L’espansione di Qanon fuori dagli Usa

di Gianluca Cicinelli

Q come QAnon, una trama meno fantasiosa di “A come Andromeda” (storico sceneggiato Rai, ripreso dalla Bbc che divenne un romanzo di John Elliot e Fred Hoyle) ma d’impatto sociale globale. Un fenomeno sottovalutato dagli analisti italiani, che ne sottolineano l’aspetto grottesco non collegandolo alle implicazioni politiche. Altrimenti, anzichè ritenerlo soltanto uno spettro che incombe sulle elezioni Usa che si svolgeranno quest’anno, capirebbero fino a che punto il fenomeno è penetrato nella vita pubblica ed è già presente ben oltre l’immaginabile. QAnon, riassumiamo, è convinta che Donald Trump stia conducendo un’eroica battaglia contro una cabala segreta di pedofili satanici gestita da esponenti del Partito Democratico.

Cominciamo da un impatto apparentemente minore. In Texas il National Butterfly Center, un’oasi di 50 ettari sul Rio Grande, al confine tra Stati Uniti e Messico, un centro che ospita oltre 200 specie di farfalle, 35 mila visitatori l’anno, è stato costretto alla chiusura dai sostenitori di Donald Trump, dopo che si era schierato contro la costruzione del Muro anti immigrati proposto nel 2017 da Trump. Le motivazioni del rifiuto del muro erano di natura tecnica, il muro avrebbe distrutto la piccola oasi naturale, ma ai sostenitori di Trump e QAnon non importava, la direttrice del Centro ha subito pesanti minacce e il figlio è stato quasi investito da un automezzo dei manifestanti. I seguaci di QAnon sostengono che il Centro venga utilizzato per il traffico sessuale di bambini, un’accusa caposaldo tra tutte le idiozie di QAnon, ovviamente falsa e indimostrabile, ma ad aggravare la situazione è il fatto che queste accuse provengono da esponenti politici del partito repubblicano.

Non è quindi solo folklore dei soliti 4 sgallettati inoffensivi vestiti con pelli e corna, icona rassicurante a cui si è voluto ridurre l’assalto al Parlamento Usa del 6 gennaio 2021. Secondo un sondaggio dell’istituto americano Civiq, nel 2020 per il 16% degli statunitensi quel che dice QAnon è in gran parte vero, dato che sale al 33% tra i sostenitori del partito repubblicano. Ma il verbo di QAnon ha varcato da tempo i confini Usa.
Un ruolo fondamentale QAnon l’ha avuto nell’occupazione di Ottawa in Canada da parte dei camionisti, dove i teorici della cospirazione hanno preso le redini della protesta. Partita come reazione alle misure di restrizione dovute al covid, la rivolta denominata “Freedom Convoy”, carovana per la libertà, è nata da un’idea di James Bauder, cospirazionista in sintonia con QAnon, che appoggia apertamente, negazionista del covid. Per comprendere il livello d’infiltrazione delle teorie di QAnon nella vita pubblica, si può leggere la denuncia presentata da Action4Canada (fede, famiglia e libertà, il loro slogan), per scoprire che nelle 400 pagine si parla esplicitamente della “falsa pandemia dichiarata da Bill Gates e dal “New World (Economic) Order” per facilitare l’iniezione di microchip abilitati al 5G nella popolazione”. Su migliaia di camion a Ottawa il logo di QAnon era esposto in bella vista.

Dopo il tentato golpe del 2021 promosso da Donald Trump e concretizzato con l’assalto al Campidoglio dei suoi sostenitori, è evidente che il movimento QAnon si è esteso oltre i confini Usa, anche nelle manifestazioni italiane ogni tanto spunta un suo logo, non soltanto come movimento d’opinione ma come incitamento materiale all’azione politica. Sempre di estrema destra, sempre guidata da suprematisti, bianchi, sempre delirante, ma un’azione politica eversiva è diversa dalla diffusione di fake news sui social. QAnon è intrecciato molto più profondamente rispetto a un anno fa con il tessuto politico e sociale degli Usa. E non bastano le restrizioni imposte dai social, che vengono controllate in automatico tramite parole chiave riscontrate nei messaggi, sia perchè le parole chiave vengono aggirate per sviare l’algoritmo sia perchè ormai la comunicazione avviene su piattaforme non verificabili come le chat criptate.

L’approccio più comune alla questione QAnon è purtroppo basato quasi esclusivamente sulla repressione anzichè sul tentativo di capire. Perchè è evidente che se non una sola previsione di QAnon si è avverata o dimostrata con un minimo di fondamento ma il movimento continua a fare proseliti il problema da capire non è vero/falso nelle informazioni diffuse, ma come il concetto vero/falso nella comunicazione del terzo millennio non sia più quello che crea consenso nel messaggio politico.

Questa incapacità di porsi materialisticamente di fronte a un problema comunicativo solo in apparenza virtuale ha trovato eco nel modo in cui poche ore fa è stato affrontato il presunto riconoscimento di due presunti capi di QAnon. Dopo 5 anni di analisi linguistica e confronti con il primo messaggio di Q sarebbero stati individuati Paul Furber, 55 anni di Johannesburg, sviluppatore di software e Ron Watkins, Usa, 34 anni, che gestiva il sito da cui partono i messaggi di Q. Software specializzati, team di ricercatori, detective linguistici forensi si sono gettati a corpo morto in questa ricerca. Sono convinti che isolando i capi isolerebbero il movimento. I due non hanno negato di essere appassionati propagatori del Q pensiero, ma nella loro difesa hanno anche spiegato perchè non sarà anche l’eventuale individuazione degli iniziatori a fermare QAnon: “I post di Q mi hanno influenzato al punto da alterare la mia prosa – ha risposto al New York Times Paul Furber – hanno letteralmente preso il sopravvento sulle nostre vite. Abbiamo tutti iniziato a parlare come lui”. E come hanno influenzato il signor Furber (certo anche il cognome … vabbè) stanno influenzando ormai un movimento di persone crescente al di fuori degli Stati Uniti.

Se ormai in tutto il mondo durante le proteste contro le misure sul coronavirus molte persone hanno apertamente sventolato bandiere di Q, il coordinatore dell’intelligence nazionale francese e dell’antiterrorismo (Laurent Nuñez) ha parlato nello scorso ottobre di “legami operativi tra i gruppi estremisti interni e gli Stati Uniti… Ma i gruppi francesi hanno tratto ispirazione da altri movimenti al di fuori del paese, incluso QAnon”, ha affermato Nuñez. Dai Paesi Bassi ai Balcani sono nati molti gruppi che simpatizzano per QAnon. In Gran Bretagna, le proteste all’insegna di “Save Our Children”, un tema topico di Qanon, si sono svolte in più di 20 città e paesi, attirando una fascia demografica più femminile e meno di destra. Ma è in Germania che QAnon sembra aver fatto il maggior numero di adepti, intorno alle 200 mila persone, il più grande seguito nel mondo non anglofono. Nel caso tedesco la linguistica è stata invece utilizzata per evidenziare come la mitologia e il linguaggio utilizzati da QAnon riprendano le stesse figure retoriche della propaganda nazista antisemita adattandole ai tempi.

“L’idea di un’élite succhiasangue e senza radici che abusa e persino mangia i bambini ricorda la propaganda medievale sugli ebrei che bevono il sangue dei bambini cristiani” ha detto qualche settimana fa Miro Dittrich, un esperto drll’estremismo di destra presso la Fondazione Amadeu Antonio di Berlino. Il problema vero è che le teorie di QAnon non sono quelle di un movimento isolato all’interno di un mondo in cui la comunicazione si svolge correttamente. Q è uno dei gruppi, il più famoso, che nato dalla teoria della cospirazione satanica per vendere e uccidere bambini è diventato un contenitore di molti altri complotti. Anzi, alcuni osservatori come il ricercatore Mike Rothschild ritengono che abbia semplicemente dato il via alla “cospirazione fatta in casa”. Ognuno può scegliersi la sua e coltivarla, in un fai da te del complottismo che si riflette sulla stabilità delle democrazie.

Nella foto di Shelby Tauber (presa dal NYT) i seguaci di QAnon sono riuniti a Dealey Plaza a Dallas – novembre 2021 – in attesa della resurrezione di John F. Kennedy Jr.

ciuoti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *