Alessandro Ghebreigziabiher: «Il poeta, il…

santo e il navigatore» (una recensione in vergognoso ritardo con tre noterelle facoltative e una addirittura inutile)

Potevo io, così appassionato di fantascienza, farmi sfuggire «il primo romanzo scritto da un extraterrestre»? Non potevo ma – negli oscuri meandri del tempo, dello spazio e di xyz – l’ho letto con 6 anni e 2 mesi di ritardo. Cosa sono 2200 giorni circa di fronte agli eoni? In ogni caso son qui, con il capo cosparso di cenere galattica, a chiedervi scusa e parlarvi di «Il poeta, il santo e il navigatore» di Alessandro Ghebreigziabiher edito dalla romana Fermento: sono 238 pagine per 14 euri e vale recuperarlo in una buona biblioteca (in ogni caso il libro sarà presto ristampato da un nuivo editore).

E’ bene partire dall’inizio o addirittura prima. Infatti il libro si apre con «Indicatori stradali per agevolmente viaggiare dentro il libro»: non so se l’idea sia dell’editore o dell’autore ma senz’altro è utile il riepilogo sul buon uso di virgola, punto e virgola, punto, due punti, ma anche del punto esclamativo, di quello interrogativo e dei due abbinati per finire con i puntini di sospensione, con virgolette e trattini. Ne terrò conto. Senza esagerare come fece Totò in «Totò, Peppino e la malafemmina».

In copertina compare come autore il terrestre Alessandro Ghebreigziabiher (d’ora in poi Ag) però il vero autore è Matermax: «scienziato, cronista ed esploratore» ma su tutto «non umano»; viene «dal pianeta Mm e Matermax è l’approssimazione sonora del suo nome d’origine».

Il miglior poeta della fantascienza, Theodore Sturgeon, spiegava che la buona science fiction deve svegliare «il mondo sull’orlo dell’impossibile». Abbandonate dunque l’incredulità e seguite le avventure di Matermax. E’ arrivato sulla Terra, anzi in Italia, nell’estate 1968 (un buon anno, aggiungo io, forse il migliore del secolo scorso). «La sua missione era osservare, dalla loro nascita fino all’età adulta, tre soggetti tipici della cultura di un altrettanto caratteristico popolo terrestre, al fine di riportare una cronaca dettagliata della loro vita». Ciò fatto, Matermax avrebbe presentato «una relazione al Gran consiglio del governo del suo pianeta». Già ma come scegliere tre soggetti «tipici»? Scusate, a cosa servono le macchine? Fu un computer a individuare tre bimbi in fasce «che promettessero le giuste caratteristiche per le quali la nostra nazione fu dal suo stesso governo osannata all’inizio del Novecento: “Terra di poeti, santi e navigatori”. Così furono scelti, come rappresentanti di queste tre categorie, Efrem Themesghen, David Zekrya e Malì Tomoro. Ironia della sorte, tre immigrati».

La recensione si interrompe un attimo (non per spot o per l’uomo dei gelati). Devo dar voce all’ornitorinco e a Severo De Pignolis. Come sa chi mi conosce bene, sotto le mie ascelle da tempo vivono infatti Horny To Rinko (se chiedete a uno zoologo cosa hanno di insolito gli ornitorinchi vi risponderà così: «tutto») e il professor Severo De Pignolis che, come suggerisce il nome, è un tipo oscillante fra il precisino, il palloso e il maniacale. I due dormicchiano spesso ma quando si svegliano e intervengono devo dar loro ascolto: ne va della pace familiare (provate voi a litigare con le ascelle). Il primo a intervenire è Horny con una fragorosa risata e un «fantastici questi due, intendo Matermak e Ag, sento già di amarli». A seguire è Sdp – Severo De Pignolis – che, con voce cavernosa (è un tabagista) e saltellante, commenta: «è un vecchio trucco, si finge che sia fantascienza per propinare una narrazione d’altro tipo; ha inventato tutto Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède et de Montesquieu, volgarmente detto Montesquieu, con le sue “Lettere persiane” del 1721». Obietto a Sdp che forse il suo giudizio è prematuro, bisogna vedere se Matermax e Ag riescono a incatenarci sino alla fine dentro questo doppio specchio. «Non è impresa facile» bofonchia Sdp. «Sei prevenuto» replica Horny. Io chiedo se posso andare avanti. I due acconsentono. La recensione riprende: vogliate scusare per l’interruzione, dovuta a motivi tecnici-ascellari.

Dopo la prefazione del traduttore (Ag) e dell’autore (Matermax) «Il poeta, il santo e il navigatore» ci piomba nell’assemblea del Gran Consiglio sul pianeta Mm dove il relatore spiega la sua missione sul pianeta Terra e poi racconta le vicende «di questi tre umani».

Come sapete la regola base (o almeno questa è la mia opinione) del recensore intrigofilo è accennare la trama senza svelar troppo. Dunque vi dirò poco di Efrem, David, Malì e altri/altre.

Ma posso dirvi che, strada facendo, Efrem incontrerà l’imbarazzo delle buone intenzioni; le nonne che – si sa – «sono creature a parte»; la splendida arte di rendere «le parole sempre più piccole, sempre più leggere»; l’incontro con «l’antipatica realtà»; il poker…. poi c’è Pia, ci sono i libri di fantascienza (del padre) e molto altro che saprete leggendo il libro.

David invece fa i conti con l’Italia campione del mondo (in Spagna) di calcio; con i «mattoni» della matematica; con Michele che parla poco; con Francesco Piccitto, un professore di filosofia che tanti amano ma che desta orrore in qualcuno; con il carcere e con il teatro; fino a diventare «l’uomo dell’intervallo» e a incontrare «gli annunciatori della conferma» ma anche «i fasci» che, corre voce, «hanno la coda, gli occhi enormi e spaventosi»; se il dubbio vi assalisse puntualizzo che «fasci» è l’abbreviazione di fascisti. Il colpo di scena a pagina 200 non lo scorderete ma quello a pagina 225 è anche meglio.

Ed ecco Malì. Sul suo cammino sembra esserci solo Internet con relativi virus ma altri mondi stanno per irrompere. E poi tenete nel debito conto «jtgfdsa (si legge getegefedesea) che un secondo fa non voleva dire nulla ma, da questo istante, tutti insieme possiamo decidere di donarle un senso, quello che sta bene a tutti».

I tre si incontreranno ma dove, come e per quale articolo del Codice Penale davvero non posso dirvelo.

Ancora: ci sono libri «da riscattare», il Piccolo principe, il centro del «fiore di sabbia»…

E il Gran Consiglio sul pianeta Mm? C’è chi non capisce cosa Matermax «abbia voluto intendere» oppure «chi è il santo, chi il poeta, chi il navigatore». Però…

La post-fazione dell’autore è diretta a noi, «care italiane e cari italiani, terrestri e umani» mentre la postfazione di Ag parla del «suo lungo cognome» e di «quanto sia bello quello che siamo».

In conclusione? Horny non ha smesso di entusiasmarsi e io con lui, mentre pagina dopo pagina Severo De Pignolis si è ricreduto e ha detto: «sì, è un passo avanti rispetto a Montesquieu» (forse a voi non sembra ma detto da lui è un gran complimento)

Dunque grazie ad Ag (Alessandro Ghebreigziabiher) e chissà se prima o poi tornerà sulla Terra anche Matermax.

TRE NOTARELLE FACOLTATIVE PIU’ UNA INUTILE

Nota linguistica. Verso la fine del libro Ag accenna ai problemi causati dal suo «lungo cognome». Confesso che quando cerco di ricordare Ghebreigziabiher nell’ordine giusto mi vengono in mente parecchie cose. Che Superman (ai miei tempi Nembo Kid) deve fare i conti con Mister Mxyzptlk (si pronuncia miks – jets – pite – lik… credo) cioè un pazzerellone proveniente dalla quinta dimensione che ordisce dispetti; l’unico modo per rimandarlo a casa è fargli pronunciare il suo nome al contrario. Che quando insegno ad Anna (8 anni) le parole lunghe e strane bisogna fare un passo per volta: dunque Ghe – breig – ziabi- her…. Visto quanto è facile? Ma d’altro canto chi non vuole imparare troverà sempre una scusa: ci sono adulti secondo i quali il nome di mio figlio (Jan) è difficile… E che dite allora di jtgfdsa?

Nota affettiva. Ogni volta che scrivo di fantascienza e dintorni inevitabilmente torno a pensare al mio fratello (più di lotte che di latte) Riccardo Mancini. In questo caso per la nostra idea fissa che eravamo due extraterrestri temporaneamente parcheggiati sulla Terra (un guasto all’astronave? una falla temporal-spaziale? una complessa tresca con alieni umanoidi e persino scambio di culle? Uno wqahjk?)

Nota informativa. Se scorrete il blog trovate tre link: quello che chiude è Alessandro Ghebreigziabiher che ho inserito perché da tempo apprezzavo ciò che Ag scrive ma tutte/i mi dicevano che lui è soprattutto un raccontatore di storie. Così, dopo aver letto ««Il poeta, il santo e il navigatore» ho deciso di andarlo a sentire (sabato a Roma, al museo Pigorini). Vi confermo che è bravissimo: lui e Cecilia Moreschi hanno commosso tutte/tutti con «Nostro figlio è nato», la vicenda di Rukia, Hash e Hani fra Irak e Francia, fra guerra e amore. Se li vedete in giro … non perdeteveli; se organizzate rassegne… ingaggiateli.

Nota… quasi inutile. In parte Severo De Pignolis ha ragione: il libro di Ag e Matermax è anche non fantascienza. Ma su codesto blog ben sapete quanto siano labili i confini tra il cosiddetto mondo reale e tutti gli altri… (db)

 

Redazione
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Un commento

  • La mia solita fretta: stamattina avevo scritto (ora ho corretto) che “Il poeta, il santo e il navigatore” si poteva chiedere alla casa editrice; invece no, perchè è esaurito ma (EVVIVA) sarà presto ristampato da un nuovo editore. (db)

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