Narrator in Fabula – 27

dove Vincent Spasaro incontra la giovanissima Jessie James che… svela anche la sua identità (*)

Narratir-CLOE

Nelle varie interviste di “Narrator” non avevo mai avuto modo di avvicinarmi a un mondo per certi versi distante anni luce da noi splendidi quaranta-cinquanta-sessantenni (Daniele Barbieri escluso: a Imola si mormora che sia il Conte di San Germano e dalle narrazioni delle sue memorie in un’osteria bolognese Eco abbia preso l’idea del «Pendolo») cioè quello dei giovanissimi scrittori che, come Paolini, sono riusciti a raggiungere il successo in tenerissima età. Eppure il futuro è nelle loro mani e un tuffo nei pensieri delle nuove generazioni è per me fonte di grande interesse. Potevo dunque farmi sfuggire l’opportunità d’intervistare una brava autrice del nuovo fantasy come Jessie James? No, direte voi, ma vai al dunque. Il dunque è che mi sono trovato di fronte una ragazza molto riflessiva e matura e ho fatto anche un piccolissimo scoop. Il Pulitzer non è poi così distante.

Parlami prima di tutto di come ti sei avvicinata alla lettura. Cosa ti piaceva da bambina e cos’ha pesato nelle tue scelte: famiglia, ambiente sociale, il professor Keeting?

«Quando ero piccola, i miei genitori mi leggevano sempre qualcosa prima che mi addormentassi. Quelle storie mi sono rimaste dentro e hanno lavorato nel mio immaginario, così appena ho imparato a leggere da sola ho cominciato a cercare nuove avventure in cui immergermi. Mi è sempre piaciuto il Fantasy (il primo libro di Harry Potter mi è stato letto alla sera e non lo dimenticherò mai) visto che mi permetteva di conoscere mondi diversi ed estremamente affascinanti. Ho avuto un periodo in cui adoravo una collana di libretti “storici” per bambini, i cui protagonisti erano di volta in volta romani, greci, fenici… Questa passione l’ho portata avanti anche crescendo, visto che tuttora apprezzo molto questo genere.

Essendo la mia cara amica Giulia anche lei una lettrice incallita abbiamo passato molti anni a scambiarci libri e a condividere scoperte letterarie. Ci siamo sicuramente influenzate reciprocamente! Credo che crescere in una casa piena di libri abbia contribuito ad avvicinarmi ai mondi di carta e inchiostro, ma che il fattore determinante sia stato imbattermi in dei bravissimi autori, che hanno saputo dar vita a personaggi vividi e appassionanti».

Sei una lettrice di fantasy oltre che una scrittrice. Quali autori ti piacciono?

«La lista di tutti gli autori di Fantasy che mi piacciono sarebbe troppo lunga. Fra i miei preferiti figura senza ombra di dubbio Terry Brooks, creatore della leggendaria serie di Shannara. Ho letto tutto quello che ha scritto e credo che non mi stancherò mai delle Quattro Terre! Posso affermare che Shea Omshford e suo figlio Wil avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Sono poi molto legata a J. K. Rowling per la sua epica saga di Harry Potter e a Cassandra Clare per la magia del mondo degli Shadowhunters. In tempi più recenti mi sono avvicinata al genere “distopico” e sono stata conquistata da Suzanne Collins con la sua eroina Katniss in Hunger Games e dalla combattiva Tris di Veronica Roth, protagonista indiscussa della serie di Divergent. E non posso dimenticare il mitico, divertente, creativo Rick Riordan, che tra Percy Jackson e i fratelli Kane ha saputo raccontare la mitologia greca, romana ed egizia con ammirevole precisione».

Cosa ci consiglieresti se ci accompagnassi oggi in libreria?

«Beh, sicuramente tutti gli autori che ho citato prima! Ma, per cambiare genere, consiglierei sia “Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak, bellissimo nella sua drammaticità, che “La canzone di Achille” di Madeline Miller, il quale offre una reinterpretazione della storia di Patroclo e Achille decisamente… interessante. Sono entrambi libri che vale la pena leggere e rileggere».

Sei giovanissima e hai già all’attivo varie pubblicazioni. Conosci e ti piacciono i classici, da Lovecraft a Vance, da Howard a Moorcock? Se sì, quali autori fantasy ti attirano in particolare (Spasaro, in quanto intervistatore, per tua sfortuna è fuori gioco)?

«Sono un’appassionata di Marion Zimmer Bradley, che considero una delle autrici classiche, e ho amato molto anche Margaret Weis e Tracy Hickman con la serie di Dragonlance. Ho letto e apprezzato “Il signore degli anelli” di Tolkien, anche se non mi ha conquistata quanto i film (qui Vincent fa un salto sulla sedia, diviene rosso come un peperone e supplica di cambiare la risposta) – va bene, sono una lettrice anomala. Lovecraft non mi dispiace, anche se ho letto poco di suo, e degli altri che hai citato non mi è capitato nulla sotto mano. In compenso ho letto molti classici della letteratura non fantasy, innamorandomi perdutamente de “I Miserabili” di Victor Hugo e apprezzando tutta la corrente francese di quel periodo, da Stendhal a Flaubert. “Orgoglio e Pregiudizio”, aggiungerei, è uno dei pochi romanzi con al centro una storia d’amore che sono riuscita a trovare interessante».

A parte il fantasy, cosa ti piace leggere al momento?

«In generale sono una lettrice molto versatile. L’unico genere con il quale ho un’ostilità di fondo è la narrativa “rosa”. Come accennavo prima, i romanzi storici mi piacciono molto e anche alcune opere della letteratura classica. Ho recentemente scoperto Rosemary Sutcliff, autrice del ciclo di “Britannia”, grazie a un regalo molto azzeccato di un carissimo amico. I suoi protagonisti – Marco ed Esca, soprattutto, ma anche Flavio e Giusto – mi hanno accompagnata piacevolmente fra viaggi ed esami, riuscendo a distrarmi efficacemente. Inoltre sono molto legata a Isabel Allende, un’autrice a mio parere brillante e coinvolgente. Mi appresto a scoprire Kathy Reichs, con i suoi romanzi “thriller”, visto che sono una grande fan della serie TV “Bones” che si ispira a queste storie».

Cosa rappresenta per te la letteratura fantastica?

«La letteratura fantastica è per me un modo per entrare in altri mondi, scoprire nuove realtà e proporre importanti valori attraverso personaggi che affrontano percorsi di crescita e imparano a conoscere la società che li circonda e, talvolta, opprime. Ciò che apprezzo di questo genere è la sua capacità di raccontare storie che influenzano un gruppo più ampio di persone rispetto al singolo “eroe”. Infatti le principali storie non sono le vicende quotidiane di un personaggio ma spesso inseriscono il protagonista in un contesto sociale e in certi casi anche “politico”, mettendolo davanti a scelte difficili, tra scontri e incontri con altre figure letterarie. Una delle cose più belle del Fantasy resta comunque la possibilità di tenere viva quella parte di noi che è “immaginante” e che ha bisogno di costanti stimoli per mantenere la sua vividezza. Credo che tutti, nella vita, abbiamo bisogno di un po’ di fantasia».

Mi pare che tu abbia iniziato a scrivere affinandoti nelle cosiddette fan fiction. È vero? Se sì, cosa pensi di questo genere?

«Ho cominciato a scrivere quando ero molto piccola. Già negli ultimi anni di elementari mi dilettavo a intrecciare realtà e fantasia, inventando storie brevi ma intense. Questa mia vivace capacità immaginativa mi ha poi portata, nei primi anni delle medie, all’impasse peggiore: avevo troppe idee e non riuscivo a seguirne nessuna fino alla fine. Le fan fiction le ho scoperte in quel periodo, per prime quelle relative al mondo di Harry Potter. Un esercizio molto utile fu per me in quel periodo scrivere la storia di Remus Lupin nei suoi anni ad Hogwarts: mi insegnò la costanza e mi mostrò l’importanza di credere nel proprio personaggio. Credo dunque che questo genere sia molto interessante e vada incoraggiato. In fondo rappresenta la soddisfazione maggiore che un autore possa ricevere, poiché significa che i personaggi raccontati hanno saputo crearsi uno spazio loro nei cuori dei lettori, che sentono il desiderio di raccontare altre sue vicende o di esplorarlo in maniera più approfondita, talvolta anche in modi che il suo creatore mai avrebbe immaginato. È la vittoria dei personaggi che, come diceva Pirandello, “nati vivi, volevano vivere”».

Come mai il cartone animato “La Leggenda di Aang” ti ha ispirato a tal punto da pubblicare un’intera trilogia tratta liberamente dal cartone?

«In realtà è stato il film ad ispirarmi. Non conoscevo il cartone animato né le vicende del giovane Avatar, ma mi sono lasciata convincere dalla mia migliore amica ad andare a vedere “L’ultimo dominatore dell’aria”. Mentre lo guardavo, sentivo la vitalità di quei personaggi e di quel mondo, immaginavo mille motivi per cui ognuno avrebbe potuto agire, era come se “percepissi” le loro riflessioni e i loro pensieri. Così sono andata a cercare il libro, come faccio spesso quando mi imbatto in storie particolarmente interessanti. Una volta scoperto che non esisteva una versione cartacea e che il film era tratto da una serie animata, ho cominciato a scrivere. L’ho fatto spontaneamente, per provare a vedere come si sarebbero trovati Aang e i suoi compagni trasposti in carta e inchiostro. Ne è risultata un’intera trilogia, quindi devo dedurre che ne fossero contenti».

Hai ancora interesse per le fan fiction?

«Certo. Ne leggo alcune, anche se non ne ho più scritte di mie. Lo trovo un esercizio molto utile soprattutto perché leggo prevalentemente in inglese e questo mi aiuta a conoscere termini nuovi».

Sei poi arrivata a comporre una trilogia tutta tua ambientata nel mondo della Mezzaluna. Raccontaci il progetto e le sue tappe.

«La Mezzaluna è nata all’improvviso, praticamente nell’istante in cui ho messo la parola fine a “Libro terzo: Fuoco” della Leggenda di Aang. Ho sentito il bisogno di continuare a scrivere, di dare spazio a questa nuova realtà che si è costruita piano piano e che ho scoperto insieme alle mie protagoniste. Senna e Cora hanno aperto le porte della grande isola e del suo arcipelago, ponendo le basi per le successive vicende. Ogni romanzo è nato con le sue figure centrali, sviluppandosi intorno a loro. Ciascun libro segna anche una tappa nella mia crescita personale, rispecchiando nel mio stile i miei inevitabili cambiamenti. L’ultimo uscito, “La sacerdotessa del tempo”, per esempio, è molto diverso dagli altri ed è stato scritto nel mio ultimo anno di liceo. In realtà, essendo ogni volume indipendente dall’altro, non parlerei di trilogia… Penso che le vicende in quel mondo siano lungi dal termine e credo che tornerò presto sulla Mezzaluna, con nuovi personaggi e altre avventure».

Nonostante la giovane età, ho notato una scrittura varia e matura. Hai intenzione di proseguire nell’ambito fantasy e nella narrativa o hai altre e nuove mete di vita?

«Finché avrò storie da raccontare continuerò a scrivere. Al momento sto lavorando a un’altra serie, sempre Fantasy, e ho intenzione di continuare su questo terreno, ma non escludo che un giorno mi venga l’ispirazione per un altro genere di narrativa. Mi piacerebbe, un giorno, riuscire a scrivere un romanzo storico. Mi sono cimentata con qualche sceneggiatura, scoprendo che è un genere che apprezzo molto. Sto anche lottando con la saggistica per un progetto che mi piacerebbe realizzare, anche se non so dire come finirà».

Com’è stata accolta questa tua passione letteraria in famiglia, dal pubblico dei lettori e fra gli addetti ai lavori?

«La mia famiglia mi ha sempre incoraggiata a continuare su questa strada, sorbendosi anche le mie iniziali letture dei capitoli di “La leggenda di Aang” man mano che venivano scritti. Fra loro e il gatto non so chi abbia subito più traumi di questo tipo negli ultimi anni. Il pubblico mi ha accolta con favore e anche con più entusiasmo di quanto osassi immaginare. I ragazzi, soprattutto, si sono rivelati interessatissimi alle mie storie e al mio percorso! I miei editori sono stati disponibilissimi e mi hanno offerto la consulenza professionale e organizzativa di cui avevo bisogno.

Detto questo, credo che continuerei a scrivere anche se l’unico lettore fosse il mio amatissimo gattino, visto che è un’esigenza personale e profonda, che secondo me non può e non deve misurarsi con le aspettative altrui».

Jessie James è un nome di fantasia (ragazzi, chi non l’ha capito si becca un 5 in storia del West). Come mai hai scelto proprio il famoso pistolero?

«Ho scelto di volgere al femminile il nome del bandito perché sono rimasta colpita dalla sua storia. Il suo omicidio a sangue freddo da parte di un compagno della sua banda mentre era in casa, disarmato e di spalle, mi ha fatta ribollire di rabbia. Così al momento di scegliere uno pseudonimo ho scelto di fare un omaggio al “Robin Hood americano”. La sua storia l’ho conosciuta grazie alla ballata cantata da Bruce Springsteen. Se vi capita, sentitela: è bellissima»,

Credo che sia giunto il momento di svelare il tuo vero nome, e con questo le motivazioni che fino a ora ti hanno spinto allo pseudonimo. Perché prima Jessie e ora Cloe?

«Ho scelto di usare uno pseudonimo perché ero molto giovane quando ho cominciato a pubblicare. Ho ritenuto che fosse meglio evitare che l’aver scritto libri creasse una frattura sociale fra me e i miei compagni di scuola e diventasse un ostacolo anche con i professori. D’altra parte la scrittura in questi anni è stata un’altra faccia della mia vita, che ho tenuto ben separata dalla carriera liceale. Ora sono diventata maggiorenne e ho salutato per sempre le aule del Liceo Linguistico, perciò mi sembra giusto prendere i miei romanzi nelle mie mani e andare a presentarli come Cloe Curcio piuttosto che come Jessie James».

Il tuo cognome è legato a un’epoca particolare della storia italiana. Mi colpisce che invece tu ti dedichi alla fantasia narrata. C’è un nesso fra le due cose? Il desiderio di vivere una vita propria lontano da un passato che non ti appartiene né può, ovviamente, appartenenti?

«Non credo che questi due aspetti possano essere messi in relazione. Scrivo perché provo il desiderio di farlo, perché ho personaggi che hanno dstorie da raccontare. Ho talvolta usato questi mondi fantastici per sfuggire all’irritazione di una giornata storta a scuola, o per ammansire l’ansia alla viglia di esami e verifiche, ma non ho mai sentito il bisogno di fuggire da un passato che non ho vissuto. Non ho bisogno di affermare la mia identità attraverso la scrittura perché questa è parte di me e coesiste con le tante altre sfaccettature della mia esistenza. Quanto al genere fantastico, finora sono stata avvicinata da personaggi dotati di poteri particolari e immersi in realtà differenti, ma avrei tranquillamente potuto ritrovarmi a scrivere gialli, rosa o storici se si fosse presentata l’occasione. Beh, d’accordo, forse ho esagerato. Il rosa non credo sarei riuscita a scriverlo comunque».

Cosa pensi di quel periodo cupo e turbolento della nostra storia nazionale?

«Credo che, come molti altri avvenimenti della nostra storia, appartenga al passato. Non ho vissuto quegli anni e non posso sapere come mi sarei comportata in determinate situazioni. Si tratta di un tassello della vita di mio padre e di molti altri che hanno vissuto quel periodo. Lo rispetto e osservo con l’occhio di una generazione successiva, nel bene e nel male».

Com’è il rapporto con tuo padre? Ti ha incoraggiata nella tua avventura narrativa?

«Papà, come molti altri, mi ha sostenuta e incoraggiata, leggendo con attenzione anche queste storie che esulano dai suoi soliti interessi letterari. Il suo affetto incondizionato, la sua pazienza e la sua lungimiranza mi hanno spesso dato fiducia per portare avanti i miei progetti… Ma questa è un’altra storia».

Cosa bolle in pentola nel pentolone Jessie/Cloe?

«Sto correntemente lavorando alla serie delle “Leggende delle Terre Libere”, un Fantasy con nuovi protagonisti e un mondo lontano dalla Mezzaluna… ma non troppo! Le storie del signore degli spettri Micah e dei suoi compagni d’avventura sono a un ottimo punto, tant’è che ho già ultimato il primo volume e sto scrivendo il secondo. Quanto alla trama, vi toccherà aspettare l’uscita per scoprirla»,

Immagino che da oggi in poi Cloe rimpiangerà un pizzico Jessie, grazie a una notorietà magari non richiesta. Lasciare Jessie significa anche abbandonare un’età più serena e sognante? Cloe è pronta a farsi largo nel mondo con il suo nome e le sue storie che appartengono a lei e solo a lei?

«Onestamente non credo che potrò mai lasciare davvero Jessie. Lei è la mia personalità scrittrice, quella che si lascia avvolgere dal mistero e dal fascino di terre lontane per ore e ore, estraniandosi completamente dalla realtà in cui è immersa (sì, alla terza caffettiera bruciata mi sono resa conto che forse era meglio non mettere su il caffè prima di cominciare a scrivere). In fondo è solo una questione di nomi. Jessie è una parte importante della mia vita e se (il mio ottimismo corregge in quando) ci faremo davvero strada nel campo letterario, lo faremo “insieme”. Sia Jessie che Cloe sono arrivate al momento della loro vita in cui la risposta alle sfide offerte dal futuro è: “Sono pronta”».

(*) In un primo ciclo di «Narrator in Fabula» – 14 settimane – Vincent Spasaro ha intervistato per codesto blog/bottega autori&autrici, editor, traduttori, editori dalle parti del fantastico, della fantascienza, dell’orrore e di tutto quel che si trova in “qualche altra realtà”… alla ricerca di profili, gusti, regole-eccezioni, modo di lavorare, misteri e se possibile anche del loro mondo interiore. I nomi? Danilo Arona, Clelia Farris, Fabio Lastrucci, Claudio Vergnani, Massimo Soumaré, Sandro Pergameno, Maurizio Cometto, Lorenza Ghinelli, Massimo Citi, Gordiano Lupi, Silvia Castoldi, Lorenzo Mazzoni, Giuseppe Lippi e Cristiana Astori. «Non finisce lì» aveva giurato Spasaro. Nel secondo ciclo: Angelo Marenzana, Gian Filippo Pizzo, Edoardo Rosati, Luca Barbieri, Giulio Leoni, Michele Tetro, Massimo Maugeri, Stefano Di Marino, Francesco Troccoli, Valerio Evangelisti, Alberto Panicucci e oggi “Jessie James”. Seguiranno Silvio Sosio e poi almeno un trio. Quando parte Spasaro è ‘na macina. (db)

QUI IN BOTTEGA ERA USCITA, nel maggio 2014, la recensione di ROMANO GIUFFRIDA a «L’ambasciatrice dei draghi» e a «La leggenda di Aang»: ecco il link Fantasy e femminismo?

 

 

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