Narrator in Fabula – 26

dove Vincent Spasaro incontra Alberto Panicucci (*)

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Stavolta siamo andati a pescare un pesce davvero sfuggente, una saponetta che ha nome Alberto Panicucci. Molto schivo, Alberto ha fatto il possibile per sottrarsi. Ma il noto bullo Daniele Barbieri, coadiuvato da Vincent detto Il Palo, l’ha messo con le spalle al muro e gli ha fatto sputare il rospo… ovvero il famoso premio per racconti fantastici RiLL, di cui Alberto è stato fondatore e di cui alla fine ci ha raccontato proprio tutto, senza tacere la sua passione per i giochi di ruolo e altro.

Come ti sei avvicinato alla lettura?

«Vengo da una famiglia in cui i libri non mancano, sono parte integrante della vita quotidiana. Il mio primo libro l’ho letto a otto anni: la versione per bambini de “I tre moschettieri” di Dumas. Da allora non ho più smesso. Ricordo che i miei genitori mi portavano, ben contenti di vedermi appassionare, nella libreria di quartiere dove c’era una piccola sezione per ragazzi: era una collana Mondadori, rilegata, blu, con tantissimi romanzi tagliati e riadattati. Mi mettevo lì, guardavo, leggevo la quarta di copertina con il sunto della trama e sceglievo. Questa “routine” si è ripetuta tante volte, così i libri sono diventati in modo naturale una parte della mia vita. Dumas e D’Artagnan, Verne e Phileas Fogg, Conan Doyle e Sherlock Holmes… Oggi, quando vedo la miriade di titoli sul mercato dell’editoria per ragazzi, penso che le cose sono molto cambiate, che “ai miei tempi” era tutto molto più grezzo… Però credo che anche leggere dei classici, per quanto riadattati, fosse formativo, stimolante e mi chiedo se i ragazzi del 2015 non perdano qualcosa. Forse sì, forse no».

Hai iniziato prima coi giochi di ruolo o con la lettura di genere? Quanto i primi hanno influenzato l’altra e viceversa?

«I giochi di ruolo sono arrivati nell’estate 1989, quindi quando già ero un piccolo lettore. All’inizio non esisteva alcun collegamento con la lettura: giocavo a Dungeons & Dragons (D&D) che è un fantasy abbastanza sganciato da precisi riferimenti letterari. Giocavo a D&D perché era l’unico gioco di ruolo che conoscevo, era più o meno il solo sul mercato e soddisfaceva l’immaginario fantastico mio e dei miei amici. Poi, quando ho iniziato a guardarmi intorno, a leggere le fanzine (riviste amatoriali) che nei primi anni ’90 animavano il piccolo mondo degli appassionati italiani, ho scoperto che esistevano altri giochi di ruolo, talvolta ispirati a opere letterarie. E quindi, man mano che venivano tradotti Il Richiamo di Cthulhu, Stormbringer, Cyberpunk 2020, io iniziavo a leggere Lovecraft, Moorcock o Gibson.

Il passo ulteriore è stato riflettere sul legame fra gioco di ruolo e letteratura, nel senso di gioco come macchina per inventare storie ma questa è (scusa la ripetizione) davvero un’altra storia».

Sei un giocatore esperto. Parlami della filosofia dei giochi di ruolo e di quanto ti sei addentrato in questo campo.

«Per onestà intellettuale devo chiarire che non sono più un giocatore. Da qualche anno seguo da lontano quel che succede. Sono comunque consapevole che in quel mondo stanno le mie “radici”, senza cui non ci sarebbe stato tutto il resto e non esisterebbe nemmeno il mio presente. Se non avessi iniziato a giocare di ruolo, non sarei entrato in contatto con le fanzine che a quell’epoca proliferavano: la Editrice Giochi infatti pubblicava il manuale base di D&D, però traduceva espansioni col contagocce (banalmente perché D&D non rendeva abbastanza rispetto, che so, a Monopoli o Risiko). Così, gli appassionati sopperivano con la fantasia, inventando ambientazioni, nuove regole, avventure. Alcuni pubblicavano questo loro materiale su riviste amatoriali che, in modo un po’ carbonaro, circolavano fra i pochi negozi del settore, altre associazioni e club di giocatori. Anche io iniziai a leggere quelle fanzine (ricordo Puck di Genova, Edro di Milano, Spellbook di Firenze) e con me i miei amici. A un certo punto ci venne l’idea di crearne una anche noi. Era il 1992, avevamo 15-16 anni, la cosa era molto avventurosa. Nacque così RiLL e a questo punto capirai perché il discorso si allarga a dismisura».

Vuoi raccontarmi qualche aneddoto di quell’epoca?

«Spiace dirlo: è passato tanto tempo! Era davvero un altro mondo: le fanzine erano fotocopiate e spedite per posta o portate a mano a negozi, associazioni, singoli appassionati. Ricordo la mia invidia per i colleghi che disponevano di uno scanner manuale (sottolineo: manuale) e quindi potevano acquisire immagini da inserire nella loro rivista. Noi non disponevamo di molta tecnologia, per cui lasciavamo spazi appositi per i disegni nelle pagine che stampavamo e poi li incollavamo sulla matrice sperando che la fotocopia non mostrasse i bordi dell’incollatura! Tutto questo è incredibile, mi rendo conto, considerando la corrente digitalizzazione, la posta elettronica e la diffusione della tecnologia. Mentre lo scrivo mi sento un po’ il padre di Mafalda».

Hai pensato di scrivere? Hai scritto qualcosa?

«No. La mia vena creativa si è sempre realizzata con le avventure per giochi di ruolo.

Non credo di avere scritto più di un paio di racconti, uno dei quali non è nemmeno finito. L’altro era molto corto, una paginetta. L’ho scritto una decina d’anni fa ed era una specie di chiusa di due mie avventure e un omaggio a un amico che ne era il molto riconoscibile protagonista. That’s all. Sicuramente, prima come autore di avventure per giochi di ruolo e poi come lettore-selezionatore del Trofeo RiLL, ho capito quanto sia difficile strutturare una buona trama mettendo in fila i tanti spunti che devi comporre in modo sensato se non addirittura accattivante.

Che genere di fantastico prediligi?

«Leggo e guardo al cinema un po’ di tutto. Più che altro mi piacciono le buone storie, specie quando le sento “vicine” – aggettivo che virgoletto perché è abbastanza difficile da definire: direi che, quando una storia ti tocca dentro, fa la differenza. In una parola: sono un lettore disordinato ma anche consapevole di avere letto poco, non solo nel fantastico. Virginia Woolf diceva che per lei il paradiso è una biblioteca dove poter leggere all’infinito. Sottoscrivo».

Quali sono i tuoi autori preferiti?

«Mi ripeterò: Dino Buzzati. Ho pensato a “Il deserto dei tartari” un attimo dopo la tua domanda. Poi tanti altri, ad esempio Asimov, Camilleri, Dumas, Moorcock (che emozione intervistarlo al festival di Lucca nel 2010!), Pratolini, Shakespeare, Steinbeck, Sturgeon, Tolkien. Si potrebbe obiettare che si tratti di un elenco disordinato. Risponderò citando un’intervista di Terry Brooks a RiLL.it: “Io penso si debba leggere qualunque cosa ci interessi. Anzi, credo che sia una buona idea leggere molti libri diversi tra loro, appartenenti a diversi generi e argomenti”. Un posto speciale fra i miei autori occupa Elie Wiesel, giornalista e premio Nobel per la Pace, scampato ai campi di concentramento cui ha dedicato tante sue opere che per me sono state una lettura importante».

Ami il fantastico al cinema?

«Ovviamente sì, e ne apprezzo la sempre migliore qualità tecnica. Però allo stesso tempo penso che soprattutto la cinematografia statunitense produca troppi film di genere fantastico a scapito di quelli sulla vita quotidiana con i problemi delle persone normali. Invece in questi tempi di crisi servirebbero opere realistiche. Caro Vincent, sto diventando saggio e vecchio se dico queste cose…».

Cosa pensi dei fenomeni moderni come il cosplay?

«Non è roba per me, tranne quando decido di travestirmi da Indiana Jones, sfruttando la mia naturale somiglianza con Harrison Ford. A parte gli scherzi, la trovo una cosa divertente. Alle volte i cosplayer non hanno il fisico per il personaggio che hanno scelto, altre volte sono molto autoreferenziali (per la serie: guarda quanto è bello il mio costume e dimmi quanto sono bravo). In questi casi, sono poco incisivi. Però, in generale, mi pare un popolo colorato, allegro, che s’impegna con creatività nel realizzare i costumi, e questo non posso che apprezzarlo».

Sei un amante dei fumetti?

«Sì, ovviamente. Sin da bambino ho letto fumetti. Poi, andando ormai da vent’anni a Lucca Comics & Games, ho via via allargato l’orizzonte di quel che conosco e che mi piace in questo settore. Oltre a classicissimi come Topolino & Paperino, Asterix & Obelix, Lucky Luke, mi piacciono a esempio Sergio Toppi, Art Spiegelman, Alan Moore (madonna che botta “V per Vendetta”!), Mattotti, Moebius, Jacovitti (un grande!) e Vittorio Giardino (che ho anche conosciuto al festival di Lucca: semplicemente un signore d’altri tempi!)».

Com’è nato il progetto RiLL?

«Come dicevo, dopo un periodo da lettori di fanzine, pensammo di crearne una tutta nostra. Il primo numero di RiLL è del settembre 1992, la sigla RiLL deriva dal nome della nostra squadra ai campionati italiani di Dungeons & Dragons. Realizzato qualche numero, inventammo il Trofeo RiLL perché, come accennavo sopra, molti giochi di ruolo sono ispirati a romanzi fantastici e quindi, per giocare, si finisce per leggere. Questo legame fra giochi di ruolo e letteratura fantastica (volendo fare le persone colte: fra l’immaginario ludico e l’immaginario letterario nel campo del fantastico) ti fa pensare che altri giocatori come te hanno letto quelle storie e magari vogliono scrivere racconti oltre che avventure per giochi di ruolo. Da questa semplice osservazione nacque l’idea di bandire un concorso per racconti fantastici. Lanciammo la prima edizione del Trofeo RiLL nell’autunno del 1994 e siamo ancora qui».

Come sono stati gli inizi? Siete rimasti soddisfatti dalle prime messi di racconti?

«Devo dire che, per pensare a 18 anni di avere le competenze necessarie per fare da lettore-selezionatore a un premio letterario, si deve essere un po’ matti. Noi eravamo sicuramente incoscienti ma anche molto entusiasti. Fatta questa premessa, penso che sin dalle prime annate abbiamo premiato racconti belli, degni di essere proposti a un pubblico più ampio. Per questo, quando nel 2003 la casa editrice Novecento GeC pubblicò l’antologia “Mondi Incantati”, la prima antologia di racconti del Trofeo RiLL realizzata professionalmente (cioè con un ISBN e tutto il resto) decidemmo di inserire nel volume anche i racconti classificati nelle prime due posizioni delle precedenti edizioni del concorso. Abbiamo continuato sino al 2006 ripubblicando così tutti i primi e secondi classificati delle prime otto annate del Trofeo RiLL. Era giusto farlo sia per la qualità di quei racconti sia per ringraziare gli autori che avevano scelto di partecipare al Trofeo RiLL quando eravamo davvero un premio agli inizi. Naturalmente la qualità media dei racconti che partecipano a un premio letterario è sempre più bassa di quelli che vengono premiati, ma è fisiologico. Resta il fatto che la scrittura per tante persone è un hobby, ed è giusto che lo pratichino. Ringrazio TUTTI gli autori che ci mandano racconti: la benzina per andare avanti ce la danno loro, nessuno escluso. Anche gli autori dei racconti più improbabili».

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Com’è il circolo di RiLL? Che regole vi siete dati?

«Siamo un gruppo di amici, prima di tutto. Poi, più di recente, abbiamo costituito un’associazione culturale, perché era giusto, dopo tanti anni, istituzionalizzare questa realtà».

Siete ancora amici oppure vi consultate solo per il progetto?

«Siamo amici e abbiamo la fortuna di poter vivere la nostra amicizia anche in uno spazio a parte che si chiama RiLL. Tanto più prezioso ora che i RiLLini della prima ora han trovato moglie, marito o si sono riprodotti».

RiLL ha generato varie antologie, parlaci dei libri

«Attualmente RiLL cura tre collane: “Mondi Incantati” e “Memorie dal Futuro” in formato cartaceo, e “Aspettando Mondi Incantati” in formato elettronico (e-book). La prima cioè “Mondi Incantati” è l’antologia annuale dei racconti premiati nell’ambito del Trofeo RiLL e degli altri concorsi da noi curati. A oggi abbiamo realizzato 13 volumi in collaborazione con diverse case editrici (dal 2011 si tratta della Wild Boar Edizioni) e tutti patrocinati dal festival Lucca Comics & Games dove da sempre si svolge la premiazione del Trofeo RiLL. “Memorie dal Futuro” è invece una collana di antologie personali (sempre edita da Wild Boar). In questo caso focalizziamo l’attenzione dei lettori su un solo autore scelto fra quelli che più si sono distinti al Trofeo RiLL e negli altri nostri premi. Sinora la collana ha avuto 5 uscite dedicate rispettivamente ai racconti fantastici di Emiliano Angelini, Francesco Troccoli, Massimiliano Malerba e Luigi Musolino (due volumi). Infine c’è “Aspettando Mondi Incantati”: una serie di e-book che dal 2011 propongono i racconti finalisti di ogni annata del Trofeo RiLL. Non tutti i dieci racconti finalisti del Trofeo RiLL vengono infatti pubblicati su carta: sul “Mondi Incantati” annuale escono solo i 4-5 testi migliori scelti dalla giuria del concorso. Visto che però molti appassionati ci chiedevano di poter leggere tutti e dieci i racconti finalisti, abbiamo creato “Aspettando Mondi Incantati” che esce appena prima di “Mondi Incantati” e questo spiega il nome della collana, curata dal riLLino Francesco Ruffino. Sottolineo che la pubblicazione è sempre gratuita, non abbiamo mai chiesto agli autori di comprare stock di copie. I libri sono disponibili presso RiLL, Amazon e Delos Store. Gli e-book nel Kindle Store di Amazon».

A quali libri curati da RiLL sei più legato?

«Curare un libro essendo un appassionato implica che alla fine, cioè da quando il tipografo te lo consegna e lo tieni per la prima volta fra le mani, si crea un legame “sentimentale” con quell’oggetto che senti profondamente tuo. Inoltre io sono sinceramente convinto che le nostre siano collane di qualità con storie che meritano di essere lette, da appassionati o meno del nostro genere. Quindi è difficile scegliere.

Dovendo proprio farlo (so che il Barbieri dispone di manipoli di zombi per minacciare i reticenti!), scelgo: “Mondi Incantati”, la già citata prima nostra antologia realizzata professionalmente; “Riflessi di Mondi Incantati”, che ha una copertina bellissima (il che mi permette di citare e plaudere la nostra illustratrice Valeria De Caterini); “Il Carnevale dell’Uomo Cervo e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni”, che è l’antologia “Mondi Incantati” del 2012, uscita in occasione del nostro ventennale di attività associativa; infine tutte le cinque antologie “Memorie dal Futuro”. Curare una personale significa interagire strettamente e quindi creare un rapporto speciale con un autore, ed è sempre molto bello. Infine vorrei soffermarmi su RiLL Europe, un progetto ideato e curato dal riLLino Edoardo Cicchinelli dal 2013. In sostanza, si tratta di una serie di gemellaggi fra il Trofeo RiLL e altri concorsi letterari europei dedicati al fantastico. Da allora il “Mondi Incantati” annuale ha una sezione con i racconti premiati questi concorsi (nel 2015: Aeon Award Contest, Irlanda; James White Award, Regno Unito; premio Visiones, Spagna). Visto il generale apprezzamento, nel 2015 abbiamo alzato il tiro e così RiLL Europe è diventato RiLL World Tour. Nel “Mondi Incantati” di quest’anno ospitiamo anche i racconti vincitori del Nova Short Story Competition (bandito dalla Science Fiction and Fantasy South Africa) e del Flash Fiction Competition (bandito dall’Australian Horror Writers Association). RiLL Europe e RiLL World Tour hanno reso davvero unici i più recenti “Mondi Incantati”, ci hanno messo in contatto con altre associazioni di “colleghi concorsisti” e infine hanno impegnato noi riLLini nella difficile ma anche molto stimolante attività di traduzione in italiano (ne so qualcosa anch’io!). Per questo ne siamo molto fieri».

Vuoi raccontarci qualche aneddoto su RiLL?

«Gli aneddoti potrebbero essere tanti. Me ne torna uno vecchissimo alla mente. A una delle prime edizioni del Trofeo, ero sicuramente under 25, eravamo a Lucca Games, al nostro stand. Arriva un partecipante non finalista che, dopo una breve presentazione, mi chiede se ritengo che lui “possa” continuare a scrivere. Ricordo di essermi abbastanza incazzato: nessuno ha il diritto di stabilire se puoi o non puoi continuare a fare una cosa che ti piace. Dipende solo da te. Ripensandoci, in quel momento mi sfuggirono almeno due elementi: in primis, ero davvero molto giovane e non si capisce bene quale expertise potessi avere allora. Anzi, avrei dovuto sentirmi lusingato di tanta fiducia. In secundis, ognuno di noi alle volte cerca una rassicurazione, una conferma negli altri. È umano. Insomma, fui troppo duro. Però credo davvero che molte scelte dipendano solo da noi e non vadano affidate ad altri. Vale anche per la scelta di scrivere. Per il resto, una fonte di disavventure che si rinnova ogni anno è la premiazione del Trofeo RiLL: è il “giorno più lungo” di ogni annata riLLica, in cui ci troviamo a coordinare autori da premiare, giurati, riLLini che da tutta Italia convergono verso l’affollatissima Lucca del week-end del festival. La Legge dei Grandi Numeri (soprattutto: Autostrade, Trenitalia, il meteo) ci riserva puntualmente qualche sorpresa! Però alla fine ne usciamo sempre vivi e quindi… la sera andiamo a cena ben contenti».

RiLL oggi.

«L’attività primaria è il Trofeo RiLL. La ventiduesima edizione è partita, le iscrizioni saranno aperte sino alla primavera prossima. In palio, per i migliori racconti, c’è la pubblicazione nella prossima antologia “Mondi Incantati”. Inoltre, grazie al progetto RiLL Europe, il racconto vincitore sarà pubblicato in Irlanda (sulla rivista Albedo One) e in Spagna (su Visiones, l’antologia dell’AEFCFT – Associación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror). Da alcuni anni il Trofeo RiLL riceve 200-250 racconti a edizione, ma ogni annata è diversa, si riparte sempre da zero. Quindi…. Partecipate!! Oltre a questo cerchiamo di essere attivi organizzando presentazioni delle nostre antologie partecipando a fiere letterarie (a fine febbraio dovremmo essere a BUK Modena) e sgomitiamo su Facebook e sui blog letterari per far parlare del Trofeo RiLL e/o dei nostri libri. È già abbastanza, credimi».

Progetti per il futuro per RiLL.

«Per quanto mi riguarda, ho un paio di idee interessanti. Ma devo prima parlarne con i miei soci e complici».

Nel futuro di Alberto?

«Mi fai per ultima una domanda difficile! Ci sono solo due parole da augurare a se stessi e agli altri: salute e serenità. I miei progetti personali partono da questo doppio auspicio».

NELLA FOTO i RiLLini “storici” cioè i 4 fondatori: Valeria De Caterini, Francesco Ruffino, Edoardo Cicchinelli e Alberto Panicci: allo stand di RiLL, a Lucca Comics & Games 2008; la foto, sembra incredibile, è stata scattata da GIPI, il celebre fumettista.


(*) In un primo ciclo di «Narrator in Fabula» – 14 settimane – Vincent Spasaro ha intervistato per codesto blog/bottega autori&autrici, editor, traduttori, editori dalle parti del fantastico, della fantascienza, dell’orrore e di tutto quel che si trova in “qualche altra realtà”… alla ricerca di profili, gusti, regole-eccezioni, modo di lavorare, misteri e se possibile anche del loro mondo interiore. I nomi? Danilo Arona, Clelia Farris, Fabio Lastrucci, Claudio Vergnani, Massimo Soumaré, Sandro Pergameno, Maurizio Cometto, Lorenza Ghinelli, Massimo Citi, Gordiano Lupi, Silvia Castoldi, Lorenzo Mazzoni, Giuseppe Lippi e Cristiana Astori. «Non finisce lì» aveva giurato Spasaro. Nel secondo ciclo: Angelo Marenzana, Gian Filippo Pizzo, Edoardo Rosati, Luca Barbieri, Giulio Leoni, Michele Tetro, Massimo Maugeri, Stefano Di Marino, Francesco Troccoli, Valerio Evangelisti e oggi Panicucci. In disordine alfabetico seguiranno certamente Sabina Guidotti, Sergio Altieri, Silvio Sosio e …. poi un trio, un quartetto o un quintetto. Ahò, quando parte ‘sto Spasaro è inarrestabile. (db)

 

 

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