Mi sento come una duna nel deserto sempre …

… ad aspettare qualche Dune

di Fabrizio Melodia

Evviva, ci risiamo. Ogni tanto buone notizie; mi auguro si vada oltre la voce di “corridoio”. Infatti si riparla della messa in cantiere del remake di «Dune» (1984) che all’epoca risultò un autentico flop al botteghino e fu oggetto di pesanti attacchi della critica (*) e ancor più dei fan del romanzo originale del bravo Frank Herbert, nonostante le cifre astronomiche spese per la produzione, più di 40 milioni di dollari.

Nemmeno la superba regia di David Lynch, i quadri viventi che compongono il film, il tentativo di creare un vero viaggio psichedelico senza bisogno di droghe, la commistione tra fantasy e fantascienza tipico di Herbert (che ci regalano un film “steampunk” antelitteram) e nemmeno la recensione positiva di Harlan Ellison hanno permesso di far entrare tale pellicola nelle top ten dei film di fantascienza.

Adesso sembra che ci provi quel birichino del regista canadese Denis Villeneuve, in cerca di riscatto dopo lo scivolone del suo «Blade Runner 2049». Riuscirà il regista canadese, forte delle tecnologie dell’era digitale a non far rimpiangere le scenografie a grandezza naturale e i modellini di Key West o i vermoni animatronici realizzati dal geniaccio robotico Carlo Rambaldi?

D’altronde il progetto di realizzare un film dal romanzo di Herbert – scritto nel 1965 e considerato la Bibbia della Space Opera – è una sfida che affascina tutti, a cominciare dallo scrittore e regista cileno Alejandro Jodorowsky che, nel documentario «Jodorowsky’s Dune» di FrankPavich (2013) narra del suo progetto di realizzare un adattamento del primo romanzo del ciclo di Dune, con l’intento di combinare filosofia psichedelica – per aprire le porte della mente nello spettatore – con il registro della fantascienza e del fantasy.

Jodorowsky narra dei primi passi: il reclutamento di attori quali Mick Jagger, Orson Welles e Salvador Dalì nel ruolo dell’imperatore Harkonnen; la colonna sonora realizzata nientemeno che dai Pink Floyd; la storyboard disegnata da autori all’epoca poco conosciuti quali Chris Foss, H. R. Giger (futuro papà degli xenomorphi del ciclo di «Alien» di Ridley Scott) e Jean Giraud in arte Moebius rivoluzionario autore del fumetto francese. Un vero movimento magmatico che sarebbe dovuto eruttare come il Vesuvio ma invece naufragò per i costi proibitivi e per il rifiuto delle case produttrici di affidare la regia di tale colosso proprio a Jodorowsky.

La storyboard rimase in giro per molto tempo e da essa si generarono altre piante, quali «Star Wars» di George Lucas: dai combattimenti con le spade laser all’ambientazione retrò della tecnologia e agli alieni di Giger, fino a giungere al produttore Dino De Laurentiis che decise di affidare la regia proprio a David Lynch, per il talento visionario dimostrato nel film «The elephant man».

All’uscita del film la critica ebbe modo di affermare che «ci sono voluti a Dune circa nove minuti per spogliarmi completamente di ogni aspettativa» e che «questo film è un vero casino, una incomprensibile, brutta, non strutturata escursione inutile nei reami più oscuri di una delle sceneggiature più confuse di tutti i tempi» (Roger Ebert). In parziale controtendenza Morando Morandini: «Lynch ha fatto un film fantastico d’autore, farraginoso, squilibrato, qua e là enigmatico nello sviluppo della vicenda, talvolta geniale. Pittoresca galleria di personaggi. Memorabili i vermoni di Carlo Rambaldi e la fotografia di Freddie Francis».

Adesso Denis Villeneuve ha dichiarato: «Gran parte delle idee di Star Wars vengono da Dune, quindi sarà complesso affrontarlo. Ma la mia ambizione è di fare uno Star Wars che non si è mai visto prima, uno Star Wars per adulti». Nelle sue intenzioni il film sarà diviso in due parti per approfondire in maniera ottimale tutte le suggestioni del romanzo originale che vede sfidarsi diverse dinastie per il controllo della famigerata Spezia, una droga in grado di allungare la vita e di aprire la mente.

Lo script iniziale di Eric Roth e John Spaiths è in pratica ultimato (manca solo la revisione) e l’entrata in produzione pare imminente. Reclutati attori quali Rebecca Ferguson, Dave Bautista ma soprattutto Timothee Chalamet che sarà il protagonista, il predestinato Paul Atreides. Sembra che Stellan Skarsgard vestirà i panni del barone Harkonnen, rappresentante della famiglia che governava Arrakis prima degli Atreides e intenzionato con ogni mezzo a riprendersi ciò che era suo.

Rimaniamo in attesa e ricordiamo: «Nella settimana prima della partenza per Arrakis, quando era giunto a livelli quasi insopportabili il tramenio, una donna vecchia e vizza si presentò alla madre del ragazzo, Paul. Era una notte calda e soffocante a castel Caladan, e l’antico mucchio di pietre che era la dimora degli Atreides da ventisei generazioni dava quel senso di frescura umidiccia che preannunciava un cambiamento del tempo» (la traduzione è di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli). 

(*) All’epoca corsero voci – mai confermate – di grandissimi litigi fra regista e produttore.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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