Lettera al mio molestatore

di Noorjahan Akbar (corrispondente dall’Afghanistan per «Safe World for Women», 23.11.2012; traduzione di Maria G. Di Rienzo)

Salve, signore. Non conosco il suo nome ma lei mi è passato accanto una settimana fa nel Bazaar, a Kabul. Forse si ricorderà di me. Ero quella giovane donna con una sciarpa bianca, una lunga tunica rossa e pantaloni scuri. Stavo di fronte ad una bancarella di ortaggi e contrattavo il prezzo della menta fresca quando lei, passeggiando, mi ha serenamente pizzicato il didietro.

Sono diventata rossa in faccia. L’anziano che vendeva ortaggi ha notato l’accaduto ma non ha detto nulla. Probabilmente vede cose simili ogni giorno. A me sono successe più di una volta, ma mi sono sentita ancor più imbarazzata dal fatto che il venditore aveva notato la scena.

Le sono corsa dietro, signore, e l’ho afferrata per il polso. Spaventata, in un bagno di sudore, ho cominciato a gridare: «Perché lo ha fatto? Come ha osato? Fa questo anche a casa, ai membri della sua famiglia?». Lei ha urlato di rimando, più forte di me: «Tu, sei pazza o cosa? Non ho fatto nulla. Tu non vali che ti si faccia qualcosa».

Mi vergognavo di dire ad alta voce cosa lei aveva fatto. Probabilmente ricorderà che tutti ci stavano guardando. Altre donne mi stavano attorno dicendomi di lasciar perdere e di non rovinare la mia reputazione, ma io non avevo intenzione di arrendermi. Ho gridato con quanto fiato avevo, la polizia è arrivata e ci ha portati entrambi in centrale. Un uomo in uniforme mi ha chiesto cos’era successo. Io l’ho detto. Lei ha aperto la sua bocca e l’ufficiale di polizia le ha urlato di tacere. Subito dopo lei era sul pavimento e il poliziotto la stava picchiando, la prendeva a calci con le sue enormi scarpe. La cosa è finita così. Io non l’ho più vista, signore, ma l’amico che era per strada con lei mi ha seguita sino a casa. Continuava a dirmi: «Cos’è tutta questa cagnara? Non ti ha mica scopata» ma ero troppo stanca per mettere in piedi una seconda lotta quel giorno.

Probabilmente lei e il suo amico dite di essere musulmani. Probabilmente pregate alla moschea ogni venerdì o anche più spesso. Probabilmente dite alle vostre mogli di non uscire di casa, perché il mondo là fuori è pieno di uomini orribili pronti a svergognarle. Probabilmente ritenete vostro diritto toccarmi il didietro perché pensate che una “brava donna” non se ne andrebbe mai per strada senza un uomo. Se io fossi stata una “brava” donna avrei fatto lo stesso: le strade appartengono agli uomini.

Le sto scrivendo questa lettera per dirle che non era mia intenzione che lei venisse picchiato e umiliato, ma che non sono affatto dispiaciuta per aver riferito quel che era successo. Le sto scrivendo per dirle che so cosa vuole da me. Lei vuole che io mi senta minacciata e impaurita, che me stia chiusa in casa dove imparerò a occuparmi di molti bambini e a cucinare, a essere sottomessa all’uomo che potrebbe un giorno sposarmi. Lei vuole che io abbia paura del mondo esterno e che non possa trovare strada o posto in esso. Lei vuole farmi credere che gli unici posti sicuri e “decenti” per me sono la cucina e la camera da letto. Ma io le sto scrivendo proprio per dirle che non lo accetto. Non lei, non i talebani, non questo governo, non mio fratello o mia madre, nessuno potrà convincermi che valgo meno di un uomo, che non posso proteggere me stessa, che non posso essere quel che voglio, che la cosa migliore per me è trascorrere la vita in una “sicura” cucina dove un uomo o una suocera controllano ogni mio movimento. Non me la bevo. Non l’accetterò mai più.

Uscirò invece di casa ogni giorno e camminerò coraggiosamente per le strade della mia città, neppure perché ne abbia bisogno ma perché posso farlo e non mi fermeranno le sue molestie, le aggressioni sessuali di altri o un governo oppressivo: voi tutti non riuscirete un’altra volta a togliermi la capacità di uscire. Con sfida, una donna da lei molestata.

Di e su Noorjahan Akbar potete leggere:

http://lunanuvola.wordpress.com/2012/02/23/questa-e-anche-la-mia-citta/

http://lunanuvola.wordpress.com/2012/10/22/il-mondo-non-ha-tremato/

http://lunanuvola.wordpress.com/2012/11/08/le-donne-che-i-media-non-vedono/

UNA BREVE NOTA

Le traduzioni di Maria G. Di Rienzo sono riprese – come i suoi articoli – dal bellissimo blog lunanuvola.wordpress.com/.  Il suo ultimo libro è “Voci dalla rete: come le donne stanno cambiando il mondo”: una mia recensione è qui alla data 2 luglio 2011. (db)

 

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