L’IA come macchina e non solo/3

Questa è la terza ed ultima parte del lavoro di Emiliana Armano per Effimera

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

6. Verso una politica dell’IA: la combinazione attiva tra emancipazione e controllo

6.1 Le contraddizioni del capitalismo dell’IA

Possiamo identificare nelle contraddizioni dell’IA contemporanea non solo i segni della sua potenza ma anche le possibili linee di frattura — linee che operano, come si è detto, a livelli diversi e che non possono essere analizzate in modo monolivello. La prima e più fondamentale contraddizione opera al livello macro-strutturale: se l’IA automatizza il lavoro cognitivo su scala crescente, erode progressivamente la base occupazionale e salariale che consente ai lavoratori di acquistare tra gli altri i prodotti e i servizi digitali che l’IA stessa genera. È la contraddizione già individuata da Marx rispetto all’automazione industriale — tra salario come reddito dei lavoratori e salario come costo per il capitale — ma ora operante su scala globale e con velocità inedita. Come si colloca in questa contraddizione il «salario di fatto» alquatiano — quell’insieme di condizioni materiali e simboliche che va oltre il salario monetario? È una domanda che il framework alquatiano suggerisce di porre, senza rispondervi frettolosamente.

La seconda contraddizione riguarda la produzione dei dati di addestramento. I sistemi di IA dipendono dall’attività creativa e comunicativa degli esseri umani — i loro testi, le loro immagini, le loro conversazioni — per apprendere e migliorare. Ma se l’IA sostituisce progressivamente il lavoro umano che produce questi contenuti, essa taglia il ramo su cui è seduta: la qualità e la diversità dei dati di addestramento dipendono dalla vitalità e diversità della produzione culturale umana, inclusa la «cultura-merce» che il capitalismo produce e consuma. Questo è il paradosso che alcuni ricercatori hanno cominciato a chiamare «collasso del modello»: un’IA addestrata prevalentemente su output di altri sistemi di IA tende a degenerare — e con essa degrada la qualità dell’intelligenza collettiva che essa pretende di sussumere.

La terza contraddizione riguarda la concentrazione del potere — ma attenzione: questa non è una contraddizione specifica dell’IA, bensì una contraddizione propria della forma iperindustriale colta al livello macro. Il capitalismo dell’IA tende verso una struttura oligopolistica estrema: poche grandi corporation controllano le infrastrutture computazionali (livello meso), i modelli fondazionali e le piattaforme di distribuzione (livello macro). Questa concentrazione non è un esito contingente ma strutturale, dipendente dalle economie di scala e dagli effetti di rete. Ma produce una tensione crescente con le dinamiche democratiche e con la stessa logica concorrenziale del capitalismo. Le pressioni regolative che ne derivano potrebbero aprire spazi per interventi politici significativi al primo livello — ma solo se costruiti su una comprensione adeguata delle determinazioni strutturali ai livelli superiori.

6.2 Autovalorizzazione e combinazione attiva nell’era dell’IA: resistenze e riappropriazioni

La categoria alquatiana di combinazione attiva, integrata con la nozione di Pentenero di autovalorizzazione, ci consente di guardare all’IA non solo come strumento di controllo e sfruttamento, ma anche come campo di pratiche di resistenza e riappropriazione. L’autovalorizzazione, secondo Pentenero, non è semplicemente resistenza: è il processo attraverso il quale l’attore sociale proletario si sottrae alla logica della mercificazione generalizzata potenziando le proprie capacità in modo orientato a «fini propri». Essa presuppone le condizioni del sistema dell’esperienza: autonomia, coinvolgimento diretto, sedimentazione di costrutti innovativi. Occorre però usare queste categorie con precisione — non come etichette entusiastiche che appiattiscono su un piano unico fenomeni eterogenei.

Prendiamo il caso del movimento per l’IA «aperta» (open source). Il suo significato politico è tutt’altro che univoco. Da un lato, iniziative come Mistral, LLaMA, EleutherAI e Hugging Face rappresentano tentativi reali di sottrarre i modelli fondazionali al controllo esclusivamente proprietario. Dall’altro, gran parte del mondo open source è finanziato — direttamente o indirettamente — dalle stesse grandi corporation (Google open-source apre strumenti strategici quando le conviene; Meta rilascia LLaMA con un’etica retorica ma mantiene il controllo sui dati di addestramento). Queste comunità funzionano spesso come comunità-imprese a rete, fondate su meccanismi di salario-di-fatto, intrise di ideologia meritocratica e sostanzialmente messe al lavoro per il capitale. Presentarle come forme di «combinazione attiva» senza questa analisi critica rischia di essere ingenuo. La domanda politica reale è: in che condizioni specifiche queste pratiche possono costruire una forza autonoma dal capitale? E con quali alleanze?

Esistono tuttavia esempi di resistenza che meritano attenzione più ravvicinata. I movimenti di lavoratori del contenuto digitale che lottano per il riconoscimento e la remunerazione del loro contributo all’addestramento dei modelli (come gli scrittori della WGA che hanno incluso clausole sull’IA nel loro contratto collettivo). Le comunità di ricerca — e anche qui occorre distinguere quelle genuinamente indipendenti da quelle legate ad imprese — che sviluppano metodi di IA orientati alla trasparenza e alla riduzione dei bias ideologici incorporati. Kearns e Roth (2019) hanno mostrato i limiti tecnici ma anche le possibilità degli «algoritmi etici». Mezzadra e Neilson (2019) hanno analizzato come le operazioni del capitale digitale aprano anche spazi di resistenza nelle sue stesse contraddizioni.

È qui che la categoria di «ambivalenza sostanziale» elaborata da Pentenero (1989) — in diretta derivazione dal framework alquatiano — offre un contributo teorico al problema della resistenza nell’era dell’IA. Malgrado la tendenza strutturale verso la negazione dell’esperienza “autentica”, persiste nel soggetto proletario una «ambivalenza sostanziale» che impedisce di concludere per un determinismo lineare: le dinamiche di sussunzione non sono mai complete, e nell’incompiutezza di questa sussunzione si colloca la possibilità della resistenza. Questa «ambivalenza» non è un dato stabile né una riserva inesauribile: è una condizione strutturale del sistema capitalistico che tende a sfruttare il soggetto come combinazione produttiva, e che nell’atto stesso di farlo preserva, malgrado se stesso, una componente viva che non si identifica con il meccanismo. Pentenero traduce questa ipotesi in una tesi politica: l’esperienza “autentica” — come «attualizzazione della potenzialità di non produrre le condizioni della propria subordinazione» — è il luogo specifico in cui questa ambivalenza può diventare antagonismo. La categoria di combinazione attiva alquatiana e quella di ambivalenza sostanziale pentenero-alquatiana convergono su questo punto: la resistenza non è un evento esterno al sistema, ma una possibilità strutturale che il sistema stesso produce nel tentativo di sfruttare la capacità viva. La questione politica — nell’era dell’IA come in quella del fordismo — è come questa possibilità strutturale si trasformi in forza organizzata. La risposta di Pentenero, formulata nel 1989 ma ancora pertinente, è che tale trasformazione richiede la conricerca: non uno sguardo esterno sul soggetto, ma una co-produzione di conoscenza con i soggetti stessi, che li ri-soggettivizza nell’atto stesso dell’analisi.

Le pratiche sono ancora frammentarie e spesso assorbibili dalla logica capitalistica —così ad esempio l’open source può diventare un vantaggio competitivo per chi costruisce servizi su modelli aperti. Ma esse indicano la possibilità di forme di riappropriazione collettiva di tecnologie nate come strumenti di controllo. La questione politica, come Alquati avrebbe detto, è sempre quella dell’organizzazione: queste pratiche frammentate possono costruire una forza sociale capace di incidere nelle relazioni di potere strutturali?

6.3 Per un’IA del comune: prospettive programmatiche

La prospettiva alquatiana, integrata con l’analisi di Pentenero della mercificazione dell’esperienza, suggerisce che la questione centrale dell’IA non sia tecnica (come renderla più sicura o più efficiente) né puramente economica (come distribuirne i benefici), ma politica in senso pieno: chi controlla lo sviluppo dell’IA, a quali fini, con quale tipo di organizzazione sociale. Un’«IA del comune» — per usare un’espressione che Alquati non avrebbe usato e che richiama la tradizione di Hardt e Negri (2000), dalla quale Alquati stesso prendeva distanza critica — richiederebbe una trasformazione dei rapporti di produzione inteso come possesso (più che di sola proprietà formale, come Alquati sottolinea nel secondo testo sulla società industriale 2009/2012[1]) dei modelli, dei dati e delle infrastrutture; delle forme di governance dello sviluppo tecnologico; un’economia politica della distribuzione dei benefici dell’automazione radicalmente diversa da quella attuale.

Alquati era scettico sulle prospettive a breve termine di trasformazioni radicali, ma non per questo le considerava impossibili. La sua analisi era orientata a identificare le linee di frattura strutturali, i soggetti potenzialmente capaci di agire in direzione antagonista. Nell’era dell’IA, questi soggetti potrebbero essere: i lavoratori delle piattaforme che rivendicano il controllo sugli algoritmi che governano il loro lavoro; i lavoratori del contenuto digitale che chiedono il riconoscimento del loro contributo all’addestramento dei modelli (con la domanda urgente: chi ha addestrato chi, e a quale prezzo?); le popolazioni che subiscono i costi ambientali dell’infrastruttura dell’IA; i soggetti — e qui Alquati usava con cautela la nozione di «finzione giuridica del cittadino» — che si trovano a subire decisioni automatizzate opache in materia di credito, lavoro, giustizia.

In tutti questi casi, la categoria alquatiana di «combinazione attiva» indica non la semplice resistenza ma la possibilità di una riappropriazione: non solo rifiutare il sistema ma usarlo diversamente, per fini che non sono quelli del capitale. La prospettiva di Pentenero aggiunge una dimensione che spesso manca nelle discussioni su una possibile «IA alternativa»: la questione della qualità dell’esperienza. Non basta ridistribuire i benefici dell’automazione o aprire i modelli fondazionali; occorre anche ricreare le condizioni per un sistema dell’esperienza non ridotto alla forma-merce. Questo significa interrogarsi su come le tecnologie digitali possano potenziare — anziché impoverire — le capacità di auto-formazione, di creatività, di costruzione di relazioni non mercificate. Occorre inoltre ripensare e superare, come Alquati stesso aveva avvertito, lo schema marxista della coppia lavoro vivo/lavoro morto, capitale variabile/capitale costante: questo schema è insufficiente per pensare i soggetti del capitalismo iperindustriale digitale. La domanda politica è come costruire la forza collettiva necessaria per reindirizzare le capacità incorporate nell’IA verso l’autovalorizzazione proletaria e non verso la valorizzazione capitalistica — e questa domanda rimane aperta.

7. Conclusioni: Alquati tra genealogia critica e prospettiva emancipatoria

Il presente contributo ha cercato di mostrare — in modo ancora preliminare, da intendersi come prima cartografia di un campo e non come analisi compiuta — come i concetti elaborati da Romano Alquati nel corso di cinquant’anni di ricerca, integrati con la teoria della mercificazione dell’esperienza sviluppata da Maurizio Pentenero nella sua tesi di laurea, possano essere ripensati e precisati alla luce delle specificità tecnologiche e sociali del capitalismo digitale. Non si tratta di «applicare» questi strumenti all’IA come se fossero dispositivi pronti all’uso: si tratta di fare propri i dispositivi analitici, ripensandoli e riarticolandoli, tenendo conto delle trasformazioni del capitalismo che i loro autori non potevano antivedere interamente.

Il concetto alquatiano di macchina come sistema aperto sull’integrazione umana permette di smontare il mito dell’IA autonoma e di rendere visibile il lavoro umano che la alimenta e la mantiene in funzione — come mostrano le ricerche empiriche sul ghost work (Gray e Suri 2019), sulla content moderation (Roberts 2019) e sul RLHF. Il concetto di iperindustrialità permette di cogliere la trasversalità dell’IA come forma organizzativa che attraversa tutti i livelli di realtà del capitalismo contemporaneo, estendendo la logica industriale alla riproduzione quotidiana. Il concetto di capacità-umana-vivente come merce specialissima permette di analizzare sia il processo di sussunzione del general intellect nell’IA — come teorizzato da Pasquinelli (2023) e Virno (2001) — sia le forme di eccedenza che resistono a tale sussunzione. Ma queste categorie non illuminano da sole: producono nuova conoscenza solo nel loro relazionarsi reciproco, attraverso i livelli di realtà che Alquati distingue. Riarticolare questo framework alla luce dell’evento IA è il compito ancora da compiere.

Il confronto critico con Pasquinelli ha permesso di precisare sia le convergenze — intorno alla nozione di sussunzione dell’intelligenza collettiva e alla critica dell’autonomia della macchina — sia le divergenze principali: la maggiore attenzione alquatiana alla soggettività (intesa non come attributo psicologico ma come capacità di azione antagonista situata in pratiche concrete), alla sfera della riproduzione sociale, e alla dimensione timica e relazionale del lavoro contemporaneo. Questi aspetti dell’impianto alquatiano sembrano particolarmente preziosi per una teoria critica dell’IA che non voglia ridursi alla sola critica dell’economia politica delle macchine — e del capitalismo della sorveglianza di matrice foucautiana.

L’analisi è stata declinata tenendo conto di alcuni interlocutori. Crawford (2021), con il suo Atlas of AI, ha fornito la documentazione empirica più sistematica dei «costi planetari» dell’IA, confermando dall’interno la critica alquatiana al feticismo tecnologico e alla pretesa immaterialità del digitale: l’IA è estrattivismo, e l’estrattivismo ha un corpo fisico che pesa sulla natura e sul lavoro dei Global South. Morini, con la riflessione sulla lavorizzazione della vita (2022) e Fortunati (2007), con l’analisi della macchinizzazione del lavoro “immateriale” nell’ambito della riproduzione sociale capitalistica, hanno offerto un quadro analitico complementare alla categoria alquatiana di capacità-umana-vivente, mostrando come la distinzione tra «forma» e «sostanza» illumini le dinamiche di incorporazione/eccedenza che caratterizzano l’IA contemporanea. Pentenero (1989), infine, con la sua tesi sull’esperienza come sistema stratificato — elaborata in diretta interlocuzione con Alquati — ha fornito le categorie di «esperienza simulata» e «sperimentazione innovativa» e di «ambivalenza sostanziale» che si rivelano strumenti analitici preziosi per leggere le dinamiche della riproduzione sociale nell’era digitale: la sostituzione dell’esperienza autentica con la sua simulazione piattaformistica, e la persistenza, nell’incompiutezza della sussunzione, di una componente viva capace di diventare antagonismo.

In particolare la tesi di Pentenero ha aggiunto tre contributi fondamentali. Il primo è la teoria del sistema dell’esperienza come grandezza sociologica strutturata su più livelli, che permette di analizzare l’IA non solo come strumento di produzione ma come dispositivo che interviene sulle condizioni di possibilità dell’esperienza “autentica”. Il secondo è la teoria della mercificazione generalizzata di tutte le attività umane — non solo di quelle lavorative — come cifra della condizione iper-proletaria contemporanea, che permette di capire come le piattaforme digitali non siano semplicemente strumenti di lavoro ma infrastrutture di estrazione dall’intero ciclo vitale proletario. Il terzo è la nozione di autovalorizzazione come prospettiva politica che va oltre la semplice resistenza, orientandosi verso la costruzione di soggettività capaci di «fini propri» non riducibili alla logica della valorizzazione capitalistica.

Vale la pena soffermarsi infine su un nodo teorico che attraversa l’intero contributo e che merita di essere reso esplicito qui nelle conclusioni. Il discutere intorno a mercificazione e autonomia del soggetto — che nell’articolo si declina attraverso la tensione alquatiana tra capacità-umana-vivente sussunta e «esclusività umane» irriducibili, tra combinazione attiva e autovalorizzazione — non è semplicemente la riformulazione alquatiana della Doppelseitigkeit della forza-lavoro. Quella doppia appartenenza — al capitale come merce, alla classe come capacità viva —  Alquati la lavora, disarticola e ricompone teoricamente attraverso la sua peculiare attenzione ai livelli di realtà (macro/meso/micro) e alla corporeità. Il «dentro e contro» trontiano? Alquati aggiunge qualcosa rispetto alla formulazione trontiana, e non si tratta di una semplice variazione. L’ipotesi è che la specificità alquatiana stia nel tentativo di ancorare quella doppia appartenenza a un’analisi concreta dei processi di riproduzione capitalistica della capacità umana attraverso i livelli di realtà, sottraendola all’astrazione della categoria formale. C’è dunque un guadagno analitico nella riformulazione alquatiana che non è riducibile alla Doppelseitigkeit marxiana: la specificazione dei meccanismi attraverso cui la tensione tra sussunzione e irriducibilità si riproduce concretamente nei processi di riproduzione della vita proletaria.

Rimangono aperti alcuni nodi fondamentali. Il primo riguarda la questione del soggetto politico: come muta la composizione di classe a seguito della rivoluzione IA e dunque come, e se, si riconfigura il discorso dell’autonomia di classe? Chi sono, nell’era dell’IA, i soggetti capaci di agire in direzione antagonista? L’iperproletariato digitale è una categoria ancora troppo eterogenea e frammentata per costituire un soggetto politico coerente. Il secondo nodo riguarda la temporalità: le contraddizioni del capitalismo dell’IA si sviluppano su scale temporali che rendono difficile qualsiasi previsione. Il terzo riguarda la dimensione globale: il capitalismo dell’IA è un fenomeno strutturalmente transnazionale, e qualsiasi analisi confinata entro confini nazionali o, al contrario, solo teorico generale, rischia di perderne le determinazioni essenziali.

Ciononostante, l’eredità alquatiana ci consegna strumenti concettuali la cui produttività è ben lungi dall’esaurirsi. La sua insistenza sull’irriducibilità della capacità-umana-vivente, sull’ambivalenza di ogni processo tecnologico, sulla politicità intrinseca di ogni rapporto sociale, sulla necessità di una conricerca capace di restare radicata nelle esperienze concrete dei soggetti — tutto questo costituisce un programma di ricerca ancora largamente incompiuto, e tanto più necessario in un’epoca in cui la velocità dello sviluppo tecnologico rischia di travolgere ogni tentativo di comprensione critica.

«Viva la macchina quando ci toglie solo lavoro stupido e così ci libera davvero, anche liberando un poco la nostra capacità dalla sua parte più stupida» — scriveva Alquati (2021). Ma aggiungeva subito: «dunque, a noi iperproletari conviene comunque acquisire e avere la capacità di fare un lavoro intelligente e inventivo, e non solo perché invero il mercato continua a richiederlo ed è pagato di più, ma anche per eventuali nostri scopi autonomi ed eventuali contro-funzioni». La liberazione non viene dalla macchina, ma dalla capacità di ripensarla — combinazione attiva, autovalorizzazione — per fini che trascendono la logica del profitto. Il sistema dell’esperienza, la qualità della vita proletaria, la possibilità stessa di una vita degna di essere vissuta: queste le poste in gioco nell’era dell’IA generativa.

 

NOTE

[1] R. Alquati Nella società industriale d’oggi, Testo non (ancora) pubblicato.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Alquati, R. (1975). Sulla FIAT e altri scritti. Feltrinelli.

Alquati, R. (1993). Camminando per realizzare un sogno comune. Velleità Alternative.

Alquati, R. (2009–2012). Nella società industriale d’oggi (2 voll.) [Testo non pubblicato]. Università degli Studi di Torino.

Alquati, R. (2021). Sulla riproduzione della capacità umana vivente. Derive Approdi.

Andrejevic, M. (2013). Infoglut: How too much information is changing the way we think and know. Routledge.

Bologna, S. (2026). Dalla discarica al clic. Officina Prima Maggio. https://www.officinaprimomaggio.eu/dalla-discarica-al-clic/

Casilli, A. (2025). Il lavoro invisibile dell’intelligenza artificiale [Audio]. Valori. https://valori.it/intelligenza-artificiale-lavoro-diritti-antonio-casilli/

Cingolani, P. (2021). La colonisation du quotidien. Dans les laboratoires du capitalisme de plateforme. Amsterdam éditions.

Cingolani, P. (2026). L’ubérisation. Presses Universitaires de France.

Couldry, N., & Mejias, U. A. (2019). The costs of connection: How data is colonizing human life and appropriating it for capitalism. Stanford University Press.

Crawford, K. (2021). Atlas of AI: Power, politics, and the planetary costs of artificial intelligence. Yale University Press.

Dyer-Witheford, N., Kjøsen, A. M., & Steinhoff, J. (2019). Inhuman power: Artificial intelligence and the future of capitalism. Pluto Press.

Fortunati, L. (2007). Immaterial labor and its machinization. Ephemera: Theory & Politics in Organization, 7(1), 139–157.

Fuchs, C. (2014). Digital labour and Karl Marx. Routledge.

Gray, M. L., & Suri, S. (2019). Ghost work: How to stop Silicon Valley from building a new global underclass. Houghton Mifflin Harcourt.

Griziotti, G. (2025). How to survive artificial intelligence: Intelligenza artificiale, tecnofascismo e guerra. Effimera. https://effimera.org/materiali-convegno-intelligenza-artificiale-tecnofascismo-e-guerra-di-giorgio-griziotti/

Hardt, M., & Negri, A. (2000). Empire. Harvard University Press.

Irani, L. (2015). Difference and dependence among digital workers: The case of Amazon Mechanical Turk. South Atlantic Quarterly, 114(1), 225–234.

Kearns, M., & Roth, A. (2019). The ethical algorithm. Oxford University Press.

Mezzadra, S., & Neilson, B. (2019). The politics of operations: Excavating contemporary capitalism. Duke University Press.

Morini, C. (2010). Per amore o per forza: Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo. ombre corte.

Morini, C. (2022). Vite lavorate: Corpi, valore, resistenze al disamore. Manifesto libri.

Morini, C. (2026, 18 maggio). La scuola è un’impresa. Effimera. https://effimera.org/la-scuola-e-unimpresa-di-cristina-morini/

Morin, E. (1990). Introduction à la pensée complexe. ESF. (Trad. it.: Seirom, 1993)

Mosco, V. (2014). To the cloud: Big data in a turbulent world. Paradigm Publishers.

Negri, A. (1989). Marx oltre Marx. Feltrinelli.

Pasquinelli, M. (2023). The eye of the master: A social history of artificial intelligence. Verso Books. (Trad. it.: Nell’occhio dell’algoritmo: Storia e critica dell’intelligenza artificiale. Carocci Editore, 2025)

Pasquinelli, M., & Joler, V. (2021). The nooscope manifested: AI as instrument of knowledge extractivism. AI & Society, 36(4), 1263–1280.

Pentenero, M. (1989–1990). Esperienza e qualità della vita in una teoria dell’attore sociale proletario oggi: Verso una teoria dell’ambivalenza specifica, attraverso l’analisi ed ipotesi critiche, tra individualismo metodologico e determinismo sociosistemico [Tesi di laurea in Sociologia Industriale]. Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino.

Roberts, S. T. (2019). Behind the screen: Content moderation in the shadows of social media. Yale University Press.

Stiegler, B. (2018). The neganthropocene. Open Humanities Press.

Terranova, T. (2000). Free labor: Producing culture for the digital economy. Social Text, 18(2), 33–58.

Tronti, M. (1966). Operai e capitale. Einaudi.

Virno, P. (2001). Grammatica della moltitudine. Derive e Approdi.

Wark, M. (2019). Capital is dead: Is this something worse?. Verso.

Zuboff, S. (2019). The age of surveillance capitalism. Public Affairs. (Trad. it.: Il capitalismo della sorveglianza. Luiss University Press, 2019)

Informazioni sull'autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *