Michela Turra e il mondo in un palazzo

Brava a scuola Denise ma un po’ grassottella: parla il turco solo con i genitori o quando gioca alla «setta segreta». La sua amica Silvia ha appena avuto il primo fidanzatino ma ora è attratta da uno dei due Chakri, gemelli assai diversi dentro al punto che uno si sente marocchino (come il padre) e l’altro italiano. Nel palazzo arriva un bel biondino, l’ucraino Ostap, dopo un viaggio doloroso. Parla poco Xin, ragazzino di origini cinesi e ancor meno il vecchio (66 anni, una vita dura sul groppone) Tair che tutti indicano come rom albanese ma potrebbe anche non esser vero.

E’ uno spicchio del condominio multi-etnico (una piccola Onu) dove Michela Turra ambienta «Il mondo nel palazzo» (Einaudi ragazzi: 148 pagine per 10 euri) destinato alla fascia dai 12 anni in su. Non è facile scrivere per gli adolescenti ma Turra si è già cimentata e sa far centro. Forse in qualche punto il linguaggio andava semplificato (i dodicenni mediamente non hanno un lessico così ricco) ma è peccato veniale… o un incentivo a prendere confidenza con il vocabolario.

La trama è lieve ma senza superficialità, sfugge le cattiverie evitando la bambagi e muovendosi fra vecchio e nuovo. In testa la ricerca d’amore, gli opposti che si attraggono (o così pare), la nostalgia, persino l’antico gioco dei gemelli che si scambiano fra loro. Il nuovo è quel nodo di questioni che ruota intorno alle identità multi-etniche, ai «patti di convivenza» da scrivere in un palazzo-mondo, alla signora «italianissima» che si sente superiore a prescindere, alla «task force (internazionale) di agenti del bene» che istintivamente scatta quando c’è da aiutare Tair picchiato dai naziskin. I dissidi sono culturali, più che etnici, o ancor prima sensitivi: spaventa più l’odore di un cibo sconosciuto che la religione diversa.

UNA BREVE NOTA

Questa mia recensione è uscita (parola più, parola meno) il 31 dicembre nel supplemento libri del quotidiano “L’Unione sarda“.

Redazione
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