Manifesto per il divenire della letteratura
di Mauro Antonio Miglieruolo
L’arte o è militante, oppure non può essere. Non più.
Non è questione di impegno civile, di denuncia, di prendere posizione o di onorare gli umili e gli oppressi. Il comunismo non è una chiesa, un dogma, un sistema di potere, qualcosa che si erge sopra gli uomini, ma è pura essenza umana, costituzione dell’umanità in sé stessa, in Umanesimo. Il comunismo prende in mano le redini della storia e la conduce dove la storia ha senso d’andare; dove l’umanesimo del quale è impregnato, indirizzando gli uomini, si indirizza.
Per approdare a questa condizione, all’artista – per essere tale – non basta schierarsi: deve essere militante a tutti gli effetti. Se pure non lo è, come se lo fosse: militante rivoluzionario.
Non come membro di un partito fra i tanti, fra quelli che nasceranno dalle ceneri della “Lotta di Classe Borghese” e nella rinnovata espansione della “Lotta di Classe Proletaria”. Come membro del Partito Aleatorio e Reale del processo di emancipazione delle donne e degli uomini dai loro limiti e dalle costrizioni sociali.
La libertà. L’artista è cantore/cantrice della LIBERTÀ. Libertà dello spirito, libertà dal bisogno, libertà di decidere della propria vita.
L’uguaglianza. E’ cantore dell’uguaglianza, la concordia, la solidarietà e la cooperazione.
La giustizia. L’artista è cantore-cantrice della GIUSTIZIA, dell’opposizione perenne e inflessibile contro coloro che pretendono di governarci e semplicemente ci opprimono; quei “bravi” al servizio dei Don Rodrigo che popolano il mondo per il tormento degli esseri umani, frutto della zavorra della quale non ci siamo ancora liberati.
La donna. Canta la Donna non per celebrarne la bellezza (o non solo la bellezza): per esaltare il ruolo preminente sempre avuto nel processo di civilizzazione; a compenso degli immani servizi che la Donna ha sempre prestato all’umanità.
L’uomo. Canta l’uomo non per elogiarne il genio (per il quale non c’è vera ragione) ma per il lavoro, la costruttività, l’amicizia e il servizio alle donne, ragione unica dell’esistenza, origine dell’origine.
Dunque l’artista prima dell’essere umano. Ma anche l’essere umano prima dell’artista. Compartecipe della creazione del nuovo mondo e perciò artista. Per ciò solo artista. Perché crea il nuovo e lascia che il nuovo lo crei. A questa dimensione di creatore della Realtà Nuova non si può accedere senza essere almeno un poco (o tendere a diventare) artista. Occorre essere artista per essere umano. E occorre essere umano e artista per diventare militante rivoluzionario.
All’artista non basteranno le suddivisioni tra le forme del sapere e le forme della conoscenza (arte/scienza); farà un tutt’uno con la vita, i pensieri, le azioni; e condividerà con chi lo vorrà ascoltare.
Cominciamo dunque dalla scrittura, la cui espansione ed evoluzione oggi è insidiata e mortificata dalla vocazione banalizzante e repressiva dei media.
Rompere il muro dell’omertà, in primo luogo intorno all’aggressione permanente contro chi è sfruttato. Costruire la letteratura dell’avvenire. Una letteratura in cui non vi sarà narrazione senza presa di posizione militante; una critica dalla quale è espunta la pretesa di freddo e asettico dominio della ragione e della teoria. Come nella pretesa dei tecnocrati/scientisti della scienza dei padroni, che presentano come tale una scienza costruita piluccando nell’immane serbatoio di scoperte fin qui fatte solo per ottenere ciò che è funzionale agli interessi dei loro padroni. Contro di loro – implacabilmente contro – l’artista si schiererà e praticherà una scrittura che tendenzialmente sia presa di posizione politica e affabulazione, rivolta e riflessione critica.
Nella critica immettiamo dunque passione, utopia, sogno, la nostra indisponibilità, accompagnata dal rigore etico e socialista, a essere quel che non siamo e non possiamo essere: al di sopra delle parti. Noi non siamo neutri, nessuna/o lo è. Questa verità non basta affermarla, bisogna dirla in scritti in cui l’entusiasmo accompagni il ragionamento; affinché la verità “si fidanzi” con il sentimento. Per produrre in prospettiva opere che non siano né l’una né l’altro, ma tutte e due le cose insieme. Lavorando sempre la materia artisticamente.
Questo è la chiave di volta adatta ad arrivare “ai cieli”: il lavoro artistico.
Le immagini – scelte dalla “bottega” – sono di Vladimir Majakovskij.



Grazie per le illuminanti riflessioni
Grazie per il conforto di un commento che sostiene la volontà di continuare.