Miele e latte sotto la tua lingua

Le diversità fanno più paura in camera da letto? O invece l’esotico è assai erotico? Domande un po’ generiche ma che comunque incuriosiscono e dividono: l’Italia oggi è più multi-etnica di prima e dunque vale rifletterci. Ci prova, in forma narrativa, un nuovo editore cioè Compagnia delle lettere con un’antologia: «Miele e latte sotto la tua lingua» (144 pagine per 12 euri) un sottotitolo più esplicito «Sensuali latenze dell’eros multietnico» e una foto in copertina che ribadisce: due mani bianche (o gialle?) che stringono un corpo scuro. Nel retro copertina uno stralcio del «Cantico dei cantici», amor sacro e profano.

«Carne, sessi, colori, umori, sguardi, gesti e pensieri, etnie ed abitudini, religioni e tradizioni diverse. Tutto si mescola e si confonde con mille stili»: così Blas Roca Rey nella prefazione. Poi 14 testi – 13 racconti e una poesia – più o meno lunghi, non equamente divisi fra uomini (5) e donne (8). Di queste/i 14, ve ne sono 7 dal mondo (Burkina Faso, Bulgaria, Marocco, Paraguay e due dell’autrice ucraina) e 7 con anagrafe italiana.

L’insieme è interessante dal punto di vista narrativo, non sconvolgente (avrebbe dovuto esserlo?) riguardo alle differenze, piacevolmente pizzicante nelle parti più erotiche e senza volgarità da caserma.

Conviene dare un’occhiata in dettaglio ad alcuni racconti sotto l’aspetto diciamo sex-mix.

Judicael Ouango Kiswensida ci ricorda che molti «hanno reso vergogna il piacere, fuorilegge l’orgasmo» e dunque si dichiara «colpevole di estasi, terrorista della goduria».

Natascia Agazzi invece ci guida in un tranquillo innamoramento, fra luci e ombre , «amando le nostre diversità».

L’ucraina Marina Sorina cattura chi legge con una bella vicenda di gesti non fatti nel primo dei suoi racconti mentre nell’altro indugia sui dubbi e sui pentimenti (talvolta incomprensibili?) del dopo-amore.

Tristemente probabile lo scenario di Guergana Radeva, forse il racconto più bello ma anche più desolante (la parola chiave è «detriti») nell’antologia.

A gareggiare con lei in bravura, ma sul registro ironico, è Calogero Pirrera con una storia omosessuale complicata da passaporti. C’è qui un esplicito elogio, quasi un inno, alla differenza: «Sento che devo unire il mio corpo con un altro diverso (…) perchè solo quando giaciamo in un letto siamo veramente tutti uguali».

Dolcemente spiazzante il racconto di Idriss Amid perchè contrasta con l’idea che “lo straniero” con le italiane pensi solo al sesso.

Crudele, contorta, integralista la visione del mondo del «cittadino D», protagonista del racconto di Paula Regina Siega: il desiderio è un mostro da cacciar via, a qualunque costo.

Ben scritti ma non particolarmente memorabili gli altri.

Per tornare all’assai schematico quesito iniziale: l’eros straniero cattura o respinge? Stando a questi racconti nè l’uno nè l’altro. Sul raffreddare queste pretese differenze (è razzista anche pensare che quel tal popolo nasconda nei corpi chissà quali meraviglie) torna forse buona l’ironia di uno spot che circolava 20 anni fa – se la memoria non m’inganna di Massimo Ghirelli – in una serie tipo “Pubblicità progresso”. Sequenza ravvicinatissima su due corpi (uno nero e l’altro bianco) che si toccano, si cercano, si spogliano, si avvinghiano. Poi stacco su lui riverso nel letto addormentato e lei a occhi aperti che lo guarda e sussurra: «eh sì gli uomini son tutti uguali». Perfidamente vero?

UNA NOTA BREVINA MA CHE DOVREBBE ESSERE LUNGHETTA

Fin qui la mia recensione uscita il 16 settembre sul quotidiano «L’unione sarda». Ci sarebbe moltissimo da aggiungere, sul libro in sè, su annessi-connessi e sull’immaginario “sessuale” che è, con ogni evidenza, colonizzato al massimo livello dall’ideologia dominante.

Solo due accenni ma spero di tornarci sopra (ho anche un mezzo accordo con la mia amica Barbara a scrivere qualcosa insieme con due sguardi che presumo saranno moooooooolto diversi: il mio maschile e assai “attempato” per anagrafe, il suo femminil-femminista e giovane).

1 – Circa un anno fa mi giunse in omaggio il librone «365 racconti erotici per un anno» (co-edito da Atlantide e Delos Books) a cura di Franco Forte: qualche autore-autrice di “grido” e la stragrande maggioranza di non note e non noti. Allora non trovai modo di recensirlo ma quei 365 brevi racconti, una pagina al massimo, mi colpirono assai: perlopiù al negativo. Ognuna/o ha i suoi gusti e sogni evidentemente sia per il sesso e l’amore che per le tecniche del narrare però mi sembrò che su 365 racconti ben pochi si distaccassero dall’immaginario dominante e, a mio avviso, banale-meccanico. Per meglio farmi capire dovrei riprendere il libro e “schedarlo” con un occhio soprattutto ai 3-4 “sogni obbligatori” che lo attraversano. Magari lo farò ma se qualcuna/o lo ha già fatto…. si faccia sentire su codesto blog.

2 – A fine luglio sono stato omaggiato da Guergana Radeva (che trovate anche in «Miele e latte sotto la tua lingua») del suo nuovo romanzo: «Rosa canina» con il sotto-titolo «Essenze e spine dell’eros» è auto-pubblicato (10 pagine per 12,50 euri) e dunque presumo si possa ordinare in rete. Sono un estimatore della Radeva, considero il suo romanzo «Amalgrab» una fra le “favole nere” più avvincenti che abbia letto. Dunque mi aspettavo molto (forse troppo?) da questo libro. Mi ha choccato in effetti, per i motivi opposti a quelli detti sopra: qui l’immaginario non è banale, ripetitivo, “come mercato comanda”. Libro “duro” a leggere e soprattutto difficile da ingabbiare in una recensione ma… presto tenterò di farlo.

Per ora mi fermo qui.

Redazione
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