Luce d’Eramo: l’altra faccia del lager

Strano titolo «Deviazione». Immaginiamo che una persona curiosa lo noti fra le novità Feltrinelli (è una ristampa, ma importa poco) e lo inizi senza saper nulla del libro o dell’autrice, Luce d’Eramo.

«E’ stato straordinariamente semplice fuggire» le prime parole. Si parla di Dachau: la protagonista non è internata ma adibita a pulire gli scarichi della vicina Monaco. Seppur controllata si può muovere. Durante un bombardamento riesce a scappare. Ha 19 anni, ingenua ma indurita dai mesi a Dachau.

Bisogna arrivare a metà libro per scoprire che «Lucia» in fondo allo zaino ha i ritratti di Mussolini e Hitler, che suo padre è sottosegretario di Stato a Salò. E’ scappata di casa per lavorare come operaia volontaria nei campi di lavoro tedeschi.

Lo sguardo di chi legge è cambiato. Davvero la ragazza vuole aiutare gli scioperanti francesi dell’Ig Farben o è una spia, una provocatrice? Chiuse le prime tre parti del libro – scritte rispettivamente negli anni ’50, nel 1961 e nel 1975 – si apre la quarta, «Deviazione» (del 1977) dove Luce d’Eramo confessa le sue «omissioni», le verità che non ha scritto prima perché non voleva ammetterle neppure con se stessa.

I nazisti vogliono distruggere «la coscienza sociale degli internati» che quasi mai riescono a unirsi in una comune difesa: «il gioco era fatto». E lei sogna di guidare una ribellione mentre si chiede come e quando si sono abbrutiti quelli che ora schiavizzano gli internati. Ricorda di aver letto «Memorie da una casa di morti» di Dostoevskij: per non impazzire, «un carceriere deve metterci del suo […] frustare i detenuti per amore dell’arte». Quando i cani-lupo le scodinzolano – o forse così lei crede – Lucia immagina che solo loro la possano capire.

Si interrompe il libro e l’autrice, prima di ripartire, confessa: «Sono passati 6 mesi dalla pagina che precede […] E’ stata un’impresa massacrante, che mi ha quasi portata all’orlo della pazzia nel risuscitare affetti, iniziative, scontri di 31 anni di vita alla ricerca di quel vuoto della memoria che era dappertutto e in nessun luogo».

Il lager visto con gli occhi di una ragazzina, convinta fascista, che tarda a capire persino quel che ha sotto gli occhi. Giusto che Feltrinelli lo ristampi, giustissimo che la rivista «Leggendaria» in marzo le abbia dedicato a una giornata di studio internazionale. Non c’è solo «Deviazione»: di altri temi (persino di fantascienza) ha scritto Luce d’Eramo con grandissima efficacia. Ma questo libro sconvolgente non deve essere dimenticato.   

BREVE NOTA

Questa mia recensione è stata pubblicata – al solito: parola più, parola meno – il 27 aprile nella pagina libri del quotidiano «L’unione sarda». Se posso fare (ogni tanto ce vò?) il narcisista aggiungo che, dopo aver letto questa rec, una persona di buone letture mi ha scritto: «dovrai farti dare le provvigioni dalla casa editrice perché approfitto della ristampa e corro subito a leggerlo». Alle provvigioni non ci miro ma sono ben felice di aver convinto almeno una persona a scoprire Luce D’Eramo e questo libro in particolare. (db)

Redazione
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