Morire di TSO: Giuseppe Casu
di Bruno Lai. In coda una sitografia con due video del comitato “Verità e giustizia” e di Dr. Drer & Crc Posse,
Cagliari: era il 22 giugno 2006 quando arriva la notizia di una morte che dopo 20 anni è ancora avvolta nel mistero.
La sua tragica disavventura comincia qualche giorno prima, il 15 giugno 2006, quando viene arrestato e sottoposto a TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Che cos’è un TSO, residuo della psichiatria pre-basagliana, che a Franco Basaglia non piaceva?
Prima della Riforma Basaglia (legge 180 del 13.05.1978), le persone con sofferenza mentale vengono detenute nei manicomi e private della libertà e dei diritti civili. Tra le famigerate “cure” che sono inflitte ai pazienti psichiatrici troviamo salassi, immersioni in acqua gelida, lobotomia, camicia di forza ed elettroshock. Ma la peggiore di tutte, per Franco Basaglia, è la privazione della libertà: «Il manicomio non serve a curare la malattia mentale – ripete – ma solo a distruggere il paziente». Basaglia, che è stato il maggior esponente italiano dell’antipsichiatria, ha portato al riconoscimento della dignità della persona sofferente psichica ed ha fatto chiudere i manicomi, luoghi di sofferenza e non di cura. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio, TSO, rappresenta un retaggio del tempo prima della 180. Ma prevede alcune garanzie per la persona sottoposta a TSO: deve essere firmato dal sindaco (autorità sanitaria, ma anche rappresentante dei cittadini), deve essere richiesto da due psichiatri, devono esserci condizioni che non permettano una soluzione extra-ospedaliera, la persona sotto TSO può rivolgere una richiesta di modifica al sindaco, che ha dieci giorni per rispondere.
Quando è stato arrestato Giuseppe Casu, le sue condizioni psichiche erano tali da non consentire altra soluzione se non il ricovero coatto?
Giuseppe Casu è un venditore ambulante di 60 anni, di Quartu Sant’Elena. Lavoratore instancabile fin dall’età di nove anni, non ha potuto terminare le elementari. Per questo motivo non può avere il titolo come venditore ambulante: è richiesta la licenza elementare. La moglie lavora, così è Giuseppe a seguire i figli a casa. Socialmente integrato, è anche impegnato politicamente, prima con il Partito Comunista, poi con Rifondazione. Adesso che i cinque figli sono cresciuti, Giuseppe Casu lavora, da ambulante abusivo, «quattro casse di frutta per uscirci la giornata» (Dr. Drer & CRC Posse, Signor Giuseppe, 2007). Si presenta in piazza con la sua “Apixedda”, l’Ape Piaggio così come la chiamiamo noi a Cagliari, e vende la sua merce a buon mercato.
A volte gli capita di avere «scazzi con la municipale», ovvero discussioni con le forze dell’ordine, ma i suoi rapporti con i clienti e con la polizia pare che siano cordiali. Tranne nel periodo che ha portato al suo arresto ed alla morte sotto TSO. Il sindaco di Quartu conduce una battaglia contro i venditori abusivi. Giuseppe Casu viene più volte multato. Il giorno prima dell’arresto lo sanzionano addirittura per 5mila euro!
Poi comincia la tragedia. Il 15 giugno 2006 è in Piazza 4 Novembre, come fa spesso. Quel che accade dopo non sembra casuale, visto che un fotografo è presente da prima dell’arresto, e c’è anche una giornalista, lì per documentare quel che ancora non è successo. Non ho potuto vedere le fotografie scattate dal professionista, ma ne parla la coraggiosa figlia, Natascia Casu, che da vent’anni chiede verità e giustizia per il padre. La chiede soprattutto attraverso il comitato “Verità e giustizia per Giuseppe Casu”, fondato insieme a Francesca Ziccheddu (Presidentessa dell’Asgop, Associazione sarda genitori di oncoematologia pediatrica). Negli anni le hanno dato una mano anche Gisella Trincas (Presidentessa dell’A.S.A.R.P, Associazione Sarda per l’Attuzione della Riforma Psichiatrica, ed U.N.A.SA.M., Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) e gli avvocati Mario Canessa e Dario Sarigu.
Oggi, nel 2026, Natascia Casu è ancora alla ricerca di verità e giustizia perché quel che è stato fatto al padre presenta ancora troppi lati oscuri.
Il fotografo convocato per l’arresto di Giuseppe Casu comincia a scattare fotografie prima dell’evento. Queste fotografie mostrano che Signor Giuseppe, prima di venir bloccato, sorrideva e scambiava cordialità con i clienti e perfino con i poliziotti. Poi, però, viene buttato per terra, davanti a tutti, ed ammanettato. Viene immediatamente considerato in «stato di agitazione psicomotoria» ed è deciso il TSO. Giuseppe Casu viene portato forzatamente all’ospedale SS. Trinità di Cagliari, reparto psichiatrico (SPDC, Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura).
A questo punto, ammesso che ne abbia bisogno, dovrebbe essere curato. Invece lo legano mani e piedi al letto e gli somministrano farmaci. Doppia contenzione, fisica e farmacologica. Gli aspetti sconcertanti della vicenda non sono finiti. Giuseppe Casu resta legato per ben sette giorni, fino al sopraggiungere della morte.
A proposito del trattamento a cui è sottoposto in ospedale Giuseppe Casu, la sentenza di secondo grado nel 2013 dichiara che «se detto ricovero non fosse mai avvenuto, il Casu sarebbe ancora vivo». In più, detta sentenza rileva che «il trattamento sanitario riservato al Casu è stato caratterizzato da una eccessiva e prolungata contenzione, da una altrettanto invasiva sedazione e da un prolungato ‘accanimento farmacologico’, il tutto attuato senza curarsi minimamente di monitorare le sue condizioni, così integrato un caso macroscopico di ‘mala sanità’»” (https://www.corriere.it/politica/cards/tso-quando-cura-ammazza-paziente-mastrogiovanni-soldi-proposta-legge-radicali/giuseppe-casu.shtml).
«Le “cure” (il virgolettato è dei giudici) continuano: psicofarmaci, controlli, visite. Nessun elettrocardiogramma. Nessun colloquio verbale: il 20 giugno il primario vorrebbe parlare con lui ma non riesce, è troppo sedato. Nonostante questo stabilisce una diagnosi: disturbo bipolare maniacale. L’unica patologia riconosciuta negli anni al venditore ambulante era stata un disturbo di personalità non meglio identificato e una leggera epilessia giovanile tenuta sotto controllo dai farmaci» (Francesca Sironi: https://lespresso.it/c/inchieste/2014/3/27/legato-sedato-e-infine-ucciso-lassurda-morte-di-giuseppe-casu-per-trattamento-sanitario-obbligatorio/21409).
I periti nominati dal Tribunale hanno concluso che Giuseppe Casu è morto per un «evento cardiaco acuto causato dalla somministrazione di un farmaco, l’aloperidolo, di cui si conosceva da tempo la cardiotossicità. (…) La carenza organizzativa, tradottasi in difetto di assistenza nella fase diagnostica\terapeutica, determinò l’evento mortale, pertanto è da riconoscersi responsabilità in capo ai curanti del servizio di psichiatria. Data la natura del trattamento psicofarmacologico prescelto l’evento era prevedibile e prevenibile» (Maria Francesca Chiappe: https://www.unionesarda.it/news-sardegna/svolta-sulla-morte-di-giuseppe-casui-periti-fu-ucciso-dai-farmaci-hjgc4qrq).
Ciò nonostante, non si arriva all’individuazione dei responsabili della morte di Giuseppe Casu.
La vicenda riserva altre amare sorprese.
L’autopsia risulta viziata dal fatto che alcune parti anatomiche di Giuseppe Casu sono «magicamente sparite», come denuncia la figlia Natascia: «Dalle indagini della procura si è poi scoperto che le relative parti anatomiche, consegnate al magistrato, non potevano essere quelle di mio padre, e che le sue erano “magicamente” sparite. E infatti i tre processi penali che ne sono conseguiti si sono concentrati su questo fatto: non essendoci i reperti anatomici non è stato possibile determinare le cause certe della morte e nemmeno una correlazione tra la causa e le azioni od omissioni dei medici che lo avevano in cura. Di fatto, nonostante un uomo sano fosse entrato in un reparto sanitario pubblico, che lo aveva in custodia, e ne aveva la responsabilità della salute, tutti i procedimenti si sono impantanati, concentrati esclusivamente sulla impossibilità di analizzare i reperti anatomici».
«Ed è così che finisce l’iter giudiziario, con una lentezza burocratica che ha permesso la prescrizione dei reati, due sentenze di secondo grado diametralmente opposte. Una che riconosce una verità: “Se detto ricovero non fosse mai avvenuto, il Casu sarebbe ancora vivo”; e ancora più esplicitamente: “Gli imputati hanno manifestato e rilevato profili di colpa per negligenza ed imperizia, potendo conclusivamente affermarsi che il trattamento sanitario riservato al Casu è stato caratterizzato da una eccessiva e prolungata contenzione, da una altrettanto invasiva sedazione e da un prolungato ‘accanimento farmacologico’, il tutto attuato senza curarsi minimamente di monitorare le sue condizioni, così integrato un caso macroscopico di ‘mala sanità’”. L’altra, che definirei scandalosa, si permette invece di giudicare tutti quanti, l’operato del magistrato, la vita di mio padre e quasi santifica i medici imputati… Mentre la Cassazione assolve i medici perché il fatto non sussiste. È rimasto confermato solo l’unico dato certo: i reperti anatomici sono spariti perché qualcuno li ha fatti sparire» (https://veritaxmiopadre.blogspot.com/).
La diagnosi di bipolarismo è emessa il 22 giugno, 7 giorni dopo il ricovero forzato, il giorno in cui Giuseppe Casu muore. Due giorni prima, il 20 giugno, il primario desidera parlargli, ma Signor Giuseppe è troppo sedato. Gli somministrano un farmaco per rianimarlo.
In un’intervista a TV2000 Natascia Casu ha dichiarato: «È importante far capire alle persone che di malapsichiatria si muore, di contenzione si può morire. Non possiamo lasciare le persone nelle mani di medici che anziché il giuramento di Ippocrate hanno fatto il giuramento dell’ipocrita. Sono stati chiusi i manicomi, ma le pratiche manicomiali vengono tuttora perpetuate. Non esiste una legge che dice che legare una persona è un atto medico, tuttavia viene tollerato» (https://www.youtube.com/watch?v=AqJDcc1-iFc&t=555s).
La vicenda di Giuseppe Casu è cantata con indignazione dal gruppo cagliaritano Dr. Drer & CRC Posse: Signor Giuseppe, del 2007:
Il testo si trova nel sempre puntuale sito ilDeposito.org: https://www.ildeposito.org/canti/sig-giuseppe, nonché qui: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=29143&printpreview=1.
SITOGRAFIA
https://veritaxmiopadre.blogspot.com/
https://www.reti-invisibili.net/giuseppecasu/articles/art_14048.html
https://ilmanifesto.it/archivio/2003132034
https://www.youtube.com/watch?v=hOB1AklQpik&list=RDhOB1AklQpik&start_radio=1
https://www.ildeposito.org/canti/sig-giuseppe
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=29143&printpreview=1
COSA SONO LE “SCOR-DATE”
Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Dal primo marzo questa rubrica si rafforza, grazie all’impegno di Bruno Lai che proporrà almeno 3 “scordate” (ma se saranno di più mica vi lamenterete, vero?) a settimana. Le troverete alle 22 e dintorni. Grazie in anticipo a chi commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa, farà proposte … o anche solo ci leggerà.
La redazione – sempre un po’ ballerina – della bottega



