Liberarsi dal patriarcato e oltre

di Daniele Ferro (*)

I portali Phica e Mia moglie e il delitto Casati Stampa del 1970

Sembra ci sia un abisso, e invece culturalmente v’è un piccolo balzo tra il fare ciò che si vuole delle foto di una donna e l’ammazzare la compagna o la moglie.

Questo trascorso agosto in cui l’Italia, come dopo un sonno di pigri, s’è accorta via social di essere un Paese abitato da uomini arretrati, più ripugnanti dello stereotipo preistorico del cavernicolo tutto peli e grugniti, questo agosto in cui abbiamo scoperto migliaia di maschi – di qualsiasi ceto – pugnalare per anni i diritti di altrettante donne, diffondendo foto e su di esse sbavando su portali quali Phica e Mia moglie, questo trascorso agosto rimanda al giorno 30 agosto 1970: allora l’Italia si scandalizzò per l’assassinio di Anna Fallarino da parte del marito, il marchese Camillo Casati Stampa Di Soncino. Lui 45 anni, lei 41.

Il nobiluomo, appassionato di caccia, quel giorno rientrò nel sontuoso appartamento di Roma con le idee ben chiare. La moglie e il suo amante venticinquenne, Massimo Minorenti, lo stavano aspettando in salotto. Lui prese il fucile, sparò tre colpi a lei, due all’amante, uno a se stesso.

E che c’entra con gli scandali dell’agosto odierno?

Il marchese, in accordo con la moglie, aveva un piacere: organizzare incontri sessuali per lei, stare lì ad osservare durante i rapporti, e fotografare.

Gli inquirenti trovarono un diario di Casati, ricco di annotazioni su quegli incontri e accompagnato da oltre 1.500 fotografie di Fallarino nuda, da sola oppure negli amplessi.

Sarebbero stati semplici affari loro, visto che era tutto concordato.

Apparentemente: era il marchese a scegliere e pagare gli amanti, Minorenti compreso. Finché tra quest’ultimo e la donna nacque l’amore.

Casati Stampa Di Soncino, già accortosi della situazione da tempo, il 30 agosto di cinquantacinque anni fa ammazzò la moglie perché non era più in suo possesso: prima in pieno accordo, poi per inerzia, lei aveva acconsentito per anni (così come per la chirurgia plastica al seno e all’addome, voluta da lui negli ultimi mesi), ma infine si era presa libertà dal marito, il quale – disse lo psicanalista Emilio Servadio – tramite l’osservazione degli incontri pagati per la moglie nascondeva anzitutto a sé una propria parte omosessuale (lo stesso nascondimento che forse attua chi utilizza «frocio» come insulto, che sia diretto a gay o eterosessuali: e ce ne sono ancora parecchie di queste persone, anziane, giovani, di destra e di sinistra, comunque bifolchi).

L’utilizzo della donna, del suo corpo come fosse merce divisibile dalla persona. L’idea dell’esserne padroni. Una sostanziale, profonda ignoranza che non dipende dalla posizione sociale ma da un misero, spregevole sentimento dell’animo. Il bisogno di essere curati, nel senso buono. L’indizio, da uno scandalo, della malattia patriarcale che appesta la società intera (dopo l’omicidio del marchese, ci furono giornali che pur di vendere copie pubblicarono le foto di Fallarino nuda).

La necessità di una visione pedagogica che educhi all’amore della propria e altrui vita. «La sola arma di cui disponiamo è la volontà di vivere, alleata alla coscienza che la propaga», ha scritto Raoul Vaneigem in Avviso agli studenti, 1995.

Ecco che cos’hanno in comune la storiaccia del 1970 e quelle odierne via social.

Colleghiamole ai femminicidi (nel 2024, uno ogni tre giorni) e alla più generale discriminazione impartita alle donne, che subiscono «rilevanti condizioni di svantaggio […] nell’ambito lavorativo, familiare e sociale», afferma un rapporto dell’Inps.

Per costruire un mondo nuovo, ognuno ha la responsabilità della piccola, apparentemente banale lotta quotidiana. Quel che c’è intorno a sé, sperando prima o poi nell’abbraccio di veri scioperi generali. La grande rivoluzione è uno sberleffo di sangue della Storia. Dobbiamo vivere parlando, mostrandoci, essendo persone diverse da quelle comandate dal mercato, dal patriarcato, dal razzismo, dall’autoritarismo. Si inizia da qui. Pur non vedendo la fine.

(*) Daniele Ferro, educatore e giornalista, è maestro elementare di sostegno. Testo e immagine da https://comune-info.net/

 

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2 commenti

  • La colpa imperdonabile è delle fonti di informazione che sono sempre, dico sempre, profondamente ipocrite. e disoneste.
    Chi ha criticato il papa quando inviò la lettera di appoggio al programma RAI contro la violenza sule donne? Perché il patriarcato è nato 5000 anni fa e le religioni rivelate sono state l’espediente politico che lo ha imposto. L religioni rivelate hanno assunto su di sé il patriarcato per meglio difenderlo e diffonderlo per imporlo e con esso il resto che deriva sul piano sociale dalla mentalità patriarcale che è mentalità di sopraffazione.
    L religioni rivelate furono un crimine imperdonabile contro l’umanità: contro l’uomo e la società.
    Il buon ebreo quando recita la sua preghiera ringrazia il suo dio di non averlo creato femmina. L’ebnraismo ha in sé la carica di sopraffazione che ha trasmesso al criminale cristianesimo e questo all’Islam: fu un cristiano, Tertulliano che impose il velo alle donne arabe; Maometto verrà 300 anni dopo e da buon profeta ne approfitterà.
    Chi critica la Bibbia che è un coacervo di infami e di porcherie?
    Il resto sono solo balle da perditempo.
    Compreso l’articolo di cui sopra.

  • Enrico Semprini

    Vorrei introdurre un ampliamento alla riflessione che non proviene da me, ma da Silvia Federici che nella sua pietra miliare del pensiero anticapitalista occidentale, inserisce, attraverso una applicazione mirabile del materialismo storico, un ampliamento della analisi di Marx rispetto al problema della accumulazione originaria. Il testo cui faccio riferimento è “Calibano e la Strega”. Federici ci permette di comprendere i limiti della riflessione di Marx e rivoluziona il modo di pensare al problema della lotta al patriarcato come una lotta con caratteristiche di carattere etico e, tutto sommato, meno pregnanti rispetto al problema della produzione. Dimostra come il capitalismo nella sua fase originaria avesse la necessità di far riprodurre forza lavoro nelle colonie e forza militare per i suoi sogni di espansione. Dunque il problema riproduttivo ed il ruolo delle donne nella società capitalista, svolge una funzione necessaria rispetto a problemi precisi e l’analisi di Federici ci fa capire come la caccia alle streghe non sia un fenomeno pressoché inspiegabile, ma una necessità storica determinata dall’esigenza di spogliare le donne di potere sociale. Se questa premessa è vera, e lo è, ne consegue che la lotta contro il patriarcato è una componente fondamentale della lotta contro il capitalismo, non un corollario. Non è che prima si risolve il problema della produzione e, come fosse una conseguenza necessaria, allora si risolve magicamente anche il problema della riproduzione della forza lavoro. Federici ci permette di capire che se non si distrugge il patriarcato nel mentre si lotta contro il capitalismo, non ci sono possibilità di smantellarne una delle sue fondamenta essenziali e dunque quello resta lì e riproduce la subordinazione femminile anche nell’evoluzione fondamentalmente laica di una società come quella in cui viviamo. Perché per chiunque è difficile capire come il progressivo declino della religione cristiana nel nostro paese non abbia prodotto un declino altrettanto sostanziale del patriarcato.
    Dall’altro lato in questo intervento voglio segnalare un podcast dal titolo “Tutti gli uomini” nel quale Irene Facheris ci mette di fronte alle nostre responsabilità e conclude ogni puntata con questa frase: “Queste questioni riguardano tutti gli uomini perché tutti gli uomini hanno lo straordinario privilegio di potersi far ascoltare da altri uomini, ad esempio quelli che questo podcast non lo ascolteranno mai.” e, aggiungo io, che questo blog non lo leggeranno mai.

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