L’orrore di Dio

di Clelia Farris

Sarajevo è una città di uomini curvi e veloci, quasi una nuova razza.

Una frase ed eccoci nel clima materiale e morale della guerra e di una città assediata. Una città che conosce nuovi dèi perché,

in un mondo di gobbi, chi può camminare eretto è Dio, e tali si considerano gli emissari dell’Onu, tale si considera Stefan Weiss, il protagonista di «Assedio».

Utilizzando i cromatismi del romanzo, la vicenda si potrebbe riassumere in tre colori: Stefan il Bianco desidera il Rosso e trova il Nero.

In una normale notte di vigilanza a Sarajevo, il “casco blu” Stefan Weiss (Weiss significa bianco) è chiamato a perlustrare un palazzo da un misterioso individuo che indossa un cappotto rosso. Rosso, come i sentimenti che hanno scalpitato in lui fin da quando era un bambino irrequieto nella Germania Est della guerra fredda, tra palazzoni di edilizia sovietica, rabbia e ingiustizia. Rosso, come i sentimenti sui quali ha versato il gelo del disinganno.

Come un moderno Akakj Akakjevic, Stefan desidera l’elegante cappotto dello sconosciuto, simbolo di ricchezza e poteri ai quali non ha mai avuto accesso. Almeno finché non è diventato prima poliziotto e poi agente dell’Onu. Ma il blu dell’uniforme non può aiutare Stefan: il blu è corrotto, il blu è marcio come un cielo ammuffito e lui accetta la legge non scritta della propria superiorità. I pacificatori sono a Sarajevo per gli interessi dei Paesi che rappresentano, i singoli individui per il loro particolare interesse.

L’uomo dal cappotto rosso introduce Stefan nella stanza 41 e da lì in poi l’agente dell’Onu dovrà fare i conti con se stesso, col proprio cinismo, col passato e col futuro. La lunga notte di Sarajevo è iniziata. Il buio e la città stravolta sono un riflesso della sua anima bianca.

Il bianco è il colore della purezza. E anche quello del marmo delle tombe, delle ossa, del sudario. Durante una guerra i morti sono una certezza ma in città sta succedendo qualcosa di peggio. Come in un’evocazione magica, sangue chiama sangue, e alle vittime dei cecchini serbi e dei bombardamenti si affiancano i morti delle guerre precedenti. Morti che si aggirano fra le strade durante il coprifuoco, soldati della prima guerra mondiale smarriti, increduli. Bombe per l’anima. Domande che camminano. Cosa abbiamo fatto? Cosa stiamo facendo?

I Balcani producono più storia di quanta riescano a consumare, disse Wiston Churchill. Sangue chiama sangue e quelle terre sembrano esserne intrise da secoli.

Per ricacciare le apparizioni anomale l’Onu dispone di squadre speciali, formate da individui particolari, in contatto con un mondo parallelo, “il mondo dello spirito”. L’accostamento di politica e paranormale è meno bizzarro di quanto possa sembrare: l’una e l’altro sono forze occulte, alle quali accedono gruppi ristretti di individui che manovrano nazioni intere e possono prendere decisioni le cui ricadute colpiscono la gente comune. In fondo cos’è il gruppo Bilderberg se non una riunione di streghe e stregoni? Invece di parlare della pietra filosofale o di evocare il diavolo, decidono le sorti dell’economia, dell’ambiente, della pace e della guerra mondiali. Ci sono mai stati occultisti più potenti?

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che «Assedio» parli del diavolo. Siete fuori strada.

Sono pochi gli argomenti di cui valga la pena scrivere: la normalità piuttosto che la follia; la bontà piuttosto che la cattiveria; Dio piuttosto che il diavolo. Ecco, il diavolo. Il diavolo è noioso (ma «Simpathy for the devil» è la migliore canzone degli Stones). Il diavolo è lì che briga, si arrabatta, spinge e tira per fare il male (e come insegna Goethe a volte gli riesce il contrario); fa le boccacce, preleva sangue e lo usa per farci firmare patti che non rispetteremo. Millenni di abboccamenti con gli esseri umani e ancora si fa fregare.

Dio, invece… Dio è sfuggente. Sembra che ci sia, forse non c’è, forse c’è stato e ora è morto o se n’è andato in un’altra galassia. Oppure continua a guardarci ma tace. Perché tace? È offeso? Oppure è uno snob, non vuole avere niente a che fare con noi, creature inferiori?

In una prospettiva più terrena, resta il dubbio che Dio assuma di volta in volta aspetti differenti. Il Dio di «Assedio» può essere il cecchino che spara sulla popolazione inerme di Sarajevo ma può essere anche il politico che decide le sorti di quella popolazione, il burocrate ottuso o il bambino indifeso.

I vivi e i morti lo temono in egual misura. Qualcuno vorrebbe ucciderlo e sbarazzarsi una volta per tutte della sua ingombrante idea. Stefan se lo troverà davanti e, in un rovesciamento delle parti, sarà messo in croce da Dio, affinché compia l’unico atto di redenzione possibile.

L’orrore di «Assedio» è l’orrore dell’anima umana, messa davanti alle sue nefandezze, spogliata degli abiti della ragionevolezza, della politica, della convenienza e del buonsenso.

All’interno dell’unità di tempo e luogo, in una struttura da thriller, che strizza l’occhio alle spy-stories, l’autore mescola elementi dell’horror classico con l’hard-boiled chandleriano e un pizzico di metafisica. Il linguaggio asciutto e una tecnica di narrazione moderna fanno scorrere la vicenda davanti ai nostri occhi, come se assistessimo a una proiezione cinematografica. La lunga notte di Stefan è un bianco e nero impressionista, illuminato da lampi di rosso. Un’opera sorprendente e innovativa.

Vincent Spasaro

«Assedio»

Edizioni Anordest

 

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