L’universo omeostatico ma anche…

un reggiseno censurato e «una razza antica e non umana»: db gode per «Un miliardo di anni prima della fine del mondo» dei fratelli Strugatzki o se preferite Strugackij

«Sono fatti stupefacenti?».

«Ammettiamolo, sono stupefacenti».

«E tu, caro mio, come fai a spiegare dei fatti stupefacenti senza fare ipotesi stupefacenti?».

(*) Quasi a metà del romanzo «Un miliardo di anni prima della fine del mondo» – appena pubblicato da Marcos y Marcos: 224 pagine per 16 euri – i fatti e le ipotesi si stanno ancora cazzotteggiando. Fa caldo a Leningrado: il via vai di scienziati, di uomini dei servizi con facce da Tonton-Macoute e di una donna misteriosa dal collo sexy distrae, a dir poco, Dmitrij Alekseevic Maljanov dalle sue ricerche sullo spazio interstellare, quando è proprio a un passo dalla meta. Succede anche ad alcuni colleghi, in tutt’altri campi del sapere, di Maljanov di essere “disturbati” nelle loro ricerche. Forse non è un caso. A certe persone appassionate di fantascienza (a esempio db di Imola) ronza nella testa un vecchio, delizioso racconto – forse di Frederik Pohl? Chi mi dà conferma del ricordo? – dove i grandi convegni sono organizzati per allontanare i ricercatori da indagini pericolose per “i veri padroni della Terra”.

Però nel palazzo di Maljanov c’è anche un morto «per ferita di arma da fuoco alla tempia destra, a bruciapelo». E potrebbe essere il primo di una lista. Così a certe persone appassionate di fantascienza (a esempio db di Imola ma forse una cosa simile l’ho già scritta) nella testa ronza e ri-ronza fortissimo il ricordo del famoso “ronzante” romanzo «Schiavi degli invisibili» di Eric Frank Russell. Sapete quando avete la certezza che qualcuna/o sia entrato nella stanza e stia per colpirvi? Con un gesto fulmineo vi girate… e vi sbagliate. Così le assonanze fra «Un miliardo di anni (eccetera)» – della trama al solito pochissimo vi dirò – e altri libri sono illusorie. A&B, cioè Arkadi e Boris Strugatzki, del resto non assomigliano, tanto meno attingono, alla fantascienza classica. In effetti sarebbe “facile” fare i conti con «extraterrestri bellicosi se questa fosse un’orribile, violenta aggressione dal cosmo, dai fondali oceanici, dalla quarta dimensione». Qui invece c’è «un delirio, una porcheria senza senso». Un sogno, «un racconto eccentrico». Anzi no: ci sono l’universo omeostatico, «una forza», la trascrittasi inversa, l’elettronica applicata… «I simili si curino con quel che è simile: il fantastico si curi con quel che è fantastico». Ove ci fosse un nemico extraumano da combattere, finalmente i popoli si uniranno? Forse, «ma all’inizio ci daremmo, l’un l’altro, tanti di quei pugni due alla volta finché non diventano dispari».

A ogni modo, come il titolo annuncia, «abbiamo davanti» un miliardo di anni per agire «ma bisogna cominciare e bisogna farlo adesso».

Se avete amato altri libri di A&B Strugatzki – le parole per completare questa frase classica sarebbero «non perdetevi questo» oppure «rimarrete delusi»; ma invece una persona appassionata di fantascienza (deja vu?) completerebbe così – qui non troverete qualcosa di familiare. Penso al bellissimo «Picnic sul ciglio della strada» che generò il film «Stalker», che generò giochi, che generarono un movimento artistico (che al mercato mio padre comprò, se volete cantarvela). Penso anche al poco noto ma assai bello «E’ difficile essere un dio», pure ripubblicato – evviva – da Marcos Y Marcos. Penso anora a «Lo scarabeo nel formicaio» o al divertente «La seconda invasione dei marziani» e a certi racconti dei fratelli A&B subito tradotti in italiano ma ormai introvabili.

In definitiva «Un miliardo di anni» dei fratelli Strugatzki va letto: con un occhio alla fantascienza, un altro a Samuel Beckett o al duo Bulgakov-Durrenmatt e se vi restassero altri occhi guardando al grottesco intreccio tra l’ottimismo di Stato in Urss e il socialismo “reale” che si allarma per tutto: come racconta BN cioè Boris Strugatzki (però il cognome è trascritto così solamente in copertina, altrove troviamo il più accreditato Strugackij: è il bello del cirillico?) nella postfazione, a terrorizzare «le autorità» è l’Universo Omeostatico non meno di un certo reggiseno. L’idea di partenza – ci spiega il fratello B – era del fratello A: in un appunto si parla anche di un «Faust del Ventesimo secolo: inferno e paradiso tentano di impedire lo sviluppo della scienza». Nel giro di tre anni però «il Miliardo era diventato per BN (e naturalmente, per il principio dei vasi comunicanti, anche per AN) un romanzo sulla battaglia tormentosa e, di fatto, priva di prospettive che l’uomo conduce per mantenere la supremazia nei confronti della ottusa, cieca, violenta forza»… forza che però lì per là non capiamo bene cos’è.

Questo strano/gran libro ci arriva dal lontanissimo 1976 – un miliardo di anni prima che cadesse un certo muro omeostaticissimo – nella traduzione e cura di Paolo Nori:sia lode a lui.

NOTARELLA SULLA COPERTINA

L’editore Marcos y Marcos da anni spicca negli scaffali per i colori e lo stile pop delle copertine ma, se posso dire la mia, stavolta il disegno non c’azzecca. Io preferivo di molto l’originale – l’ho recuperato dal sito di Paolo Nori, o almeno così’ credo visto che non capisco il cirillico – dove tutto è suggerito senza nulla chiarire. Bisogna adattarsi a tutto, come direbbe Maljanov: «dio svizzero» [db]

(*) Tutti i paragrafi cominciano con …  cioè con tre puntini di sospensione in omaggio allo stile di «Un miliardo».

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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