Maledetti rom, chiunque siano

  1) Decostruire l’antiziganismo di Luca Bravi; 2)  lettera aperta al ministro degli Interni di Miguel Fiorello Lebbiati; 3) Chief Joseph su Carmagnola

Il censimento di rom e sinti è un antico adagio che va oltre quello terribilmente noto del ’38. C’è stato quello dei nazisti e prima ancora quello del capo della polizia di Monaco nel 1905. In Svizzera è durato fino agli anni ’80 e serviva per estirpare il bacillo del nomadismo dai bambini di queste comunità con l’allontanamento forzato dalle famiglie, l’elettroshock, la sterilizzazione. Intanto in Italia nascevano i campi nomadi, nonostante l’80 per cento di rom e sinti non lo siano da molto tempo, come soluzione per rieducare persone considerate con quoziente intellettivo basso. «Non c’è nessun bisogno del censimento, abbiamo urgente necessità di decostruire l’antiziganismo che è l’odio che costruiamo verso rom e sinti facendone il nostro capro espiatorio per tutti i mali – scrive Luca Bravi, uno dei più bravi studiosi di storia dei rom e dei sinti in Europa, in particolare dell’internamento, altra pagina rimossa dai paraocchi del razzista democratico – Impariamola la parola “antiziganismo” e mettiamola accanto ad “antisemitismo”… Ci serve un processo culturale che smonti gli stereotipi…»

Festa contro lo sgombero della comunità rom di Tor de Cenci a Roma nell’estate 2012. Ph Alessandro Di Ciommo (la foto fa parte del primo reportage pubblicato da Comune, premiato al concorso  2013 «La mia città solidale»)

 

Il governo Conte (o come più pare evidente il governo Salvini) ripropone in questi giorni #ff6600;">l’antico adagio del censimento dei rom e dei sinti. Secondo il ministro dell’interno nessuno ha più fatto niente dopo Maroni (le cui azioni di censimento sono state dichiarate improprie ed incostituzionali). Molti invece avevano fatto in Europa prima di lui ed è necessario riproporla questa storia del nostro continente nell’ultimo secolo, per capire il dato più importante: che effetto hanno prodotto questi censimenti? Hanno mai migliorato davvero la vita di queste persone?

Dobbiamo prima connotare meglio chi siano i rom, perché altrimenti si producono immagini distorte: in Italia,#ff6600;"> soltanto il 20 per cento di rom e sinti vive nei campi nomadi, mentre l’80 per cento vive esattamente come il resto della popolazione italiana ed è scarsamente visibile ai nostri occhi, perché evita di dichiararsi rom o sinto per non doversi difendere dai pregiudizi (voi lo dareste lavoro ad una persona che si dichiara rom? il 96 per cento della popolazione italiana non lo farebbe); questa popolazione in Italia conta tra i 160mila e le 180mila persone, quattro su cinque non stanno nei campi #ff6600;">eppure c’è il costante richiamo a considerarli solo un popolo di ghettizzati; impareremo che è l’effetto dei nostri stessi censimenti che rappresentano un po’ la profezia che si autoavvera, perché con i paraocchi del razzista democratico, noi diciamo “rom” e pensiamo “campo nomadi” oltre a ladro, delinquente ecc.

#ff6600;">Il primo censimento del Novecento lo attuò Alfred Dillmann, capo della polizia di Monaco che nel 1905 lo pubblicò in un libro che si intitolava Zigeunerbuch (il libro degli zingari). Vi aveva inserito tutti i nomi delle famiglie della categoria “zingari” che erano sul suo territorio, in modo  che la gente potesse tenerli a distanza. Le persone seppero i nomi dei tanto odiati rom e sinti e queste comunità non riuscirono più a lavorare. Erano persone pericolose? Nominiamo una storia per tutte, quella di Ludovico Lehmann, liutaio, che a causa di quanto fece Dillmann fu costretto ad allontanarsi con tutta la sua famiglia dalla Germania muovendosi verso l’Italia, fu il capostipite di una delle comunità giunte nel nostro paese e la sua tomba (Ludovico morì nel 1908) si trova tuttora nel cimitero di Monsummano Terme (tra Montecatini e Pistoia) a ricordarci la cosa più cara che aveva quest’uomo, cioè il suo lavoro di costruttore di strumenti musicali, tanto che sulla lapide volle fosse presente il disegno di una cetra. Il censimento del 1905 colpì indiscriminatamente bambini, donne e uomini dei quali non importava affatto quale fosse il comportamento individuale, erano “zingari” e questo bastava per essere considerati pericolosi.

#ff6600;">Nel 1933, il nazismo riprese ad interessarsi del “problema zingari” e iniziò le ricerche a partire dai dati elaborati dal capo della polizia di Monaco, prima arrestò tutti i rom e sinti per sterilizzarli perché considerati una popolazione ereditariamente malata di asocialità, poi dal 1936 inserì tutti gli appartenenti alla categoria “zingari” nei campi di sosta forzata sorti alle periferie delle città tedesche per utilizzare queste persone come mano d’opera schiava. In quei campi lavorarono Robert Ritter (psichiatra infantile) ed Eva Justin (giovane antropologa che si stava specializzando all’università di Berlino). I due proseguirono il lavoro di Dillmann attraverso ricostruzione di alberi genealogici e misurazioni antropometriche per concludere che l’inferiorità razziale di rom e sinti era dovuta a due caratteri ereditari: l’#ff6600;">asocialità e l’#ff6600;">istinto al nomadismo; dovevano quindi essere eliminati e dalla fine del 1942 il luogo della loro soluzione finale fu individuato in Auschwitz Birkenau.

La seconda guerra mondiale si concluse e nel dopoguerra sia Eva Justin che Robert Ritter non furono mai condannati per i crimini compiuti, tornarono indisturbati a lavorare all’interno degli uffici statali. #ff6600;">In Svizzera intanto il dottor Alfred Siegfried, collaboratore di Ritter (condannato per pedofilia e allontanato dall’insegnamento) #ff6600;">dal 1926 continuava a implementare il censimento degli Jenische (i cosiddetti “zingari bianchi” della Svizzera) perché si doveva estirpare il bacillo del nomadismo dai bambini di questa comunità: le procedure prevedevano l’allontanamento forzato dalle famiglie, l’elettroshock, la sterilizzazione e l’affidamento dei bambini a istituti psichiatrici o religiosi per essere rieducati; questa pratica finì sono negli anni Ottanta; d’altronde nessuno la considerò un’azione razzista e discriminatoria.

Il dati dei censimenti operati da Robert Ritter ed Eva Justin, non riconosciuti come elementi assai pericolosi per la privacy di rom e sinti nel dopoguerra (nessuno era stato condannato) passarono nelle mani del loro fraterno amico Hermann Arnold che con i medesimi dati e pubblicando foto risalenti all’epoca dell’internamento nazista preparò il suo volume più noto dal titolo Die Zigeuner (gli zingari) all’interno del quale difendeva le tesi di Ritter e Justin e invitava alla sterilizzazione dei rom e dei sinti. Non fu riconosciuto come razzista, anzi fu considerato per decenni, dagli anni Sessanta in poi, un grande esperto di “zingari”. I suoi studi indirizzarono l’azione dei governi europei (anche quello italiano) che dagli anni Sessanta costruirono politiche che volevano essere per l’inclusione dei rom, ma che produssero emarginazione. Chi intervenne in quegli anni considerava come veritiero il dato del nomadismo degli “zingari” un po’ come se per cultura queste persone si volessero muovere continuamente, in realtà#ff6600;"> avevano radici ben solide in città e paesi italiani, ma l’idea dell’istinto al nomadismo (questa volta la parola “per cultura” sostituì la parola “per razza”) era talmente diffusa che le istituzioni italiane immaginarono i campi nomadi come soluzione per rieducare persone che consideravano con quoziente intellettivo basso.

Siamo ai giorni nostri e al tentativo di trovare altre soluzioni che non siano i campi nomadi. Per trovarle pare sempre di dover partire dai censimenti etnici come se rom e sinti fossero altro da noi. In realtà #ff6600;">li trovi già registrati nelle anagrafe delle città e quindi non c’è alcun bisogno di ulteriori numerazioni e dati. Eppure alla nostra società maggioritaria piace contarli, ma solo quelli ipervisibili, solo il 20 per cento che noi abbiamo chiuso nei campi da decenni.

#ff6600;">Nel 2008, l’Europa finanziò milioni di euro per il superamento dei campi. L’Italia utilizzò quei soldi per costruirne di nuovi e per sgomberare. Era il governo Berlusconi con Maroni ministro dell’interno. A Milano con la #ff6600;">Moratti, 24 milioni di euro buttati nel cesso e usati per i nuovi campi, più del doppio nella Roma di#ff6600;"> Alemanno per i maxi campi. #ff6600;">Intanto la schedatura etnica avvenne, poi dichiarata illecita e incostituzionale, ma avevano già fotografato rom e sinti di fronte e di lato ed avevano aggiunto l’impronta digitale a bambini, donne e uomini che già risultavano negli uffici comunale dell’anagrafe.

#ff6600;">Stiamo dimenticando invece l’essenziale, non c’è nessun bisogno del censimento, abbiamo urgente necessità di decostruire l’antiziganismo che è l’odio che costruiamo verso rom e sinti facendone il nostro capro espiatorio per tutti i mali. Impariamola la parola “antiziganismo” e mettiamola accanto ad “antisemitismo” su cui tanto abbiamo lavorato. Non ci serve un conteggio da ragionieri, #ff6600;">ci serve un processo culturale che smonti gli stereotipi e che permetta a chi già ci vive accanto di dichiarare senza problemi ciò che è, rom, sinto o altro….

Si tratta di cultura, ma dove praticarla? Per noi la scuola ormai deve solo sperimentare strade per il veloce ingresso nel mondo del lavoro: competenze e non conoscenze. Continuiamo a contare il 20 per cento vittima dei nostri errori e diciamo che è tutta colpa loro. #ff6600;">Felice caduta nel baratro a tutti noi.

(*) Luca Bravi è docente presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Firenze e autore di numerose pubblicazioni sulla storia dei rom e dei sinti in Europa (legate in particolare ai temi dell’internamento) fra cui «Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell’educazione dei rom e sinti in Italia» (2009); «Rom e non-zingari. Vicende storiche e pratiche rieducative sotto il regime fascista» (2007); «Altre tracce sul sentiero per Auschwitz» (2002). Il suo ultimo libro è «Percorsi storico-educativi della memoria europea. La Shoah nella società italiana» (2014) per Franco Angeli. Questo articolo è stato pubblicato anche su radiocora.it e – con il consenso dell’autore – su “Comune-info” dal quale lo riprendiamo.

«Sono d’accordo con Lei: la Costituzione va rispettata”, lettera aperta al ministro dell’Interno»

di Miguel Fiorello Lebbiati (**)

Caro ministro Matteo Salvini,
sono un rom e sinto. E come Lei sono italiano, come Lei amo la nostra Nazione, come Lei sono padre di due figli meravigliosi. E come Lei spero che l’Italia un giorno possa essere un posto migliore in cui vivere, per i nostri figli e tutti i bambini che l’abitano. Come Lei ho a cuore le sorti dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati e di tutti gli abitanti della nostra cara Italia. E proprio come Lei in questi anni mi sono occupato del tema rom e sinto. In fondo abbiamo tante cose in comune!

Sono sempre stato molto attento alle sue parole e su alcune mi trova completamente d’accordo. Sono d’accordo con Lei che la famiglia vada protetta e tutelata, per questo confido nel suo lavoro prezioso, anche verso le famiglie allargate rom e sinte, le famiglie arcobaleno e ogni tipo di forma famigliare. Sono d’accordo con Lei che la nostra Italia sia un paese bellissimo e si meriti di più. Per questo spero che da nord a sud tutti gli abitanti abbiano le stesse opportunità e che in futuro vengano meno gli slogan di odio che dividono e fanno male alla nostro penisola.

Sono d’accordo con Lei che la legge è uguale per tutti, italiani, stranieri, politici, lavoratori, disoccupati, pensionati, rom e non rom. Pertanto mi aspetto pari trattamento e pari opportunità senza distinzione di cultura, origine, religione, genere o estrazione sociale. Sono d’accordo con Lei che insieme ai diritti esistono i doveri. Per questo spero che si adopererà affinché tutti quelli scappati dalle guerre ricevano la giusta acoglienza giuridica. Proprio come ai rom scappati dalle guerre dei Balcani che aspettano da generazioni di essere regolarizzati, cosi che possano adempiere ai propri doveri come tutti gli altri e finalmente possano godere i propri diritti. Sono d’accordo con Lei che chi scappa da una guerra è nostro fratello, ma anche chi scappa dalle torture e dalla fame creata dal colonialismo, perciò so che quando metterà mano alla legge Fornero e applicherà la flat tax, sono certo che il suo senso di giustizia le farà abolire la legge Bossi Fini, che rende criminali i nostri fratelli che cercano riparo nella nostra Nazione anche «solo» per trovare una vita migliore.

Sono d’accordo con Lei che chi sbaglia paga, per tanto confido che farà cessare l’accanimento mediatico e politico su tutti i rom e sinti o altri appartenenti a minoranze, quando è il singolo a sbagliare. Sono d’accordo con Lei che i coltivatori, gli operai e tutti i lavoratori vadano tutelati. Per questo so che porrà attenzione a tutti i lavoratori costretti a lavorare a nero o con salari disumani e talvolta schiavizzati dai caporali. Sono d’accordo con Lei che nessun bambino debba vivere in situazioni degradate e debba frequentare la scuola. Perciò sono certo che lei si adopererà affinché si creino possibilità per facilitare i genitori nell’adempiere ai loro doveri genitoriali, superando l’isolamento strutturale, sociale e politico e si cerchino soluzioni civili senza allontanare i figli dalle loro famiglie, nel loro migliore interesse.

Sono d’accordo con Lei che i mega campi per soli rom e sinti siano un’offesa per l’Italia e per chi ne subisce gli effetti, ecco perché sogno e spero che lei, il nuovo premier e i ministri appena nominati, adottiate soluzioni propositive per il loro superamento, usando le ruspe per costruire speranze, rispettando la costituzione e i diritti umani, in armonia con la «strategia di inclusione rom sinti e camminati», valorizzando il buon lavoro fatto finora da alcuni comuni insieme alle comunità rom e sinte.

Sono d’accordo con Lei che la costituzione non si tocca e come Lei ho votato no al referendum per la sua modifica, perciò sono certo che farà rispettare tutti i 139 articoli che la compongono, con particolare attenzione gli articoli 2, 3, 6, 10, indispensabili per dare via ad un’inclusione virtuosa delle minoranze storico linguistiche, come quella sinta e rom o altre minoranze finora ignorate dalle forze politiche che l’hanno preceduta.

Con speranza e fiducia, auguro buon lavoro a Lei, al premier al Governo e alle camere tutte, per la costruzione del futuro della nostra amata Nazione, nella speranza che tutti i suoi abitanti possano vivere sereni nuove opportunità e realizzare i propri sogni.

Per eventuali contatti ecco la mia mail: lebbiati.fiorelllo@gmail.com

In seguito troverà nomi e cognomi di cittadini rom e sinti, non rom o come dice lei «italiani» e stranieri che contribuiscono al PIL e alla crescita della nostra nazione, tutti loro condividono i temi di questa mia lettera…

Lebbiati Moreno, Francia – Marco Brinzi, Lucca – Florace Vettes, Francia – Sabrina Fausto, Viareggio – Jacquelina Bargaglia, Lucca – Sabrina Fausto, Viareggio – Daniela De Rentiis, Lanciano – Liciuo Lepore, Capezzano – Alice Lepore, Viareggio – Alessio Costantino, Roma – Valerio Leori, Loppeglia – Sabrina Casella, Lucca – Claudio Simi, Lu – Sabrina Frullani, Lu – Lucia del Chiaro, Lu – Toni Deragan, Mi – Aldo Delagan, Mi – Erio Bosi, Lu – Paolo Bofanti, Bergamo – Daniela Giorgi, Lu – Miria Andreini, Lu – Carlo Berini, Mantova – Yuri Del Bar, Mantova – Tosi Bernardino, Brescia – Francesco Argentino, Bergamo – Narciso Tosi, Mantova – Valentina Giusti, Roma – Mirko Galofaro, Ro – Silvio Cirillo, Ro – Pamela Salkanovic, Germania – Benedetto Piccinini, Lu – Martina Piccinini, Lu – Rossana Butori, Lu – Marco Ceccheti, Lu – Daniele Guidotti, Lu – Alessandre Ribero, Cesena – Canepa Irene, Lu – Alesandra Chiochetto, Ro – Vincenzo Lorenzo Alfano, Lu – Gennaro Sinelli, Lanciano – Mita Marco, Lecce – Veronica Romano, Lecce – Daniele Cavazza, Nizza – Laura Prouteau, Nizza, – Nedzad Husovic, Roma – Francesca Colombo, Bologna – Andrea Sienisi, Milano – Giorgio Bezzecchi, Milano – Teresa Sulejmanovic, Cagliari – Nadia Shakirova, Bellona – Riccardo Varotto, Padova – Silvana Sechi, Lucca – Francesco Lucarini, Lucca – Dolores Barbetta, Roma – Leonardo Butelli, Lucca – Giovanni Coniccola, Prato – Valentina Giusti, Prato – Mirco Gaifaro, Roma – Denny Lanza, Prato – Silvia Cirullo, Roma – Lido Lanza, Prato – Moreno Lebbiati, Francia – Graziano Halinovic, Torino – Alessia Tripodo, Reggio Calabria – Lucia Del Chiaro, Lucca – Vanessa Hadzovi, Alghero – Giulia Albero, Lucca – Fernando Vasco Chironda, Bologna – Locatus Gladiola, Cosenza – Pablo Tognetti, Lucca – Daniela Arcuri, Pisa – Eugenio Angelucci, Lanciano – Giuseppe Angelucci, Castel Franco – Giovanni Di Pietro, Chieti – Damiano Giampaoli,  Germania – Viviana Morella, Roma – Fabio Suffrè, Guastella – Amina Santi, Lucca – Sabrina Milanovic, Sardegna – Tomas Fulli, Bologna – Nasid Nikolic, Torino – Massimiliano Zaccariello, Lucca – Samir Alija, Roma – Anna Lavezzuoli, Milano – Bruno Monico, Roma – Carlotta Marcantoni, Spagna – Giulia Natella, Roma – Tiziana Sario, Roma – Marc Nistico, Spagna – David Cej, Gorizia – Damiano Brogioni, Spagna – Federico Giometti, Lucca – Pilade Ciardella, Lucca – Paolo Mariani, Pescara – Andrea D’emilio, Pescara – Gabriella Galli, Lucca – Alfredo Peschieri, Lucca – Dijana Pablovic, Milano – Paolo Cagna Ninchini, Milano – Simone Sechi, Sassari – Bettina Piffer, Arezzo – Lady De Brito Gomes, Roma – Chiara Tordi, Milano – Federica Graziani, Roma

Associazioni:
New Romalen – Opre Roma – Istituto di cultura Sinta – Sucar Drom – Associacio Gracia – Associazione officine civiche di Ciampino

(**) pubblicato sul quotidiano “il manifesto” (il 22 giugno) «Sono d’accordo con Lei: la Costituzione va rispettata”, lettera aperta al Ministro dell’Interno»

 

GIUSTIZIA E’ FATTA

testo e grafica di Chief Joseph

Nei giorni scorsi, la sindaca leghista di Carmagnola (Torino) ha ordinato la demolizione di una casa abusiva all’interno di un campo Sinti abusivo. La proprietaria della casa si chiama Fiorangela, ha settant’anni e sta lottando con un cancro. Con lei, in questo maniero di trenta (30) metri quadrati, vive il figlio, tossicodipendente. La signora è nata a Pisa ed è italiana da almeno quattro generazioni. Giustizia è fatta!

LE DUE VIGNETTE (scelte dalla “bottega”) SONO DI MAURO BIANI.

 

Redazione
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