Memoricidio

Recensione a «Storia universale della distruzione dei libri – Dalle tavolette sumere alla guerra in Iraq» di Fernando Bàez (edizioni Viella Libreria Editrice, 2007)

di Fabrizio Melodia, «l’astrofilosofo» (*)  

«La nostra memoria non esiste più. La culla della civiltà, della scrittura e del diritto è stata bruciata. Non rimangono che ceneri».

In questo modo inizia il libro che parla di libri morti, un itinerario dantesco tra inferno, purgatorio e paradiso della censura e del rogo, perpetrato ai danni della memoria scritta.

Fernando Bàez è un discreto ma sicuro Virgilio, che accompagna con mano sapiente il lettore per tutte le quasi quattrocento pagine, dove le anime dei morti sono tante e lamentose, pregne di un dolore sordo e senza fine, dove regnano pianto e stridor di pagine spente.

E’ un andamento a gironi storici, dalle antiche tavolette sumere le quali, durante i conflitti tra le città-Stato cadevano a terra frantumandosi e diventando illeggibili, passando per la biblioteca di Alessandria e la censura settecentesca per poi piangere all’altare luciferino del bibliocausto nazista e del primo memoricidio della storia umana, avvenuto con le rappresaglie statunitensi in Iraq.

Stile lucido e chiaro, preciso come un saggio storico condotto con la lente del detective e il piglio del giornalista di guerra, il libro si dipana fra orrori antichi e troppo spesso dimenticati, passando per moderne favole di lucida follia bellica e pulizia dittatoriale, dove il libro viene sempre visto come il primo baluardo da distruggere per piegare il cuore di un popolo sconfitto.

Un capitolo di gran classe, che da solo varrebbe la lettura, è dedicato nientemeno che ai libri immaginari, briose e amare testimonianze di come, per sopravvivere, le idee debbano farsi fantasia per poi passare sulla carta di altri per bocca di altre persone, come a ribadire il concetto infinito della differenziazione della realtà, dove la verità viene a nascondersi per non essere censurata, come testimoniano il «Don Chisciotte» di Cervantes, i lucidi incubi del bibliotecario cieco Jorge Luis Borges per poi terminare nelle dolenti e ironiche parabole di Ray Bradbury, fuori dalle vesti di pompiere inquisitore appiccafuoco.

L’immaginazione percorre e supera la Storia della distruzione della memoria di cui Bàez denuncia ogni aspetto, mettendo alla berlina anche i presunti salvatori dell’umanità: «Chi sono i responsabili della distruzione culturale dell’Iraq? Credo che la maggior parte della colpa vada attribuita all’attuale amministrazione americana, che ha sottovalutato tutti gli avvertimenti ricevuti e ha violato la Convenzione dell’Aia del 1954 non proteggendo i centri culturali e favorendo i saccheggi con la propaganda dell’odio. Sono stati commessi crimini contro il patrimonio culturale previsti dal Protocollo del 1999» e più avanti «allo stesso modo va messo sotto accusa il regime di Saddam Hussein. La presenza di esponenti del partito di Baath nei centri culturali ha certamente incoraggiato l’attacco di migliaia di manifestanti, che li identificavano con il dispotismo di Saddam».

Un libro per tutte le vittime del fanatismo e della censura, dunque.

 

(*) L’astrofilosofo oggi fa il recensore. Capita, capiterà e capinera (non c’entra ma mi sto alleando per un torneo di Scarabeo). Qui sotto segnalo – come 7 giorni fa – un altro concorso:

http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/17393/scienza-fantastica-un-concorso-intitolato-alla-pr/

E ovviamente se volete inviare altre notizie ricordatevi che di Marte si parte, si con-corre e si… consapevole (ottima a Scarabeo ma bisogna trovare l’attacco giusto). Già che ci sono, anche se c’entra poco, ve lo dico: di recente ho fatto «pusillanime» a Scarabeo. Come è possibile direte voi con sole 8 lettere? Ovviamente c’era «anime» e io mi sono subito pusill-mosso. (db)

 

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