Visual & Talking Artist”

Redazione
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